A Sud di Bekaert

22 giugno 2018. Inizia l’odissea dei lavoratori Bekaert di Figline Valdarno. Una lotta simbolo, una storia ancora da scrivere che ci dice molto anche del perché un anno dopo c’è bisogno di scendere in piazza per unire il Paese. Un articolo di Ciro Randazzo

Oggi a Reggio Calabria, non ci saranno solo lavoratori, pensionati e sindacalisti del Sud. No, non ci saranno solo le donne che al Sud fanno più fatica che altrove a trovare un’occupazione, o i giovani che dal Mezzogiorno sono costretti a fuggire, o i tanti che un lavoro l’hanno perso o gli anziani rimasti soli in borghi sempre più spopolati.

No, a Reggio Calabria oggi ci siamo tutti. Tacco e punta, gambale e stringhe di uno Stivale che questo governo rischia di spezzare. Ci siamo per dire che c’è bisogno di dare futuro al lavoro. Servono più investimenti, infrastrutture materiali e sociali, creare buona occupazione, vere politiche industriali. La chiave è: colmare i divari. E restituire speranza a un Paese che complessivamente soffre.

Ed è per questo che a noi balza subito all’occhio questa coincidenza di date.

Un anno fa, con l’estate che si affacciava appena alle nostre porte, in una fabbrica di una regione che a Sud non è, 318 lavoratori venivano traditi dall’assenza di politiche industriali ma soprattutto dal comportamento di una multinazionale che li abbandonava senza preavviso. Il copione classico del mordi e fuggi, del prendi e scappa. Quello stesso copione così tante volte messo in scena nel nostro Mezzogiorno. Basti pensare alla ancora drammatica e attualissima vicenda Blutec che chiama in causa Fiat tanto quanto la Beakert di Figline Valdarno coinvolge Pirelli.

E così mentre le strade di Reggio Calabria si vanno riempiendo, mentre gli ultimi treni e autobus rotolano verso Sud, mentre a Piazza Duomo ci si prepara ad ascoltare gli interventi dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo, noi non possiamo fare a meno di pensare alle tante Bekaert che sono fuggite dal Sud, dal Centro e dal Nord della nostra Italia sempre meno industriale.

E lo facciamo con la stessa forza e la stessa caparbietà che oggi dimostrano, ancora una volta, i metalmeccanici dello stabilimento toscano. Nel pomeriggio si ritroveranno davanti alla loro fabbrica “ostinatamente convinti – scrive il segretario generale della Fiom Cgil Firenze Daniele Calosi – che chi non lotta ha già perso e loro, malgrado tutto e tutti, non hanno ancora perso.”

Sono riusciti a far reintrodurre la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività e, davanti all’assenza di proposte di reindustrializzazione, hanno persino dato vita a un comitato promotore di una cooperativa. Pronti a fare ancora una volta la loro parte. Anzi più della loro parte.

E così è questo il vero legame che unisce oggi Reggio Calabria e Figline Valdarno: tutti noi che manifestiamo siamo pronti a fare la nostra parte. Anzi la stiamo già facendo. Ma alle domande, alle proposte, ai bisogni di Figline e di Reggio nessuno oggi pare voler rispondere.

Ecco, noi siamo ostinatamente convinti che di risposte questo Paese tutto intero abbia assoluto bisogno e non ci fermeremo finché non arriveranno.

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