L’evasione pesa sul tuo futuro

Avere un asilo nido vicino casa. Scuole e ospedali funzionanti. Un sistema di trasporti efficiente, perché andando in tram sento di far felice Greta Thunberg. Con uno sforzo di fantasia, vorrei anche strade senza buche e senza immondizia. Gli sfollati del terremoto nelle loro case. La tutela del patrimonio culturale e ambientale. Potrei andare avanti tutta la notte. Non prima però di un lavoro dignitoso.
Un futuro che non si realizza perché il nostro presente è schiacciato da un pesante debito pubblico, frutto in parte dell’alto tasso di evasione fiscale.
Lo spiegone di Cristian Perniciano della Cgil nazionale.

L’evasione fiscale nel nostro paese è ormai talmente endemica e sedimentata negli anni da essere troppo spesso considerata quasi una caratteristica, una peculiarità del nostro paese, e gli evasori sono da tempo trattati, dalla politica, alla stregua di un gruppo di pressione come un altro.
Premettiamo una cosa: non è credibile pensare di eliminare del tutto l’economia sommersa, che esiste in tutti i paesi del mondo, anche i più virtuosi. Crediamo però che sia possibile immaginare che anche in Italia il tax gap sia portato ad un livello accettabile, in linea con la media OCSE. Per capire le proporzioni è credibile pensare di poter passare dal 25/26% a circa il 12/13%.
In euro, per capirci, ogni anno mancano circa 110 miliardi di entrate. Più di qualunque legge bilancio. A questo fine le tecnologie possono dare un grandissimo aiuto. Molte amministrazioni sarebbero in grado di intercettare gran parte dei flussi di danaro e delle transazioni, analizzarli, incrociando i dati e lavorarli attraverso algoritmi predittivi che apprendono dalle dichiarazioni e dai dati trasmessi.
Quel che manca è la volontà politica, soprattutto la volontà di penalizzare un così gran numero di elettori. Il tutto favorito dal mancato stigma che nel nostro paese è riservato a chi, con una immotivata accezione quasi positiva, fa il furbo.

La commissione governativa che ogni anno dà conto del fenomeno può anche stimare i tassi di propensione all’evasione delle diverse imposte e delle diverse categorie di contribuenti. Ad esempio il gap sul canone RAI è pari al 10%, dal 36% che era prima del pagamento attraverso la bolletta elettrica. E’ quindi evidente che il fisco si evade se è possibile farlo, e che in molti ambiti la volontà politica sia più importante della tecnica. Interessante anche analizzare la propensione all’evasione dei lavoratori dipendenti (attraverso il lavoro irregolare) che è del 3,6% mentre per il lavoro autonomo è del 66,8%.
La propensione all’evasione degli autonomi ha queste percentuali in quasi tutti i paesi OCSE. In questo l’Italia non è un’eccezione negativa. Il problema italiano, però, è il grande peso che piccole imprese, micro imprese, imprese individuali e professionisti, difficilmente controllabili, hanno sul totale dell’economia. Le quasi sei milioni di partite IVA del nostro paese hanno infatti un impatto sul sistema tale da portare il tax gap italiano ai livelli che conosciamo.
A questo proposito la recente introduzione della flat tax che elimina controlli, fatturazione elettronica, trasmissione dei dati, sembra voler assecondare la creazione di una bolla di impunità. Può aver senso l’istituzione di regimi semplificati e con pagamento ridotto per i contribuenti minori, ma questo deve essere accompagnato da un tutoraggio da parte dell’agenzia, non all’esplicita previsione di rimanere nell’ombra. Incentivare la nascita di micro partite IVA senza controlli fiscali significa, tra l’altro, condannare il mondo delle professioni al nanismo, alla sopravvivenza solo grazie al nero, significa disincentivare fusioni, investimenti e la formazione di studi più grandi e strutturati. Ovvero fare tutto il contrario di quello che servirebbe per entrare nel mercato globale dei servizi professionali.

Chi paga le tasse, chi non le paga, e chi paga questa ingiustizia.
Dobbiamo ricordare che il carico fiscale IRPEF è pagato per l’85% da dipendenti e pensionati, e l’IRPEF costituisce la parte maggiore delle entrate fiscali.
L’evasione è quindi un problema di efficienza e di giustizia fiscale, ma anche di redistribuzione da attuare a favore di quei contribuenti, dipendenti e pensionati, che le imposte le pagano da sempre. Perché non possono evadere, non perché crediamo siano persone migliori.
Visto il contesto, la lotta all’evasione fiscale si configura come una battaglia di tutto il mondo del lavoro, compreso il mondo di quegli autonomi che non evadono e subiscono la concorrenza sleale di chi evade, perché le sue dimensioni e la sua reiterazione annuale si configurano come un vero e proprio furto continuato ai danni di lavoratori e pensionati. Furto di risorse, la cui mancanza è una delle principali cause dell’elevato debito pubblico. La Corte dei conti nel 2012 citò uno studio secondo il quale “è stato stimato che se l’evasione italiana dal 1970 fosse stata pari al livello statunitense, il debito pubblico sarebbe stato, dopo venti anni, molto più basso (76% del Pil invece di 108% che era al tempo)”. E’ quindi evidente che l’eccessivo stock di debito, malattia di lungo corso del sistema italiano, trova nell’evasione una importante concausa.

Quando si dice che il debito pubblico sia un peso per le future generazioni si dice una verità. Il problema è quando però si individua nella spesa pubblica la causa principale del debito; non siamo qui a giustificare ogni tipo di spesa pubblica che sappiamo quanto vada riorganizzata e resa più efficiente, semplicemente crediamo che comunque sia stato un errore imperdonabile tollerare l’evasione, che per definizione non è regolata e favorisce il contribuente più spregiudicato, più disonesto, meno capace a lavorare in efficienza nella legalità.
Le risorse occultate al fisco quasi sempre diventano mancati investimenti, quindi mancata redistribuzione, mancata competizione sulla qualità e aumento di quel patrimonio improduttivo e disegualmente distribuito che è l’unica destinazione che davvero possono avere le risorse accumulate con l’evasione fiscale. Salvo utilizzi peggiori e illegali.
In conclusione, crediamo non sia sbagliato affermare che l’evasione sia probabilmente la causa madre dei problemi che negli ultimi anni ci siamo trovati ad affrontare e per cui ancora paghiamo le conseguenze: debito pubblico e un sistema produttivo in buona parte impreparato alle sfide della globalizzazione.

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