Energie Arcobaleno

Ci sono quei giorni in cui ti sembra che i polmoni si riempiano di aria fresca, pulita. Quei giorni in cui le fatiche della quotidianità, le preoccupazioni per il futuro, il pessimismo per l’avanzata delle destre e la crescita dell’intolleranza, del razzismo, dell’individualismo ti sembrano meno pesanti. Ieri è stato uno di quei giorni. Tania Scacchetti, segretaria nazionale Cgil racconta il Modena Pride 2019

È stato un giorno colorato, un giorno arcobaleno. Un giorno denso di iniziative. Ad una non ho potuto essere: la manifestazione unitaria, riuscitissima, dei pensionati a Roma per chiedere al Governo di dare retta a chi questo paese lo ha prima costruito e poi lo tiene in piedi.
Ad altre due sì e sento la necessità di condividerne emozioni e sensazioni.

Di prima mattina veniva inaugurata l’ultima delle cinque opere costruite nelle zone dell’Emilia colpite dal sisma del 2012 grazie al Fondo Nazionale di solidarietà costituito da Confindustria, Confservizi e Cgil, Cisl e Uil. Una residenza per disabili gravi a San Felice sul Panaro.
Una bella inaugurazione, in un territorio che non ha risolto tutti i suoi problemi ma che ha saputo rialzarsi, ripartire e che ha scelto di provare a farlo meglio di prima, ricostruendo scuole, luoghi di lavoro, luoghi ricreativi culturali e socio sanitari.
Una bella inaugurazione perché il mondo delle imprese e i lavoratori hanno reso plastico il valore della solidarietà, raccogliendo oltre 7,7 mln di euro e perché a 7 anni da quell’evento i cittadini della bassa modenese possono toccare con mano il significato e il valore della rappresentanza che non si limita semplicemente agli interessi dei propri iscritti o associati ma si impegna a costruire senso di comunità, senso di appartenenza.

Al pomeriggio sono invece andata al Modena Pride, organizzato per i diritti LGBT e per proporre un’idea di società aperta, tollerante, integrante, solidale, non oscurantista, non retrograda.
Beh, la partita in campo a me sembra chiarissima.

Diritti contro oscurantismo, futuro contro medioevo.
E non cito il medioevo a caso perché addirittura è stata organizzata in città, prima della sfilata, una processione di pubblica riparazione sostenuta anche – ahinoi – dal Ministro della Famiglia Fontana per riparare attraverso la preghiera ciò che il Pride propone: un modello di famiglia “contrario all’ordine naturale” e, soprattutto , “destinato alla estinzione della specie” (citazione dal loro comunicato stampa). Ecco, io penso che quelli in processione fossero pochissimi, mentre la risposta della città di Modena è stata straordinaria.

Un corteo lungo un chilometro, un percorso di sei in centro città, carri colorati, musica, balli, una folla che ha fatto da ali al corteo che sfilava, praticamente lungo tutto il percorso. Non saprei dire i numeri, c’è chi dice 15mila, io scommetterei su qualcosa di più. Ma soprattutto i sorrisi nel corteo, i visi giovani truccati con le strisce arcobaleno, le risate, i balli. Non uno slogan cattivo, offensivo o insultante o minaccioso. Vi direi che si toccava con mano la gioia di esserci, di cantare le canzoni a squarciagola, di dare una propria testimonianza, di metterci la faccia e anche qualche goccia di sudore perché, finalmente, il caldo si è fatto sentire.
Si toccava con mano l’energia.

Ha ragione chi ha scritto che la forza di questo movimento è proprio questa: quella di impostare una comunicazione metapolitica, capace di aggregare un largo numero di persone ma senza mai prendere parte a un corteo tradizionale, di partito o di parte. Certo c’erano i politici, il sindaco di Modena in testa a tutti, che ha fatto tutti i chilometri del corteo insieme alla sua città. A una settimana dalla sua rielezione non poteva esserci bagno di folla più bello. Ma i politici hanno partecipato come gli altri, senza sovrastare, senza voler primeggiare, perché oggi i protagonisti sono stati il movimento LGBT e quello che potrei definire il popolo dei diritti.

Cosa tiene insieme queste persone? Cosa le fa sfilare tutte insieme? Il rigetto dei semi, diffusi, dell’intolleranza, dell’idea della supremazia degli uni sugli altri.
Le tiene insieme la guida, solida, che abbiamo e che dovrebbe aiutare questa fragile democrazia, la Costituzione, come ha giustamente ricordato il compagno della Cgil nel suo intervento sul palco.

Eravamo tutti insieme per la Costituzione, perché si dia attuazione all’Articolo 3, quello che dice che tutti i cittadini hanno a pari dignità e sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, religioni, opinioni politiche, di lingua, di condizioni personali e sociali. L’Articolo 3 ricorda che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Ecco allora le ragioni per le quali io sono orgogliosa del fatto che la Cgil, il mio sindacato, sia stata fra i promotori dell’evento e lo abbia animato. Lo so: sembro di parte ma chi c’era sa che non è così, con il carro più allegro e con la musica più apprezzata di tutto il corteo grazie al concerto degli Skambisti.
I compagni della Cgil c’erano, in tanti, tantissimi.
Qual è il compito di un sindacato? A cosa serve il sindacato? Ci sentiamo spesso chiedere, oppure ci dicono voi state facendo politica, non state “facendo sindacato”.

Io non sono d’accordo: la Cgil ieri in piazza stava facendo proprio il suo mestiere – il sindacato: chiedere giustizia insieme, prima ancora che rappresentare i lavoratori.
Manifestare per il rispetto della Costituzione, per affermare il diritto ad avere diritti e al fatto che questi siano riconosciuti nella società, per affermare il diritto a una società tollerante, inclusiva, solidale e aperta non è molto diverso dallo scendere in piazza per rivendicare il diritto al lavoro, ai rinnovi dei contratti, al welfare, a politiche economiche e sociali che mettano al centro il lavoro e la sua dignità.

Se avrete occasione guardate la foto della piazza finale davanti alla quale hanno preso la parola gli organizzatori dell’evento. Guardate quella piazza.

In quella piazza ci sono gli anticorpi al crescente vento di destra che soffia in Italia e in molta parte del mondo. In questo io trovo che sia una piazza profondamente politica, una piazza che chiede alla politica di parteggiare, di essere radicale in alcune scelte, di non derubricare le questioni civili a questioni di secondo piano. Perché il modo in cui costruiamo la società e i suoi rapporti sociali sono anche il modo in cui guardiamo alle scelte politiche, a quelle economiche e a quelle sociali.
Pietà per la nazione e pietà per gli uomini che permettono che i propri diritti vengano erosi e le proprie libertà spazzate via, scriveva Pier Paolo Pasolini.

Il corteo di ieri, la piazza di ieri erano piene di giovani, in particolare la fascia di età intorno ai 30 anni. Qualcuno mi ha fatto notare che forse non c’erano abbastanza ragazzi giovanissimi, quelli intorno ai 16/17 anni. Forse perché sono intimiditi e refrattari a certi argomenti? Forse perché pensano che non sia un tema che riguarda loro? O forse alcuni messaggi della destra, che prevalgono nelle televisioni trovano in loro terreno più fertile? Non lo so, ma ci dobbiamo interrogare.
Alle giovani generazioni, però, dobbiamo guardare un po’ di più, senza pretendere di dire loro cosa devono fare e cosa devono pensare.
A loro dovremo affidare la nostra battaglia per i diritti, che sarà lunga e faticosa. E loro dovranno sapere che potranno contare sempre su di noi.
Ieri è stata una giornata colorata perché l’amore è difendere i diritti di tutti .
E i polmoni mi si sono riempiti di aria fresca di energia contagiosa .
Non sono così tutti i giorni, ma ripartire da un giorno così mi/ci renderà più forti.

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