Li chiamano Jeeg Robot

E invece sono lavoratori Amazon. A 48 ore dal fatidico Prime Day, il conto alla rovescia è già iniziato. Le tastiere sono già bollenti in cerca delle super offerte. I ritardatari degli acquisti estivi cercano ombrelloni, sedie da esterno, costumi da bagno, i fan della tecnologia spulciano tra tablet, pc, smartphone di ultima generazione e intraprendenti e chiacchieroni sistemi di domotica. Se siete lì pronti a digitare il vostro “procedi all’acquisto”, fermatevi a leggere questo articolo perché vi racconteremo cosa succederà dopo quel clic.

Jeff Bezos, fondatore, presidente e amministratore delegato di Amazon, ha appena soffiato le venticinque candeline sulla sua gallina dalle uova d’oro: è l’uomo più ricco del mondo con un patrimonio netto che ammonta a 166 miliardi e mezzo di dollari.

Ovunque i suoi stabilimenti sono modernissime catene di montaggio. Gli ingranaggi in cui restava impigliato Charlie Chaplin oggi sono pistole laser che leggono i codici a barre, o potenti programmi di geolocalizzazione che “guidano” a distanza le consegne dei driver. Tutto sotto controllo. Come nel centro Amazon di Passo Corese, nel reatino.

E’ stato inaugurato nel settembre del 2017: duemila dipendenti, che durante i picchi delle ordinazioni – prime days compresi – arrivano quasi a tremila. Per il colosso di Seattle questo sito di distribuzione sarà il più grande snodo italiano delle merci. Intanto è il più automatizzato. Alcuni commentatori hanno persino scritto che lì “lavorano solo i robot”.

In effetti, è molto diverso dal polo piacentino di Castelfranco. Qui i lavoratori –  che hanno nomi strani come picker o stower e sono divisi tra blue badge (a tempo indeterminato) e green badge (precari) – non percorrono a “passo Amazon”  venti chilometri al giorno. Sono praticamente immobili. Hanno una postazione che è simile a una gabbia. Il loro compito si riassume in gesti sempre uguali a se stessi per quattro ore consecutive intervallate da un’unica pausa: quella per il pranzo.

Sembrerebbe un magazzino futuristico e, di sicuro, la tempistica più veloce e l’ottimizzazione degli spazi direbbero che è proprio così. Eppure la manovalanza è la più tradizionale che si possa immaginare.

D., ad esempio, ha un unico compito: aspettare l’arrivo del robottino con la merce, impugnare la pistola scanner e sparare sul codice a barre. Migliaia di volte ogni giorno. E senza ruotare quasi mai. Se lo chiedi ai sindacalisti che si confrontano con questi lavoratori ti rispondono che i problemi più grandi che gli addetti affrontano sono l’alienazione e la ripetitività dei gesti, con conseguenze fisiche ma anche e soprattutto psicologiche.

Il ritmo per chi lavora in Amazon è tutto. A Passo Corese, ancora ricordano una team leader che spronava il suo gruppo a suon di tamburello. Pensate quattro ore di fila, stessi gesti, stesso suono sincopato nelle orecchie.

Amazon sa che il vero prezzo della velocità delle sue consegne è lo stress a cui sottopone i dipendenti. Ed è per questo che, fedele al modello produttivo americano, ha l’abitudine di proporre dopo qualche anno incentivi all’esodo. Alessandro Antonelli, della Filt Cgil di Roma e  del Lazio, ci spiega che è una scelta strategica: scommettere sull’efficienza e soprattutto individuare soluzioni economiche all’insorgere del minimo conflitto. Anche per questo a Passo Corese le procedure sono rispettate in modo quasi maniacale, le regole sono ferree in ogni ambito: i ritardi si pagano, le auto si parcheggiano solo in una certa maniera, le scale si salgono in un certo modo.  A farle rispettare ci sono gli instructor. A loro spetta anche il compito di addestrare a movimenti smart e – perché no? – far capire che in bagno magari è meglio andarci una volta sola, costi quel che costi.

“L’altra strategia che viene adottata dall’azienda – continua a raccontarci Antonelli – è creare un clima di continuità tra vita e lavoro. L’obiettivo è favorire l’identificazione del dipendente con il marchio, con la “famiglia Amazon”. Peccato che del patrimonio di Bezos i figli reietti ereditino poco: convenzioni con aree benessere e palestre, feste aziendali nelle grandi occasioni e, come dicevo, tanto stress e alienazione. Ma anche questo è funzionale a disincentivare eventuali conflitti.” Work hard, have fun, make history”: lavorate duro, divertitevi, fate la storia è il motto che viene ripetuto e scritto sulle pareti del centro.

Anche la scelta di Passo Corese, in realtà, non pare essere stata del tutto casuale. Amazon studia le geografie economiche e sociali e spesso costruisce i suoi centri in aree depresse bisognose di lavoro. E il reatino di lavoro è affamato.

“Ci dicono che abbiamo avuto la fortuna di intercettare quell’1% di dipendenti scontenti – prosegue Antonelli – ma noi abbiamo la sensazione di aver intercettato quell’1% di coraggiosi che vuole rivendicare non solo il diritto al lavoro ma a buone condizioni di lavoro. E stiamo lavorando perché il coraggio diventi contagioso.”

E’ un lavoro di squadra quello che il sindacato fa a Passo Corese e, più in generale, sull’intera partita Amazon. Le categorie delle merci e della logistica (Filt), dei lavoratori atipici (NIDiL) e dei servizi e del commercio (Filcams) si muovono in sinergia. La chiave è la confederalità, quel patrimonio che la Cgil possiede e che consente di costruire sempre, anche nei contesti più ostili, una dimensione solidale e collettiva. Mettere insieme tutti i lavoratori, indipendentemente dalle loro storie individuali, dai loro contratti, dalle loro mansioni sempre più frammentate, è la misura della forza che si vuole e si può esprimere.

State per procedere all’acquisto.

Bene. Sappiate che l’omino Amazon che busserà alla vostra porta – lo chiamano driver – in un solo giorno farà dalle 100 alle 110 consegne, che il suo tempo di permanenza in un sito Amazon è di tre minuti al mattino e di un minuto la sera, che nella sua tasca c’è un palmare che gli indica sempre il percorso da seguire e i tempi da mantenere nel rispetto delle decisioni di un algoritmo matematico che si basa su google maps. Se per qualunque motivo quell’omino dovesse fermarsi – magari un lieve malore, una stanchezza, un rallentamento del suo umanissimo corpo – un altro omino lo chiamerebbe immediatamente per chiedere spiegazioni perché è la consegna che comanda. E quindi in fondo siete proprio voi.

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