Gli invisibili di San Ferdinando

Sono trascorsi pochi mesi da quando le ruspe sono arrivate nella Piana di Gioia Tauro. Pochi ne sono passati dalla firma del protocollo d’intesa in Prefettura, il terzo dal 2016, che avrebbe dovuto garantire migliori condizioni di vita ai migranti della baraccopoli avviando l’installazione dei moduli abitativi nelle vicinanze dei centri abitanti. Si era deciso così per evitare la creazione di nuovi ghetti. Ma oggi niente di tutto questo è accaduto. La denuncia di Rocco Borgese, segretario della Flai Cgil di Gioia Tauro

I riflettori pare si siano spenti, il sipario sembra essere calato e gli invisibili di San Ferdinando e Rosarno sono rimasti invisibili, come sempre. Intanto però le loro condizioni di vita, in quello che viene chiamato l’attendamento, peggiorano giorno dopo giorno e la situazione, non certo per negligenza degli operatori, rischia di diventare incontrollabile. Manca una seria volontà politica di affrontare e superare il problema, terminate le passerelle, le risposte tardano ad arrivare.

La baraccopoli, vergogna della Piana, è stata demolita. Con la Flai e con la Cgil ci siamo prodigati affinché tutto avvenisse garantendo la sicurezza dei ragazzi e delle ragazze che vi abitavano. Lo abbiamo fatto dopo mesi e anni di lotte e l’abbiamo voluto con tutte le nostre forze. I conti però continuano a non tornare.

Abbattute le baracche, rifiuti e macerie giacciono ancora impietosamente a terra, mai smaltiti, tra le sterpaglie, rifugio di ratti e animali randagi con il rischio di infezioni e un odore nauseabondo che appesta l’aria. Indovinate chi c’è a pochi metri di distanza? I migranti lasciati nelle tende che a estate ormai inoltrata si infuocano neanche fossero forni crematori.

Tutto quello che andava fatto non è stato fatto e tutti gli accordi sembrano essere stati disattesi in un continuo rimpallo delle responsabilità. All’interno della tendopoli la situazione è così critica da cominciare a essere insostenibile.

Mancano cucine da campo idonee a garantire pasti normali; un impianto elettrico: quello esistente è vetusto e non in grado di soddisfare le esigenze delle persone; soprattutto manca l’acqua quanto mai necessaria in questo periodo sia per l’igiene che per il ristoro degli abitanti. L’elenco delle carenze è ancora lungo. Pensate che non sono stati neppure rilasciati i documenti di identità richiesti per la residenza, l’iscrizione sanitaria e l’apertura di quei conti correnti bancari essenziali per garantire la tracciabilità dei pagamenti e quindi impedire forme di sfruttamento da parte delle aziende. A San Ferdinando, insomma, dignità, diritti e legalità non sono ancora patrimonio comune.

Con una beffa che brucia come una ferita: nella contrada Serricelle di Rosarno ci sono delle case finanziate con fondi provenienti dalla comunità europea e destinate esclusivamente ai cittadini di origine straniera. Sollecitando il primo cittadino Giuseppe Idà ad accelerare i tempi di consegna, avevamo aperto alla possibilità che la metà di quelle abitazioni fosse distribuita ai rosarnesi più bisognosi, l’altra ai ragazzi africani.

Niente di niente! Il sindaco parla di inclusione e vara bandi, ma quando si tratta di azioni concrete per questi ragazzi africani che sostengono l’economia cittadina, nonostante lo sfruttamento a cui sono sottoposti, prende tempo e aspetta. E loro, ancora una volta, restano invisibili.

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