La nostra casa è la strada

Il quadrato rosso è una famiglia, allargata e colorata, umana e solidale. Il sindacato di strada un impegno a restituire diritti e speranza laddove tutto sembra perduto. Le storie di Rocco e dei suoi tanti fratelli

I fratelli di Rocco hanno molti nomi. Si chiamano Tammaro e Daniele, ma anche Jacob e Doumbya. La loro è una famiglia di quelle belle, sempre pronta ad allargarsi. Ogni giorno un po’ di più. Abita in tutte le campagne del nostro sgangherato Paese. Si cuce tra le pieghe delle baraccopoli improvvisate, nei campi dello sfruttamento e dei caporali. Si muove da anni lungo le strade impervie delle nostre province e negli orari più meschini: quelli riservati al passaggio degli invisibili che prendono corpo solo quando muoiono per sfinimento o perché uccisi dal lavoro, dal freddo, dal fuoco, dall’uomo bianco.  Paola Clemente era una di questi. Morì quattro anni fa esausta, spossata dal caldo, vicino ad Andria. Per pochi euro, una morte disumana. Come quella di Al Ba Moussa o di Samara Saho.

Rocco e i suoi fratelli sono giovani sindacalisti che trascorrono la gran parte della propria giornata in auto, in camper, nelle tende, perché la loro missione, il loro lavoro, è fare sindacato di strada, riportare la speranza e i diritti dove sembravano perduti. È una sfida quotidiana perché nonostante la legge contro il caporalato sia stata approvata ormai tre anni fa, i caporali ci sono ancora e, insieme ai cattivi padroni – spesso spalleggiati dalla criminalità organizzata – sanno essere pericolosi. Inseguono, minacciano, fermano, intimidiscono.

Il momento più brutto?  – Chiedi a Rocco. Lui ti guarda e risponde: “È stato la notte del 3 dicembre del 2018. Verso le 23 e 30 ho ricevuto la telefonata di Jacob e Doumbya. Corri alla baraccopoli: è successo il finimondo.  Surawa Jaithe era morto, arso vivo.  A San Ferdinando avevo trovato fumo, fiamme altissime e l’odore acre della carne umana. Ho avuto paura. Non sapevo come calmare la gente in rivolta… Il momento più bello? Quando ho incontrato Doumbya, il leone bianco. Me lo ha fatto conoscere Jacob. Vengono dal Ghana e dalla Costa d’Avorio. Tutti e due hanno attraversato il deserto, vissuto il dramma della Libia. Sono stati minacciati di morte e imbarcati. Jacob lavorava con noi dal 2014. Doumbya viveva nella baraccopoli. E noi avevamo bisogno di qualcuno che ci aiutasse. Quando glielo chiesi, Doumbya mi rispose: se tu mi aiuti, sarò io ad aiutarti. Lo andai a trovare e gli scrissi tre parole su un foglio: cittadini, compagni, lavoratori. Le pronunciò a modo suo.  Da allora è stato la mia sentinella e un amico.”

Invece Tammaro – se hai il coraggio di andarlo a cercare – magari lo trovi vicino al mercato delle braccia di Mondragone: quando è stagione almeno 2000 persone ripopolano i palazzoni del lungomare casertano. Gli uomini lavorano per 2/4 euro l’ora, le donne per la metà, i bambini per 1 euro. “Ho avuto il primo approccio diretto alla Flai Cgil nel 2010 quando aiutai a organizzare la prima edizione del premio Jerry Masslo. Ho iniziato subito con il sindacato di strada e ho accettato l’impegno con entusiasmo e dedizione perché le storie di quei braccianti dalla pelle scura, con tutto il loro carico di crudezza, sono state parte costante della mia crescita in una zona a forte vocazione agricola ma piena di tante illegalità e ingiustizie.”

Daniele si prepara a contare le vittime ogni anno. Lo fa sperando e lottando perché non ce ne siano. L’anno scorso ne ha dovute contare a decine. Sulle strade del foggiano due incidenti a distanza di pochi giorni e pomodori tinti di rosso sangue. Quest’anno siamo fermi a due. Ma l’estate è appena iniziata. Daniele, però, non si arrende. E non si arrende il sindacato. Così che ci provino pure a minacciare e intimorire, a tenerlo fuori dalle aziende e dalle baraccopoli. Il sindacato non solo batte la strada ma ci mette casa. A Borgo Mezzanone nascerà una Camera del lavoro. Perché i diritti si riconquistano così.

È grande la famiglia di Rocco. Fatta di uomini e donne. Italiani e stranieri. Tanti giovani pronti a sacrificare pezzi della propria quotidianità per gli altri, a battersi per dare loro voce e rappresentanza. È  la nostra famiglia, allargata e colorata, umana e solidale, ed è tutta in un quadrato rosso.

Rocco, Jacob e Doumbya
Tammaro e i ragazzi di Caserta
Daniele e i braccianti di Foggia

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