Voi li lasciate affogare, noi vi salveremmo

Ascoltateci bene, voi che siete al governo, che chiudete i porti, che volete affondare le navi, se in quelle gabbie ci foste voi, noi vi tenderemmo comunque la mano perché è questa la bellezza dell’umanità, la sua forza straordinaria e inarrestabile: quando l’umanità chiede aiuto, l’umanità risponde. La penna di Alessandra Giannessi, dell’Associazione Itaca, e il nostro atto di resistenza per la Sea Watch e per chiunque ovunque nel mondo: restare umani.

Ma lo avete ascoltato davvero quel ragazzo, una delle 42 persone bloccate sulla Sea Watch, che ha detto: “Immaginate come si possa sentire una persona in questa situazione… noi non ce la facciamo più, siamo come in una prigione. Perché siamo privati di tutto”.

Voi che siete al governo, voi che chiudete i porti, voi che quelle navi le volete affondare, voi che definite “sbruffoncella” una donna, un capitano che ha il coraggio, finalmente, di salvare gli altri.

Ascoltate bene: “Siamo privati di tutto”.

Privati di tutto, in quello che dovrebbe essere un veicolo di speranza e di salvezza e che invece è stato trasformato in una prigione. Una gabbia. Stranieri in una gabbia, che come altre migliaia stiamo lasciando consumare nella tronfia indifferenza dei governi che dovrebbero accoglierli e difenderli.

Ma se in quella gabbia, se su quella nave ci foste Voi?

Se su quella nave ci foste Voi, che urlate all’invasione e vi compiacete nel lasciar morire quarantadue persone come voi – già: come Voi – che nient’altro hanno fatto se non nascere a sud del parallelo “sbagliato”. Voi che vi arrogate il diritto di decidere, per voi stessi e per gli altri, che voi e solo voi siete invece dalla parte “giusta”. Voi che pensate che la dignità sia una concessione e i diritti un merito di chi è furbo, di chi è sopra, di chi è avanti, di chi è – o pensa di essere – “prima” di qualcun altro. Voi che siete accecati dall’odio, per chiunque sia più debole o sfortunato o povero, per chiunque sia diverso e che, in quanto tale, vi fa paura.

Se su quella nave ci foste Voi, trovereste sempre qualcuno, sull’altra sponda, pronto a tendervi la mano.

Trovereste noi.

Perché ci sono sempre più mani tese in soccorso di chi si imbarca rischiando tutto. Mani sempre più forti che sapranno schiaffeggiare via gli artigli dell’odio e della paura, travolgendoli con la stretta della solidarietà e dell’umanità.

È questa la bellezza dell’umanità, la sua forza straordinaria e inarrestabile: quando l’umanità chiede aiuto, l’umanità risponde. E questa umanità oggi risponde e risponderà sempre e sempre più forte, sempre e sempre più decisa, sempre e sempre più anche per voi che vi illudete di non farne parte.

E proprio in queste ore, le risposte dell’umanità arrivano sempre più numerose: dal presidio di solidarietà del Forum Lampedusa Solidale, da tutte quelle persone e forze sociali che alla chiusura dei porti rispondono gridando a gran voce “Io accolgo!”, dalle centinaia di famiglie che da mesi si prendono cura di rifugiati e richiedenti asilo, accogliendoli, sì, proprio “in casa loro”, dai sindacati come la CGIL, che ritengono “che l’obbligo di salvare vite debba valere sempre e comunque per tutti” e che non sia più “il momento di restare in silenzio, ma di agire per una resistenza attiva contro una deriva razzista alla quale non vogliamo abbandonarci”.

Oggi, l’umanità chiede a gran voce l’ultima risposta che manca: aprite i porti, lasciate sbarcare queste persone.

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