Rivolti al futuro

Pensioni più giuste, quando sarà il momento, per le giovani generazioni. E’ l’obiettivo della nuova campagna nazionale sulla previdenza lanciata dalla Cgil. Se non supereremo la Legge Fornero, saremo costretti a lavorare fin oltre i 70 anni per un assegno da fame. Ezio Cigna, responsabile Previdenza di Corso d’Italia.

L’art. 38 della nostra Costituzione sancisce che nel nostro paese è garantito a tutti i lavoratori il diritto di vedersi preveduti e assicurati, nel corso della vecchiaia, mezzi adeguati alle loro esigenze di vita. Purtroppo però, i cambiamenti nel contesto sociale e normativo che hanno interessato il sistema previdenziale e il mercato del lavoro negli ultimi 25 anni rischiano di minarne l’esigibilità.
Infatti, le trasformazioni del sistema pensionistico, dal sistema retributivo a quello contributivo, miscelati alla contemporanea maggiore frammentazione contrattuale nel mondo del lavoro, difficilmente potranno assicurare alle pensioni future, dei giovani e di tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, un importo adeguato, in particolare per coloro con carriere lavorative discontinue, brevi o con bassi salari.

Ecco perché la vertenza continua: il tema, insieme a quello delle donne e dei lavori gravosi, è totalmente assente dall’agenda politica del governo che continua a sostenere di aver superato la riforma Fornero.
Non è casuale la scelta di partire dai giovani, quelli che dovevano rientrare in pieno titolo in tutta la fase 2 della discussione con il precedente esecutivo e quelli che gli attuali inquilini di palazzo Chigi pensano di aver “sistemato” con il riscatto agevolato della laurea o dei periodi di non occupazione.
Il problema va ben oltre e va affrontato con urgenza, per non rischiare di trovarci da giovani senza un reddito e da anziani senza una pensione.
Infatti, le proposte della Cgil sono chiare e sono contenute nella Piattaforma unitaria e oggi sono al centro dell’iniziativa “Rivolti al futuro”, in corso questa mattina a Roma presso la sede della Cgil nazionale, con la presenza di rappresentanti del Governo e del nostro segretario generale Maurizio Landini.

Quando si parla di futuro pensionistico per i giovani, bisogna sempre partire dal lavoro, motivo per cui chiediamo con forza di garantire ai giovani veri impieghi per una pensione dignitosa, istituire un assegno contributivo di garanzia per permettere anche a coloro che fanno lavori discontinui o con retribuzioni basse di poter contare su una pensione equa; rimuovere i vincoli attualmente previsti per accedere alla pensione nel sistema contributivo che penalizzano salari bassi e lavori discontinui. Infine, last but not least, superare l’attuale meccanismo legato all’aspettativa di vita, che condanna i giovani ad andare in pensione dopo i 70 anni, penalizzandoli anche nel calcolo dell’assegno, e favorire l’adesione dei giovani alla previdenza complementare.

5 Punti veri da affrontare e risolvere, su cui superare una parte importante della Riforma Fornero, così da poter finalmente dire a Franca che adesso ha 35 anni ed ha iniziato a lavorare a 30 anni nel 2014 come domestica, che è felice di avere un contratto in regola con i contributi versati all’INPS.
La cosa che non conosce è che se dovesse proseguire sempre con questo lavoro – e le regole del sistema non cambieranno – non solo dovrà accedere alla pensione di vecchiaia a 73 anni, dopo 43 anni di lavoro, ma la sua pensione sarà solo di euro 265,49, senza alcun tipo di integrazione o trattamento minimo garantito. E allora?
Si tratta di una sfida importante, che la CGIL ha lanciato da tempo su cui non c’è più tempo da perdere.

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