La macchina del tempo

E’ possibile viaggiare nel tempo? Filippo Sasso, segretario della Filctem di Biella, ne è convinto. Il suo racconto ci accompagna tra passato e presente per condividere la storia della vertenza delle lavoratrici e dei lavoratori della Brandamour. Storica fabbrica tessile del territorio improvvisamente in crisi.

Siamo nel comune di Valdilana in provincia di Biella, uno dei distretti tessili più antichi d’Europa. Qui 150 anni fa scoppiava la rivoluzione industriale Italiana e qualche decennio dopo nacquero le prime società operaie. Nel nostro territorio si siglarono accordi importantissimi come il Contratto della Montagna che, in pieno conflitto mondiale, riconosceva parità di diritti e salari tra uomini e donne.

Questa breve digressione è doverosa per giustificare lo sgomento provato quando 2 mesi fa, un’azienda tessile biellese come la Brandamour SpA, società che detiene marchi storici del nostro territorio come Luigi Botto, D’Avenza e Ormezzano, di punto in bianco, comunica a 103 lavoratrici e lavoratori che gli stipendi non sarebbero stati pagati e che non v’erano certezze sul futuro.

Lavoratori Brandamour nel centro di Biella

Immediatamente viene dichiarato Sciopero ad oltranza. Dopo 6 giorni di picchettaggio fuori dai cancelli ci viene concesso un incontro col nuovo amministratore delegato che però, essendo stato nominato qualche ora prima, prende tempo ma conferma ”non ci sono soldi”.

Vista la situazione drammatica, il sindacato si attiva per richiedere la cassa integrazione straordinaria per cessazione attività. E’ necessario ancora un mese di presidio davanti ai cancelli quando finalmente siamo convocati al Ministero del Lavoro per siglare l’accordo e ottenere gli ammortizzatori sociali. Una buona notizia per le 103 famiglie coinvolte, ma l’assegno tarderà ad arrivare mentre risuona la domanda di ogni lavoratore: ”noi, intanto, come faremo a vivere? Le bollette, il mutuo, la spesa, la mensa scolastica e lo scuolabus come li paghiamo?”

Una risposta a quelle richieste un sindacato la deve dare. Mumble mumble – come nei fumetti – e parecchi mumble dopo ecco l’idea!

Una scena de “I compagni” di Mario Monicelli, 1963

Presi spunto da un vecchio film di Monicelli del 1963, “I compagni”, che raccontava la nascita delle società operaie nella Torino di fine Ottocento, proprio in un’azienda tessile. Una scena in particolare ritrae un operaio, il Pautasso, che ai piedi di una scala di un ospedale, passa col cappello in mano proponendo una colletta a tutti i suoi compagni di lavoro presenti, per donarli poi alla famiglia di un lavoratore infortunato. In quel gesto c’è tutta la nostra storia, le nostre radici e la nostra credibilità. Allora perché non farlo di nuovo? Mentre l’azienda in modo bieco ed irrispettoso si sottrae ai propri compiti di responsabilità sociale e lo Stato non è in grado di dare risposte concrete a bisogni essenziali delle famiglie coinvolte, perché non agire prima noi?

Grazie a Cgil, Cisl e Uil Biellesi, con la collaborazione dell’Unione Industriale, i Consorzi territoriali che si occupano di gestire i servizi sociali, associazioni come Caritas, Libera, Arci e tante altre, abbiamo dato vita ad un fondo di solidarietà chiedendo a tutti i lavoratori dell’industria di donare un pezzetto del loro salario per le lavoratrici ed i lavoratori Brandamour; come il Pautasso, abbiamo iniziato a fare il giro tra i nostri iscritti, le nostre RSU, promuovendo alcune assemblee nelle aziende per trasmettere l’importanza della solidarietà.

Parallelamente, abbiamo creato alcuni eventi aperti alla cittadinanza: una colazione solidale durante il corteo del 1° Maggio a Biella ed una pastasciutta solidale, sempre nel cuore della nostra città. Entrambi gli eventi hanno riscosso parecchio successo tant’è che molti cittadini ci hanno chiamato per rendersi utili. Anche dalle aziende la raccolta sta andando per il verso giusto e l’intero territorio si sta stringendo attorno alle 103 famiglie coinvolte. Intanto cresce anche il numero delle associazioni coinvolte e arrivano segnali solidali anche dai territori limitrofi.

Con i soldi fin qui raccolti siamo riusciti ad acquistare delle carte prepagate per fare la spesa distribuendole a ogni lavoratore, un piccolo gesto che risponde in modo concreto a quel mondo che sembra non interessarsi più dell’altro. Intanto continueremo nell’attesa che arrivi la Cigs con altre iniziative a sostegno dei lavoratori.

Ecco, come avete letto, ho viaggiato nel tempo, l’ho fatto al fianco di lavoratrici e lavoratori coraggiosi che, partendo dai cancelli della loro fabbrica hanno saputo reagire con dignità e determinazione.  Come allora, “vince la battaglia chi lotta un’ora in più”; e noi con loro, continuando a raccontare questa storia affinché tutti sappiano come la solidarietà e l’unione tra lavoratori sia ancora lo strumento cardine per la riuscita di ogni battaglia.

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