Le vie dei diritti

Gli eroi della Sicilia impegnati nelle battaglie per la conquista dei diritti nel secondo dopoguerra erano tutti giovani, pieni di ideali, vogliosi di un’isola moderna ed emancipata. Antonella Romano della Camera del lavoro di Palermo ci racconta il loro impegno e quello della Cgil per non disperderne la memoria

Sandro Pertini a Sciara (PA) nel 1955 in occasione dell’erezione della lapide in memoria di Salvatore Carnevale otto giorni dopo i funerali del sindacalista socialista assassinato dalla mafia.

Molti erano giovanissimi, furono uccisi mentre all’alba si recavano al lavoro nelle campagne o la sera, rientrando dalle Camere del Lavoro, colpiti dai colpi di lupara sulla porta di casa. Una strage di uomini che non si piegarono, una lista lunga di nomi, più di 70 in tutta la Sicilia, molti dei quali dimenticati, senza volto, senza storia. Salvatore Carnevale è stato ucciso a 32 anni: i killer infierirono sul suo volto, che solo la madre, Francesca Serio, portata sul luogo del delitto, poté riconoscere. Placido Rizzotto fu rapito e ucciso dalla mafia a 34 anni, Nicolò Azoti fu ucciso a 37 anni davanti agli occhi della figlioletta di 4 anni, Giuseppe Maniaci e Andrea Raia avevano 38 anni, Damiano Lo Greco 39 anni, Pietro Macchiarella e Calogero Cangialosi 41 anni. I tre fratelli Giuseppe, Vincenzo e Giovanni Santangelo avevano 25, 34 e 41 anni, erano dei contadini di Belmonte Mezzagno. Furono uccisi il 31 ottobre 1946 da 14 banditi, un triplice omicidio ordinato dalla mafia al soldo degli agrari per mettere fine al movimento spontaneo dei lavoratori della zona.

Tutte giovani vite spezzate di dirigenti sindacali e capilega, impegnati per l’emancipazione dei lavoratori, nella difesa dei più deboli, nelle battaglie per la conquista dei diritti. Storie note e meno note che la Cgil Palermo ha deciso di togliere dall’oblio e recuperare alla memoria, realizzando un calendario che contiene la storia di tutti i giusti caduti sul lavoro e intitolando già le prime 19 strade in un rione della città, Bonagia, tutto dedicato ai sindacalisti palermitani uccisi. “Siamo andati a rintracciare i parenti, a chiedere scusa alle famiglie, per i lunghi decenni di silenzio colpevole che hanno avvolto le storie di tanti sindacalisti della Cgil morti per costruire la democrazia nel Paese – dice il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo – E’ stato un evento importante, ridare dignità a questi nostri caduti che non sono ricordati nei libri di storia. La signora Santa, figlia di Andrea Raia, che ha più di novant’anni, alla commemorazione pubblica che abbiamo organizzato, riunendo per la prima volta tutti i familiari, è venuta al cimitero con il vestito della festa. Per lei quello non è stato un funerale ma una giornata storica. Il dolore per la prima volta non più vissuto in forma privata”.

Benedetta Patti, vice sindaco di Sciara, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, Enzo Campo, segretario della Camera del lavoro del capoluogo siciliano, Giuseppe Massafra, segretario nazionale della Cgil, scoprono la targa dedicata a Francesca Serio (1903-1992), madre del sindacalista Salvatore Carnevale (1923-1955), considerata la prima donna che si è opposta alla mafia con lo scopo di far arrestare i responsabili della morte del figlio

La Cgil il 30 aprile scorso ha istituito la prima giornata della memoria dei dirigenti sindacali, delle lavoratrici e dei lavoratori assassinati dalla mafia. Anche le donne hanno avuto un ruolo fondamentale nel movimento contadini, donne che marciavano in prima fila assieme ai loro figli, ai mariti, ai fratelli. L’impegno della memoria significa far riaffiorare tutte le storie, senza tralasciare nessuno. La Cgil ha intrapreso questa strada per ricordare e dare il posto giusto a ciascun sindacalista assassinato, “costruttore” di democrazia nel Paese, e per riscrivere in maniera più corretta quella pagina di storia della Sicilia, che fa parte della storia migliore d’Italia, alla quale il movimento dei contadini e dei lavoratori dell’Isola ha contributo a pieno titolo, anche con il tributo di sangue versato.

Placido Rizzotto

Eroi positivi, il cui esempio merita di essere tramandato alle giovani generazioni, e per i quali la Cgil torna a chiedere verità e giustizia: tra tutti, solo Placido Rizzotto, morto il 10 marzo del 1948, ha avuto gli onori di un funerale di Stato a Corleone, nel 2012, dopo 64 anni, alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Con la riscrittura della storia dei protagonisti dell’antimafia sociale del tempo, che hanno anticipato il moto di riscossa che si sviluppò dopo le stragi del ’92, la Cgil può indicare alle giovani generazioni quei punti di riferimento e quei valori che servono per sconfiggere la mafia e per costruire una società migliore. 

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