Una scuola per tutti

I dati diffusi dall’Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo (Invalsi) fotografano tra le altre cose un Paese spaccato a metà. Due Italie: il Nord e il Sud. Con il Mezzogiorno più povero e meno istruito. Regione per regione gli studenti fanno fatica a comprendere un testo d’italiano o sono gravemente insufficienti in matematica. E la politica che fa? Si interroga sul diritto allo studio? Sui principi sanciti dalla Costituzione? No. Piega numeri allarmanti a favor di propaganda. Un intervento di Massimiliano De Conca, Flc Cgil

Ciò che più rammarica è assistere tutti gli anni al solito rito della presentazione degli esiti delle prove Invalsi, non perché descrivono quantitativamente il divario fra Nord e Sud, ma perché certificano l’inerzia del ministero e del governo di turno che prendono atto dei dati, promettono interventi e alla fine continuano a non far nulla.
Le rilevazioni di quest’anno sono drammatiche come quelle dello scorso anno perché ci consegnano un sistema scolastico italiano malato e spaccato in due: ci dicono che la scuola italiana non garantisce a tutti la piena agibilità del diritto allo studio e all’istruzione.

Quest’anno, però, più dello scorso, sono ancora più scoraggianti i commenti della politica divisa fra chi (ministro Bussetti) dice che l’autonomia differenziata sarà la cura ad ogni diversità (!!!) e chi (on. Gallo) invece assicura che saranno abolite le prove Invalsi.

Dichiarazioni entrambe irricevibili: per la Flc Cgil un sistema di monitoraggio delle scuole è necessario quando sano, trasparente e partecipativo perché serve a dare le indicazioni necessarie al decisore politico al fine di mettere in campo tutti gli strumenti che garantiscano la piena realizzazione del diritto allo studio, alla formazione, alla cittadinanza.

L’unico rimedio è rafforzare la scuola pubblica investendo in risorse e organici in modo da assicurare il tempo pieno, combattere la dispersione scolastica, investire nella formazione continua del personale della scuola, fornire a tutti gli istituti scolastici i fondi per realizzare la loro azione autonomamente.

Il problema non sono le rilevazioni Invalsi, ma l’incapacità e la disonestà della politica che ignora i dati per curvarli strumentalmente e propagandisticamente.
Non è dividendo che si superano i problemi, ma innalzando per tutti i livelli di apprendimento.

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