Rotolando verso Sud

Più di un giovane su tre in Italia non trova lavoro e nelle regioni del Sud un’intera generazione di giovani non solo è fuori dal processo produttivo ma continua ad andare via, un’emorragia sociale che spopola e impoverisce anche le aree interne. Celeste Logiacco, segretaria generale della Cgil di Gioia Tauro spiega le ragioni della manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil. Domani tutti a Reggio Calabria perché per dare futuro al lavoro bisogna ripartire dal Mezzogiorno e unire il Paese

Precarietà, riduzione dei diritti, frammentazione del mondo del lavoro sono stati gli effetti delle politiche di austerità messe in campo per affrontare la globalizzazione. Oltre un decennio in cui la politica non solo nazionale, ma anche internazionale ed europea, non ha saputo dare risposte alle nuove disuguaglianze. In questo contesto, da oltre un anno si registra un peggioramento degli indicatori economici e la drammatica crescita, come già avvenuto durante la crisi economica, del divario di sviluppo tra le diverse aree del Paese, e in particolare tra il Mezzogiorno e il Nord.

Anni di strumentale non governo della crisi e di una politica di profonda divisione del Paese hanno reso l’occupazione un’emergenza, in particolare per i giovani e le donne. Anni d’attenzione solo al debito pubblico e al rigore dei conti senza affrontare la necessità di un riequilibrio fiscale intervenendo su rendite e patrimoni hanno alimentato la disuguaglianza, la povertà, la disoccupazione, l’assenza di prospettive per giovani e pensionati. Un contesto nel quale il tessuto sociale impoverito è diventato, giorno dopo giorno, campo fertile per i fomentatori di odio ed esclusione sociale.

Nel già difficile quadro nazionale la situazione occupazionale appare ancor più critica nel Mezzogiorno dove il tasso di occupazione attuale (29,8%) segna un ritardo di oltre 20 punti percentuali rispetto al tasso di occupazione del Nord del Paese: meno occupati, più disoccupati, più inattivi. Il tasso di disoccupazione è il triplo del Nord e il doppio del Centro mentre dati allarmanti riguardano l’esplosione del lavoro povero, sotto retribuito e irregolare.

Il tasso dei “senza lavoro” nel Sud, ancora oggi relegato ai margini del dibattito pubblico e dell’iniziativa di governo, raggiunge il 17,8% della popolazione, indici del divario mai colmato con il Nord. Più di un giovane su tre in Italia non trova lavoro e in un contesto come quello della Piana di Gioia Tauro i dati sono ancora più drammatici e un’intera generazione di giovani non solo è fuori dal processo produttivo ma continua ad andare via, un’emorragia sociale che spopola e impoverisce anche le aree interne. Gli interventi legislativi degli ultimi anni, e le tante misure adottate sono state del tutto fallimentari e insufficienti a colmare questo divario perché non sostenute da politiche industriali concrete, reali investimenti, sostegno alla qualità del lavoro e al suo riconoscimento sociale ed economico.

Oltre al dramma occupazionale, l’assenza di uniformità nell’accesso ai servizi, all’istruzione e alla sanità, costituisce una grave ferita sociale per il Mezzogiorno e ancor di più in Calabria. Grande attenzione va data alle istituzioni della conoscenza soprattutto al Sud e in particolare in alcune aree meridionali dove l’abbandono scolastico è tra i più alti in Italia così come in contesti di per sé “a forte rischio” dove i giovani sono maggiormente esposti al sistema della criminalità organizzata: una scuola che sia utile non solo agli studenti ma in generale al presente e al futuro della nostra società. Anche in questo caso ancora una volta i dati confermano che è il Sud ad essere doppiamente colpito dalla fuga di cervelli sia al Nord che all’estero.

Nel Mezzogiorno la perdita di talenti, sintomo non solo della carenza strutturale di adeguate opportunità lavorative ma, al tempo stesso, del perdurare di uno stentato sviluppo del tessuto produttivo, è particolarmente critica e rischia di influenzarne ulteriormente e negativamente il benessere e la sua sostenibilità.
Pertanto investire nel welfare e nell’educazione dei giovani, non più come in passato ma in un’ottica di “comunità”, non solo è giusto e opportuno, ma rappresenta una fondamentale premessa per creare realmente sviluppo.

Anche la sanità è ormai al collasso. In Calabria dopo anni di commissariamento i ripetuti tagli al personale hanno determinato un ulteriore abbassamento della qualità e della quantità dei servizi erogati ai cittadini tant’è che sono aumentate a dismisura le mobilità passive di chi ha la possibilità, seppur con difficoltà oltre che logistiche anche economiche, di spostarsi per potersi curare. In tutto questo il nostro territorio ha ancora un ulteriore credito: la realizzazione di un sistema sanitario di qualità che abbia nell’Ospedale della Piana e in quelli già esistenti un punto d’eccellenza. L’innovazione e la riorganizzazione del servizio sanitario sono possibili solo valorizzando il lavoro, superando la precarietà, salvaguardando e aumentando i livelli occupazionali.

In questo contesto ciò che prevale è la percezione dell’abbandono e del disimpegno della politica troppo spesso distratta e lontana dai gravi problemi che caratterizzano il Mezzogiorno e territori come quello della Piana di Gioia Tauro dove giorno dopo giorno si perde qualcosa. Pesa, infatti, su tutta la Piana e sul porto di Gioia Tauro una sorta di crisi di crescita: dopo vent’anni, a causa del calo dei volumi, il porto ha perso il primato per movimentazione di containers detenuto fin dal 1997 e di conseguenza quel peso consistente che aveva per l’economia della piana e non solo. Bisogna comprendere l’importanza strategica che questo porto, snodo chiave nel cuore del Mediterraneo e del Mezzogiorno, ha per l’intero Paese mantenendo gli impegni sugli investimenti già presi (Zes, gateway ferroviario e bacino di carenaggio) ancora disattesi o in fase di pesanti ritardi sulla loro realizzazione.

Una terra, la piana, dove l’agricoltura rappresenta, insieme al porto, una realtà di primaria importanza all’interno del tessuto economico, sociale e lavorativo: potenzialità e ricchezze ad oggi purtroppo non sfruttate e valorizzate. Servono investimenti seri e concreti e un progetto di riconversione produttiva affinché il porto diventi la piattaforma logistica del Mediterraneo favorendo lo sviluppo dell’area industriale circostante. Questa è stata, a mio avviso, una delle debolezze di questi anni. Ancor di più quindi, in un territorio prettamente agricolo, il rilancio del porto riveste un’importanza fondamentale anche per lo sviluppo di un’agroindustria basata sulla qualità e la valorizzazione delle eccellenze della produzione locale, su un rapporto diretto tra produzione, trasformazione sul posto e vendita affrontando al tempo stesso la questione dell’accoglienza dei lavoratori migranti impiegati principalmente in agricoltura.

Altra questione quella del trasporto pubblico locale, inesistente in molte aree soprattutto in quelle interne e lontane da centri più grandi. Anche su questo bisogna investire poiché gli investimenti in mobilità e logistica migliorano le condizioni di vita delle persone e rendono più competitivo il sistema. È evidente che in tutto questo ci sono responsabilità diverse e assenze ingiustificate che non possono determinare l’ulteriore declino della piana, della Calabria, del Mezzogiorno.

È proprio partendo da queste priorità, dalla necessità di rilanciare gli investimenti nelle infrastrutture, nella sanità, nei servizi sociali e nell’istruzione, dalla lotta al lavoro irregolare, alla criminalità e per rivendicare un’occupazione di qualità considerando il Mezzogiorno una leva indispensabile per lo sviluppo del Paese, che nasce unitariamente la manifestazione nazionale unitaria del 22 giugno a Reggio Calabria.

Sarà una giornata importante, storica, per unire il Paese e rivendicare la centralità del lavoro necessaria per contrastare le profonde diseguaglianze sociali, economiche e territoriali che attraversano l’Italia.
Solo con il contributo di tutti, ognuno per le proprie responsabilità, attori capaci di non rassegnarci ma promotori di un’idea di Mezzogiorno che guardi al Mediterraneo, questa parte estrema potrà essere protagonista del cambiamento e del rinnovamento di tutto il Paese.

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