Questa battaglia la vinciamo

Il racconto di un 8 giugno partigiano: quello dei lavoratori e delle lavoratrici del pubblico impiego. Lungo la strada del ritorno da Roma scrive Francesco Nannetti, Rsu della Città Metropolitana di Torino

Per chi arriva dalla città bagnata dal Po e dalla Doria Riparia, già capitale dell’Italia sabauda, Roma non è proprio dietro l’angolo. Così, all’annuncio di una manifestazione nazionale, quando già sai che per arrivarci e tornare ti passerai 15-20 ore in un “confortevole” pullman, ti sfiora il sentimento di dire:

– Questa volta no.
– Non possono farlo altri?
Poi le parole ascoltate in tanti comizi e ripetute alle assemblee fanno capolino nella mente e a poco a poco pensi: – Ma è sul nostro contratto!
– Se non mi mobilito io chi dovrebbe farlo al mio posto?
E poi sono anche RSU, senza l’esempio perché i colleghi dovrebbero aderire?
E poi.
7 anni di lotte e mobilitazioni ti insegnano a starci, dove bisogna essere.
Noi veniamo dalla Provincia di Torino, sì le Province quelle inutili e da abolire, quelle che il Governo Monti cancellava nel novembre 2011 con la stessa penna con cui alzava l’età pensionabile. Quelle a cui nel 2014 un altro Governo ordinava di porre in esubero il 50% dei dipendenti e non sapevi se ci saresti stato tu, in quelli cacciati per legge e messi sul portale.
Così impari a capire non solo che vuol dire stare senza contratto per 10 anni, con lo stesso stipendio eroso da inflazione e tagli, come i colleghi dei comuni, degli enti parco, dei vigili del fuoco, ma anche che vuol dire non sapere se e dove avrai un posto di lavoro tra qualche mese.
E in quegli anni hai capito che se aspetti che qualcuno si mobiliti per te, senza metterci la faccia, non succederà. Il sindacato vive e si nutre delle istanze che arrivano dalla base, da noi, dai posti di lavoro. Chi è passivo troverà risposte passive…
Così alla fine decidi e parti.
Ritrovo alle 22, venerdì sera, via Pedrotti, Torino.
Arrivo alle 6, sabato mattina, Cinecittà.
Non ci vai per un provino, a Cinecittà, però in fondo il tuo film lo giri, fosse anche solo da comparsa contribuiresti a qualcosa di collettivo.

Li guardi i tuoi compagni di viaggio, Paola, Ernesto, Pasquale, Nino… Chi da solo chi ha la figlia al seguito. Tutti con le ossa infelici ma condividi con loro un destino, e la brioche romana della prima mattina riconcilia con la vita…
Poi la fila indiana, la metro, la prima piazza.
Prendiamo le magliette di Funzione Partigiana, quelle che dovranno creare l’onda rossa all’arrivo a piazza del Popolo.
Il sole già picchia e pensi: dopo sarà peggio, sono solo le 10!
Comincia il corteo. Il percorso è breve.
A Roma, di cortei ce ne sono sempre e ovunque, ma qualche passante chiede e quando rispondi: manifesto per il contratto, perché tutti hanno diritto a un contratto rinnovato, la gente è solidale. Perché è lavoro, perché è diritti, perché è salario. Tutti lo vivono. Tutti quelli, come ripete da un po’ Landini, che hanno bisogno per vivere di lavorare.
Si arriva alla scalinata che scende a piazza del Popolo, siamo tanti, un’onda rossa, con chiazze verdi e blu dei colleghi confederali.
Tanti e tutti vorrebbero stare davanti, e mentre ti avvicini saluti il compagno di Palermo, gli amici di Firenze, quelli con cui hai già lottato, e a volte vinto, altre battaglie.

Il momento più bello è quando parla la Segretaria nazionale della categoria, Serena Sorrentino, è una donna colta, che argomenta, che fa breccia con i concetti e non alzando la voce. Già l’incipit è un colpo al cuore.
Ricorda i nomi di Giuseppe Butera e Giuseppe Rubino, due colleghi cantonieri, operai delle strade, che non ci sono più perché una macchina li ha travolti e ammazzati a febbraio, mentre riparavano una buca, mentre facevano il loro dovere. Vittime di un pirata, ma vittime anche dei bassi numeri di personale, dove ti raddoppia il carico di lavoro, dove le squadre sono sempre più piccole.
Come chiede la Sorrentino, come grida la piazza, bisogna assumere, assumere, assumere. In tutti i settori.
Poi è un crescendo fino alla fine.
Questa battaglia la vinciamo.”
La vinciamo?
Sì, se sapremo esserci, voler contare, non pensare “Non ci vado, andrà lui, non sono neppure sindacalizzato”.
Il contratto, le assunzioni, servono a tutti e sono di tutti, per vivere meglio.
Perseverando un po’ ci scappa un saluto a Maurizio Landini, una foto con la Segretaria.

È il momento di ritornare. Il pullman per Torino ci aspetta.
È stata una giornata in prima persona, non vacanze romane.
Ora sopravvivere fino a casa, al letto.
Domenica riposo.
Lunedì si riprende, in ufficio.
È stato giusto così.
Nota: le foto sono state scattate da Simona Caleo

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