Roulette russa

È una storia di letteracce, lettere brutte e fuori posto, ed è pure una storia di ordinanze, ancora più brutte, che vietano ai lavoratori di protestare. È una storia di interessi economici e politici, magari anche di rubli, ma è soprattutto una storia di lavoro. Ed è questa parte della storia che non vogliamo perdere di vista.

Alla Lukoil di Priolo, a Siracusa, lavorano centinaia di addetti in appalto. E come tutti gli addetti degli appalti del settore privato sono esposti a quella roulette russa (ooopss) che è il massimo ribasso. Il committente sceglie il fornitore comprimendo costantemente le risorse, il fornitore accetta condizioni economiche sempre più misere e scarica quella miseria sull’anello debole: il lavoratore. Va avanti così finché non arriva un fornitore ancora più vantaggioso che, a quel punto, scalza il rivale e il lavoratore finisce a casa.

Così accade che 30 addetti della Pontisol, società che per anni ha operato all’interno della Lukoil, vengano licenziati quando l’appalto scade e non è rinnovato. Loro chiedono di essere riassunti dalla ditta subentrante ed è per questo che protestano. In gergo si chiama clausola sociale. E non è un vezzo, ma la garanzia di un diritto e pure della professionalità e dell’efficienza dei lavori. Nel settore privato, però, non c’è obbligo. L’unico modo per ottenere il risultato è trattare e, se necessario, protestare.

Per questo il 7 maggio scorso i 30 ponteggisti della Pontisol manifestavano.

Hanno in media tra i 40 e i 45 anni, sono giovani ma non troppo, hanno lavorato sempre in quell’area industriale che conoscono a menadito e improvvisamente si ritrovano davanti lo spettro della disoccupazione. Perché lì a Siracusa, perdere l’impiego – ci spiegano – è una condanna permanente: la fame di lavoro è tanta, le opportunità scarsissime.

Cosa succede dopo? Dalla Russia con amore arriva una lettera indirizzata al vicepremier Matteo Salvini (caro Matteo), il quale a sua volta anziché rispondere all’ambasciatore con un bel “Caro Sergey”, scrive – già che c’era – “Caro Prefetto”…. Così il Prefetto di Siracusa di lettere addirittura ne riceve due: quella del Viminale e quella del Consolato russo. Cosa c’è scritto? Più o meno questo: ci aiutate a risolvere il problema sollevato da queste proteste che interrompono le nostre attività? Si tratta di oltre 100 casi concreti da parte dei lavoratori delle organizzazioni estranee (sic) che per diverse ragioni avevano perso l’appalto nel periodo tra il 2012 e il 2018.

Bene, bene. Freghiamocene dei lavoratori e sbattiamocene pure di indagare sulle “diverse ragioni” che avevano portato alla perdita dell’appalto, il problema si risolve così: con un’ordinanza che, anticipando grossolanamente il decreto sicurezza bis, vieta le proteste.

Tutto risolto. I russi sono contenti, anche il caro Matteo. Ma i lavoratori? E il lavoro?

Da anni a Siracusa la Cgil lotta per riunire attorno a un tavolo ditte in appalto e committenti e cercare un punto di incontro, un’intesa su come procedere nel caso dei cambi d’appalto. Pensate che il tavolo si era insediato un anno e mezzo fa proprio sotto la regia della prefettura. Poi, però, è arrivato un nuovo prefetto che, dopo le lamentele dei russi e l’emissione dell’ordinanza, ha deciso di chiudere anche quel punto di incontro: è nato un contrasto con il sindacato niente più tavolo.

Caro prefetto, ecco la terza lettera che ti arriva, ed è la nostra: ma perché invece dell’ordinanza non hai esercitato quel ruolo che pure ti competeva e cercato una soluzione autorevole e responsabile? Ah già, perdonaci, in fondo cosa sono 30 posti di lavoro in una terra dove pace sociale e futuro industriale sono appesi a un filo? E che importa di quelle centinaia di lavoratori esposti alla roulette russa?

Magari lo chiediamo al Viminale. Chissà se le risposte arriveranno mai.

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