Codice rosso

Abbiamo un’emergenza ma la stiamo sottovalutando. Il nostro Paese ha cominciato a credere che il Sistema Sanitario Nazionale valesse poco, che i nostri laureati, i nostri medici, i nostri giovani valessero anche meno. Giuseppe Di Liberto è un medico chirurgo di 28 anni, ha una carriera universitaria brillante e davanti un percorso a ostacoli. L’ultimo il test di specializzazione, qualche giorno fa: si sono presentati in 19mila, ne resteranno fuori almeno 11mila. La sua storia è rimbalzata nella rete.

Questa storia parla di me, ma parla anche di voi.
Ho 28 anni e sono un medico. Due anni fa mi laureo in Medicina e Chirurgia, dopo aver superato un test a numero programmato competitivo e aver studiato e sacrificato gran parte della mia vita per sei lunghi anni. Insomma mi laureo e mi abilito. A quel punto mi viene detto: ‘Sappiamo che hai superato un test a numero chiuso e che hai sudato per sei anni dando più di trenta materie, ma non ci basta. Se vuoi continuare a essere formato, devi studiare ancora. E di più. C’è un altro test che devi superare ed è nazionale. Consta di 140 domande a risposta multipla, ci mettiamo dentro tutto quello che hai studiato in sei anni e pretendiamo che tu lo sappia perfettamente, a memoria’.

Io sono stanco, vorrei entrare nel mondo del lavoro in maniera completa e soddisfacente invece di studiare ancora e ancora, ma accetto. Dico ok. Così studio altri due anni. Questo ci porta al 2 luglio, quando quasi 19mila medici hanno affrontato il test per entrare in specializzazione. Mi dicono: ‘Il test lo fai a Catania perché abbiamo creato delle macrosedi per garantire una maggiore sicurezza contro i furbetti che vogliono copiare. Ci devi dare 100 euro per partecipare, ti devi pagare lo spostamento a Catania e devi pagare anche il B&B in cui dormire’. Io accetto, dico ok.

Certo, dimenticano di dirmi che i raccomandati esistono comunque e che in alcune aule si copia lo stesso. Ma va bene. Così il 2 luglio vado a Catania e mi presento presso l’aula in cui devo sostenere il concorso. Mi dicono: ‘Siete in troppi. Non c’è il posto per tutti. Non ci interessa se avete studiato per anni o se avete già sostenuto un test per entrare in Medicina, non meritate tutti di essere formati. Non meritate tutti di specializzarvi. Con probabilità più di undicimila di voi rimarranno fuori. Troverete altro da fare. Magari una guardia medica ogni tanto, oppure sostituzioni dal medico di famiglia in cui verrete pagati una miseria. Cazzi vostri, arrangiatevi. Ah, un’ultima cosa: non vi diciamo quanti posti esattamente saranno messi a bando. Voi fate il concorso e poi si vede‘. Mi viene da piangere, ma accetto. Dico ok.

Così mi siedo davanti il computer di questa aula in cui l’aria condizionata sembra bloccata e sento così freddo che vorrei un plaid e mi dico che mi sto giocando tutto. Tutto lì, in 140 domande. Faccio del mio meglio e concludo la prova. Dietro di me tre ragazze che hanno appena visualizzato il loro punteggio stanno piangendo perché sanno che probabilmente rimarranno fuori. Hanno ottenuto un punteggio per cui non potranno accedere a quei pochissimi (ripeto, ancora oggi non so quanti) posti di specializzazione. Una mi dice: ‘Ma io ho studiato un anno. Adesso cosa faccio? Cosa dico ai miei genitori?’ Un’altra mentre si asciuga la guancia con il braccio mi dice: ‘Io me ne vado all’estero, non c’è posto qui per me’. Mentre il collega vicino a me ha provato questo concorso ogni anno dal 2014 e non è mai entrato. Nel frattempo, però, si è sposato, ha avuto un figlio e si è accontentato di un lavoro sottopagato e che lo espone a responsabilità molto elevate pur di tirare avanti. Lui non piange, non si dispera. Mi stringe la mano e, sorridendo in maniera mesta, mi dice: ‘In bocca al lupo’.
Io sto lì, ad ammirare la mortificazione e il senso di impotenza dei miei colleghi. Guardo le loro lacrime, mi accorgo del loro impegno, realizzo i sacrifici che hanno fatto e quelli che ancora dovranno fare per rimanere a galla in uno Stato che non li vuole. Non vuole formarli. Non vuole che siano meritevoli.
Io sto lì, fisso lo schermo del mio computer e non so che fare. Mi sento svuotato e fragile. Mi sento solo e il futuro è così spaventoso che non mi muovo.

Sono tornato a casa, ma con la mente sto ancora lì a fissare lo schermo del computer tra chi piange e chi si sente svilito. Sto ancora lì, svuotato. Sto ancora lì, spaventato.
Ho cominciato scrivendo che questo racconto riguarda anche voi. È vero. Il fatto che non ci siano borse di specializzazione per tutti noi vuol dire che non ci saranno specialisti per voi quando ne avrete bisogno. Non ci sono già. In molti ospedali stanno richiamando medici ormai in pensione per la fortissima carenza di specialisti.
Questa storia riguarda tutti. E tutti, nessuno escluso, dobbiamo chiedere spiegazioni al Governo che ci rappresenta su cosa sia successo. Su quando abbiamo cominciato a credere che il nostro Sistema Sanitario Nazionale valesse così poco. Su quando abbiamo cominciato a pensare che i nostri laureati, i nostri medici, valessero così poco.
Io sto ancora lì, a fissare lo schermo di quel computer.
Sto ancora lì e non so che fare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...