Lavoratore tra lavoratori

Lo attaccano. Ma soprattutto lo temono. E attaccando lui attaccano la Cgil, la capacità del sindacato di essere nei luoghi di lavoro, laddove c’è bisogno, di tutelare e di rappresentare, di rifiutare l’odio e la discriminazione. Per spiegare bene chi è Maurizio Landini basterebbe una frase pronunciata ieri durante l’ultimo direttivo Cgil “se qualcuno spezza la bandiera, il problema è nostro.” Un rimprovero che ricorda a tutti a cosa serve la confederazione e qual è la sua realtà quotidiana. Così la segretaria generale della Funzione Pubblica Serena Sorrentino risponde a una delle domande più pretestuose del momento. Dopo “dov’era Landini”, il grande quesito è “chi è Landini” e la risposta non può essere che una.

“Lavoratore tra lavoratori, Segretario di Tutti e per Tutti. Un Segretario che ieri ci ha strigliato dicendoci: ‘se c’è qualcuno che lascia la tessera della Cgil, che spezza la bandiera, il problema non è suo ma nostro perché non siamo stati in grado di rispondere ai bisogni di quel lavoratore‘. Rispetto ed etica, valore della dialettica. Rifiutare l’odio e la discriminazione, combattere gli egoismi e le ingiustizie sociali. Questo fanno le donne e gli uomini della Cgil. Non siamo perfetti, spesso sbagliamo, ma ogni giorno ci trovate nei luoghi di lavoro, nel territorio al fianco di chi esprime un bisogno, cerca tutela, vuole essere valorizzato e vedere affermata la sua dignità nel lavoro.”

Perché – spiega Sorrentino – se è vero che “la politica produce fenomeni da sempre che aggregano su programmi, ideologie, interessi e il giudizio è degli elettori. Il sindacato è un’altra cosa, è una libera associazione di lavoratori che contribuiscono non solo a preservare la propria condizione soggettiva o professionale, ma la dimensione collettiva del lavoro, anche di chi è ai margini, è più debole o meno organizzato. Il sindacato propone piattaforme e proposte e negozia. Se il dialogo viene meno si confligge. Il dialogo presuppone riconoscimento di funzioni e autonomie, cultura delle relazioni, conoscenza e competenza. Se tutto questo non c’è prevale la logica della delazione. Ma il lavoro è cultura. Il movimento sindacale ha storia. I dirigenti sindacali esercitano responsabilità.”

E così attaccate pure, a suon di bufale e di fake news, che apparteniate alla vecchia o alla nuova politica poco cambia, il particolare che vi sfugge è sempre lo stesso: “le delegate e i delegati, i militanti, i dirigenti non si associano a un sindacato, alla Cgil in particolare, per convenienza ma per adesione valoriale. Noi non contrattiamo in maniera indistinta ma per la solidarietà e l’equità. Sappiamo innovare nel preservare valori di comunità. Non sempre riusciamo nei nostri intenti ma le persone continuano ad avere fiducia nel sindacato e nel suo Segretario Generale perché partecipano, discutono, confliggono ma vivono il sindacato. Non tutto è virtuale. Il disagio, la precarietà, i licenziamenti, le crisi, il bisogno di avere diritti riconosciuti, salari adeguati, tutela della sicurezza e della salute sono dati di Realtà. E quando hai bisogno il tuo delegato c’è.”

Ed ecco dunque chi è Landini: “un Segretario che vive nella realtà e un leader che c’è sempre, quando si conquista e quando si confligge.”

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