Zona libera dai sovranisti

Questo titolo lo pubblichiamo sul nostro blog come fosse un adesivo. E qui resta indelebile. E’ la nostra risposta solidale al messaggio arrivato da Adam Rogalewski, direttore del dipartimento internazionale del sindacato polacco OPZZ. Il blocco di Visegrad è una miscela esplosiva di attacchi brutali allo Stato di diritto, alla democrazia e alle libertà civili. La Polonia ne fa parte. E l’odio crescente nei confronti della comunità LGBT è un campanello d’allarme. Stampiamocelo bene in mente.

Mercoledì scorso il quotidiano di destra Gazeta Polska ha stampato un adesivo allegato al proprio numero settimanale. Una bella scritta Free LGBT zone (Zona libera da Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali). L’aveva annunciato e l’ha fatto perché quell’adesivo, nelle intenzioni del giornale, avrebbe dovuto rendere la popolazione polacca consapevole dell’ “ideologia LGBT e proteggere i valori della nazione.” Ovviamente lo sticker era accompagnato dall’incoraggiamento a esporlo nei luoghi pubblici.

Gazeta Polska è una testata nota per le sue prese di posizione razziste e bigotte ma anche per essere uno dei megafoni della propaganda del partito di governo PIS che, tra l’altro, possiede pure alcune quote della proprietà del giornale. In questo senso, quell’adesivo non rappresenta solo l’idea isolata degli editori ma molti polacchi sono convinti che dietro ci sia il sostegno – seppur indiretto – di chi comanda.

La pubblicazione dell’adesivo ha coinciso con gli attacchi brutali di sabato 20 luglio al primo Pride di Bialystok, città capoluogo di una delle regioni della Polonia orientale. Ahi noi, l’una e gli altri ben fotografano la crescita dell’odio omofobo nel nostro paese, alimentato dal governo fin dal suo insediamento nel 2015.

Gli attacchi al movimento LGBT si collocano in un contesto più ampio che mina lo Stato di diritto e la democrazia, laddove l’esecutivo polacco ha deciso di licenziare i giudici della Corte suprema e di introdurre una speciale disciplina per i magistrati che dovranno essere nominati dai politici (entrambe le iniziative sono state fortemente criticate dalla Corte di giustizia europea).

Recentemente, il Ministero dell’Istruzione ha anche dichiarato che i Pride dovrebbero essere proibiti. La Polonia è uno dei pochi paesi in cui le coppie gay o lesbiche non hanno diritti, le leggi sulla riassegnazione del sesso non esistono e persino i matrimoni omosessuali contratti in altri paesi non vengono riconosciuti.

Cionondimeno, le organizzazioni non governative e alcune organizzazioni sindacali come OPZZ sono molto attive. OPZZ ha subito condannato la pubblicazione di quell’adesivo che viola le norme anti-discriminazione europee e polacche. Iniziative di questo tipo che prendono a bersaglio una minoranza potrebbero rappresentare un precedente e dare il via ad altre simili, magari contro gruppi sociali diversi come i migranti, gli anziani o, perché no, i sindacalisti. Questa precisazione è importante anche per spiegare ai nostri iscritti – che magari hanno votato conservatore – che la solidarietà è un principio fondamentale e che “colpire uno significa colpire tutti”.

Anche la Confederazione europea dei sindacati, la Federazione europea dei giornalisti, la Cgil in Italia e l’UGT in Spagna hanno condannato l’accaduto.

Fortunatamente, ancora una volta e nonostante tutto, i giudici polacchi hanno dimostrato la loro fedeltà allo Stato di diritto e il tribunale regionale ha deciso di impedire la distribuzione dell’adesivo il giorno dopo la sua pubblicazione.

La risposta positiva dei sindacati europei ha dimostrato di nuovo quanto importante sia la solidarietà internazionale e, cosa ancora più rilevante, ha dimostrato alla comunità LGBT polacca che non è sola e che può contare sull’appoggio dei compagn* del sindacato anche dall’estero.

Tuttavia, pure se abbiamo vinto questa battaglia, il livello di omofobia crescente che si diffonde in Polonia ci impone di essere pronti a contrastare altre azioni e altri attacchi. Tutt* insieme possiamo farlo.

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