Amazon delle mie brame

Cosa hanno in comune la serie televisiva Black Mirror e il colosso dell’e-commerce? La risposta di Massimo Mensi, presidente di Apiqa*, lascia a bocca aperta.

Black Mirror è una serie TV antologica, dove ogni episodio è autonomo e indipendente per trama e temi trattati. Sono ormai otto anni che questa produzione televisiva fa parlare di sé e del possibile futuro che la tecnologia può modellare.
L’ultima stagione ha segnato un cambiamento: Black Mirror, infatti, ha abbandonato “l’espediente del futuro” per parlare della realtà quotidiana, a favore di un confronto più diretto e immediato con l’oggi stesso. I tre temi principali degli ultimi episodi, potrebbero essere sintetizzati con tre parole chiave, ricorrenti nel dibattito attuale sui fenomeni della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica, ovvero intelligenza artificiale, realtà augmentata e app economy.

Anche Amazon recentemente ha fatto parlare di sé: l’Unione Europea ha aperto un’indagine antitrust relativamente all’uso dei dati dei dettaglianti indipendenti poco prima la multinazionale di Seattle aveva dato l’annuncio di un ingente investimento in formazione. Si parla di una cifra vicino ai 700 milioni di dollari tesi a riqualificare i 100mila lavoratori negli USA e a dare delle risposte a quella che viene ipotizzata come futura richiesta di nuove competenze nei settori maggiormente in espansione del colosso dell’e-commerce.

Qual è il sottile filo rosso che collega futuro e presente, una serie tv e Amazon?
Un buon esercizio, utile per delineare scenari futuri è quello, ad esempio, di provare ad analizzare i brevetti che una società come Amazon ha depositato in questi anni. Attività di ricerca che è in corso anche da parte del mondo accademico, grazie a un docente all’Università di Toronto, il prof. Alessandro Delfanti, italiano di origine piacentine (il karma non è acqua direbbe qualcuno). Vero è che il deposito di brevetti risponde a diverse esigenze e non tutti i prodotti e servizi brevettati si tramutano in realtà, ma dà buone indicazioni rispetto alla visione di un’azienda e di cosa vuole comunicare a consumatori, investitori e stakeholder in generale. E questi brevetti, che sono di libera consultazione online, ci parlano proprio di un futuro (molto reale) dove le tre key-word citate prima la fanno da padrone. Sono state brevettate soluzioni relative all’organizzazione del lavoro; algoritmi; i famigerati “braccialetti” per i “pickers”; visori a realtà augmentata.

Pensate forse che non vedremo mai la realizzazione pratica nel mondo del lavoro? Alcuni giorni fa è stata data notizia che Walmart, uno dei più grandi operatori nel commercio a livello globale, sta usando la realtà virtuale per determinare chi tra i
suoi dipendenti dovrebbe ottenere le promozioni e avanzamenti di carriera. Tutto questo nell’A.D. 2019.
Forse immaginavamo un futuro dove l’essere umano era liberato dalle attività lavorative a favore di un perfetto equilibro con una rinnovata socialità.
La realtà, invece, sembra restituire un futuro (già presente) fatto di controllo
pervasivo e utilizzo del fattore umano in una gigantesca catena di montaggio a livello globale
.

*Apiqa è un’associazione sindacale, affiliata alla CGIL, che rappresenta le lavoratrici e i lavoratori quadri, professionisti e alte professionalità, sia dipendenti che non.

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