Cultura e formazione fanno la pensione

C’è un progetto della Cgil finalizzato a promuovere un Piano nazionale di contrasto alla povertà educativa, indispensabile per arginare l’impoverimento del nostro Paese, soprattutto sotto il profilo della conoscenza. Quanto sia centrale affrontare in modo sistematico e risolutivo la povertà educativa è emersa anche nell’iniziativa #RivoltiAlFuturo sul futuro previdenziale dei giovani. Scrive Anna Teselli della Cgil Nazionale.

Nell’ottica di approfondire i legami tra povertà educativa e futuro pensionistico dei giovani, abbiamo ipotizzato alcune prospettive previdenziali guardando al loro successo formativo e, specularmente, alla loro espulsione precoce dal mondo dell’istruzione e della formazione. E ne è emerso che la platea dei futuri pensionati potrà incanalarsi lungo i seguenti percorsi:

  • quei lavoratori che, in possesso di basse competenze di base e di specializzazione formativa hanno avuto carriere professionali ‘povere’ (bassi salari, professioni e mansioni poco qualificate) e magari discontinue e quindi si ritroveranno con versamenti contributivi irrisori rispetto alla possibilità di vivere una vita dignitosa da pensionato;
  • un’ampia zona grigia di lavoratori con percorsi professionali accidentati, penalizzati da un’offerta che non valorizza né sul piano della mansione né sul piano del compenso le competenze acquisite attraverso percorsi di studio e di formazione di respiro non breve, e che quindi vedranno depauperato nelle modeste esperienze lavorative realizzate e nella corrispondente pensione maturata quel bagaglio di saperi che pure avrebbero potuto mettere a disposizione;
  • quei lavoratori che, garantiti da un titolo di studio elevato, saranno riusciti a costruire carriere più stabili e di maggiore contenuto professionale e che quindi potranno contare su una maggiore e migliore capacità contributiva;

Quindi, non è senza conseguenze sul futuro previdenziale dei giovani, avere dei titoli di studio bassi, essere degli Early School Leavers con la sola licenza media: esiste un legame stringente tra titolo di studio, cioè conoscenze e competenze maturate, e prospettive previdenziali dei giovani. Per questo, la Cgil continuerà a insistere sul tema della lotta alla povertà educativa e dell’investimento sulla crescita delle competenze come uno dei cardini di una politica di rilancio del nostro Paese, perché questa emergenza arriva a incidere fortemente anche sulle prospettive future in termini di pensione.

Il paradosso è che i giovani neanche riescono a pensare al loro futuro pensionistico. La loro principale preoccupazione è entrare nel mondo del lavoro, cominciare a fare qualche esperienza professionale al di là del tipo di contratto, spesso al di là anche della formazione e del titolo di studio acquisiti. La seconda preoccupazione, una volta avuto accesso al mercato del lavoro, è riuscire a rimanerci! Riuscire cioè a consolidare delle carriere professionali caratterizzate quanto più possibile da continuità, stabilità, coerenza anche rispetto agli orientamenti personali, alle competenze maturate: un’operazione molto complessa, se come noto gli stessi contratti a tempo indeterminato tra i giovani hanno una percentuale di cessazioni elevata. Tutto questo in un quadro in cui, quando perdi un lavoro precario, non hai ammortizzatori sociali a sostenerti.
Se i giovani vivono questa condizione, come possono pensare alla loro pensione? Infatti, non ci pensano.

Occorre creare fra i giovani un orientamento alla pensione, creare in loro la consapevolezza, le motivazioni e per certi versi la preoccupazione che se non pensano ora al loro futuro pensionistico, domani sarà troppo tardi. E che la CGIL vuole accompagnarli in questa lotta per il loro diritto a avere una pensione dignitosa in futuro!
Perché allo stato attuale, l’Italia non è un Paese per i giovani di oggi e neanche per i pensionati di domani!

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