La cultura è futuro

Futuro e cultura. Sono i principi alla base di un Piano nazionale di contrasto alla povertà educativa, secondo la Cgil indispensabile. Una direttrice culturale per arginare l’impoverimento del nostro Paese, anche sotto il profilo della conoscenza. Un progetto che nei prossimi anni vedrà sempre più coinvolto il sindacato di Corso d’Italia per costruire un’Italia più ricca, competitiva, capace e aperta. Scrive Anna Teselli della Cgil nazionale

Per la CGIL la povertà educativa è un’emergenza nazionale, che investe a 360 gradi tutte le fasce di età della popolazione, a partire dai bambini piccolissimi, fino a 3 anni, a cui in moltissime aree del nostro Paese, non solo del sud, è negato il diritto di accedere a un percorso educativo che parta dai nidi. Investire sui bambini e sulle bambine fin dallo Zerosei dovrebbe essere una priorità politica, per non continuare a trasmettere forti disuguaglianze sociali, economiche, ma soprattutto culturali dai padri e dalle madri ai figli. Non è senza conseguenze non garantire questo diritto di accesso a tutti i bambini in Italia, significa non offrire loro quella che si può definire la porta di accesso alla scuola, che può dar loro vantaggi fondamentali rispetto ai percorsi futuri di cittadinanza. Significa togliere loro delle opportunità educative e culturali e quindi frammenti del loro futuro.

Poi ci sono i giovani senza, senza scuola, senza formazione, senza lavoro: i dispersi, quelli che lasciano la scuola finendo con la licenza media, o che stanno a scuola ma senza acquisire i saperi e le competenze che servono, quelli che entrano e escono dalla scuola accumulando assenze per fare magari qualche lavoretto mal pagato e in nero; i precari che entrano e escono invece dal mercato del lavoro senza tutele, senza il diritto di costruirsi un progetto professionale ed esistenziale basato su un filo conduttore nella propria identità lavorativa. O ancora giovani talmente scoraggiati che hanno smesso di puntare sul loro futuro, di cercare un lavoro, di formarsi. Secondo la CGIL, la scommessa culturale è che le misure per favorire l’accesso al lavoro siano strettamente connesse a percorsi di istruzione e formazione. Perché i giovani, soprattutto i giovani senza, che hanno avuto minori opportunità educative, devono essere accompagnati e sostenuti non solo permettendo loro di fare un’esperienza di lavoro, ma anche consentendogli di migliorare le loro competenze di base e professionali. Perché solo così potranno muoversi in autonomia nel nuovo mercato del lavoro sempre in trasformazione: questo è l’investimento culturale che il nostro Paese deve fare per dare un futuro alle nuove generazioni.

Infine i cittadini fuori dalle reti culturali e della formazione: in Italia ci sono più di 13mln di analfabeti funzionali, mentre la partecipazione degli adulti ad attività di formazione è pari all’8%. La sfida culturale in gioco è chiara: occorre strutturare un sistema nazionale per l’apprendimento permanente, che garantisca il diritto di ogni persona ad avere opportunità e occasioni formative in ogni fase della vita e in qualunque contesto e di vedere riconosciute le competenze acquisite. È ormai evidente quanto la crescita delle competenze dei cittadini e dei lavoratori possa contare per superare le problematiche strutturali che ostacolano lo sviluppo del Paese, provocando le note distorsioni del nostro modello di produzione e del nostro mercato del lavoro.

Il perdurare della povertà educativa di ampie fasce della popolazione comporta non solo problematiche di carattere economico per il sistema Paese, ma soprattutto perdite sul fronte della coesione territoriale e sociale. Genera una maggiore spesa pubblica per sanità, sicurezza e per spesa sociale dedicata alle varie fasi della vita. Produce marginalità e conflitto sociale. Costituisce un abbassamento del livello culturale dell’intera società e quindi influenza negativamente la partecipazione democratica di tutti.

Futuro e cultura: questo è alla base di un Piano nazionale di contrasto alla povertà educativa, che sappia coinvolgere le istituzioni pubbliche ai vari livelli di governo, i diversi soggetti che operano nell’ampio settore dell’educazione, le forze sociali tutte, anche a partire da una proposta forte delle parti sociali. Per questa emergenza nazionale, occorre trovare un nuovo ordine di risposta, adeguato in termini di complessità, di investimento finanziario, di cooperazione gestionale. Le politiche finora proposte da questo governo non vanno in questa direzione: sono insufficienti come il Reddito di cittadinanza o sbagliate come l’Autonomia differenziata.

La vera sfida è il contrasto alla povertà educativa, promuovere un’idea nuova di educazione, di scuola e di formazione per tutto l’arco della vita che metta al centro bambini, giovani e adulti in un’ottica inclusiva. Quell’idea basata sul principio che non si possa lasciare nessuno indietro in nessuna fase della vita, che sia assolutamente necessario rinnovare il nostro sistema educativo nell’ottica della formazione integrale della persona, per garantire pari opportunità di cittadinanza. Questa è la direttrice culturale principale per arginare l’impoverimento culturale del nostro Paese, per costruire un modo nuovo di ‘vivere insieme’ che sappia reagire alle derive populiste, di chiusura verso l’altro, xenofobe e razziste, che stanno invadendo il nostro Paese a causa di una politica che investe sulla paura, sul rancore, sullo scoraggiamento dei cittadini, producendo pericolose divisioni sociali.

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