Ryanair: ali basse e paga pegno

Chissà come avrà reagito l’amministratore delegato Michael O’Leary? Già ce lo immaginiamo sobbalzare sulla sedia e imprecare “God damn the Union” e però, oh signore, ce lo prendiamo tutto e ben volentieri il suo fastidio.

La compagnia aerea irlandese, infatti, non ha mai fatto mistero della sua intolleranza nei confronti del sindacato e dei lavoratori che vi si iscrivono. Un’allergia dimostrata da lettere minatorie, contratti separati e comportamenti finalmente giudicati illegittimi dal tribunale. Anzi dai tribunali. Perché dopo la pronuncia dei giudici di Bergamo che oltre un anno fa hanno riconosciuto “il comportamento discriminatorio nei confronti dei dipendenti che avevano rapporti con il sindacato” ora arriva la condanna della Corte di appello di Brescia.

Bocciata e sanzionata la “clausola di estinzione” che prevedeva la cessazione del rapporto di lavoro degli assistenti di volo nel caso in cui avessero effettuato interruzioni di attività – work stoppages (dalle nostre parti leggasi scioperi) o avessero intrapreso qualunque altra azione di natura sindacale, impedendo di fatto ai dipendenti di stabilire contatti con il sindacato”.

Una buona notizia moltiplicata per 2. Perché la Filt Cgil che ha ottenuto con questa pronuncia della Corte di appello un risarcimento di 50mila euro annuncia che reinvestirà le somme nella difesa dei diritti di tutti i lavoratori Rynair. “La nostra battaglia sindacale continua, fino a quando non otterremo la tutela di tutti i lavoratori della compagnia aerea.” – promette il segretario nazionale Fabrizio Cuscito.

E’ una bella storia questa, non solo perché spiega bene dov’è e cosa fa il sindacato, ma perché traccia una via maestra in un mondo del lavoro pesantemente segnato dalla precarietà, dalle formule low cost- low rights e dai lavoretti della Gig Economy.

Abbiamo una Costituzione e uno Statuto dei lavoratori che prevedono le libertà sindacali. E non se ne abbiano a male O’Leary & co. dovranno rispettarle.

Però noi un passo in più lo vorremmo fare e uno strumento in più lo vorremmo avere. Ci sarebbe anche la Carta dei diritti universali del lavoro. E’ lì in Parlamento che aspetta che qualcuno se ne occupi ed è una proposta di legge di iniziativa popolare che stabilisce un principio rivoluzionario: i diritti dei lavoratori e le loro libertà stanno in capo alla persona ed è per questo che valgono per tutti. Tutti, proprio tutti. Diamoci da fare.

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