L’antifascismo non ha frontiere

Metti una sera al bar tra amici. Metti una sera al bar tra amici antifascisti. Metti una sera al bar tra amici antifascisti, a Bruxelles, a 48 ore dal voto per il rinnovo del Parlamento Europeo. Alessandra Giannessi ci racconta l’iniziativa promossa da Associazione Itaca, Inca Belgio, Anpi e Federazione Internazionale dei resistenti.

È proprio il caso di dirlo subito, forte e chiaro: l’antifascismo non ha frontiere. Nessuna occasione sembra più appropriata per sentirlo dentro, addosso, di rientro da una serata che ne è stata la prova tangibile, con il cuore e gli occhi ancora pieni delle parole e dei volti di uomini e donne, compagne e compagni, che di questa verità potentissima sono la forza viva. In un giovedì di primavera, a Bruxelles, verso sera, un gruppo di italiani e un gruppo di belgi si ritrovano al bar a parlare di antifascismo e del futuro dell’Europa. Sembra l’inizio di una bella storia e, in effetti, lo è. Ed è non senza un certo orgoglio e una certa emozione che ve la raccontiamo.

Giovedì 23 maggio con ITACA, l’INCA del Belgio, l’ANPI e la Federazione Internazionale dei Resistenti, abbiamo organizzato una serata di presentazione dell’appello per un voto antifascista alle elezioni europee. Una serata d’incontro e scambio, in cui giovani, membri di associazioni e organizzazioni italiane ed europee si sono ritrovati con altri giovani e rappresentanti di istituzioni locali per discutere insieme e confrontarsi sull’Europa che vogliamo. L’abbiamo fatto a Saint-Gilles, uno dei comuni della città di Bruxelles più multiculturali e con il più alto tasso di popolazione straniera residente: e non crediamo che sia un caso se questo comune ci ha accolti e aperto le sue porte e le sue braccia, nell’entusiasmo di Jean Spinette, assessore all’educazione e alla promozione sociale: “Venite tutti, gli antifascisti italiani si mobilitano! Sosteniamoli“. Con questa serata abbiamo voluto ritrovarci per dirci proprio questo: di fronte ai temi e alle sfide che l’Europa si trova ad affrontare oggi, specie sui temi delle migrazioni e della mobilità, dell’integrazione e dei diritti, nessuno può – o, anzi, deve – farcela da solo.

Mentre le destre fanno leva sull’incertezza e la paura e giocano la loro partita sul terreno dell’odio e della divisione, noi siamo convinti che l’unica via percorribile sia quella diametralmente opposta: non chiudersi, non avere paura, ma anzi fare rete e costituire fronti comuni, che oltrepassino le frontiere, con tutte e tutti coloro che credono nella costruzione di un’Europa aperta e solidale, che permetta l’integrazione e tuteli i diritti di tutti, ovunque si trovino e qualsiasi sia la loro origine. E proprio del bisogno di unità ci ha parlato la Presidente dell’ANPI Carla Nespolo, con noi in collegamento telefonico, che ci ha raccontato le ragioni che hanno portato alla nascita dell’appello antifascista: “C’è un mondo antifascista in Europa che ha bisogno di stare unito. Il nostro impegno come Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani è quello di lavorare insieme agli altri per una grande unità degli antifascisti. Per combattere il fascismo ci vuole un’Europa unita, che metta al centro i diritti delle persone”. L’ha ribadito l’europarlamentare Marie Arena, belga di origini italiane: “È cruciale che la lotta contro l’estrema destra e il fascismo la portiamo avanti insieme, a livello europeo e qui nel nostro Paese. Se quando i miei genitori sono arrivati in Belgio non ci fosse stata solidarietà, non so se oggi sarei qui. E questa solidarietà la dobbiamo ai cittadini che si sono battuti per garantire i diritti a noi immigrati: il diritto all’educazione, al lavoro, alla protezione sociale”.

Su solidarietà e lavoro è intervenuta poi Susanna Camusso, in collegamento dal Congresso della Confederazione Europea dei Sindacati: “Per fare antifascismo oggi, in Italia e in Europa, dobbiamo partire da un tema che ci riguarda direttamente: il lavoro. Quando si determina una guerra tra i lavoratori e ci si immagina che il peggioramento delle proprie condizioni sia determinato dalla presenza di lavoratori migranti o appartenenti a minoranze, è il segno che occorre ricostruire innanzitutto i legami di solidarietà, come presupposto fondamentale della convivenza civile. Come sindacati, dobbiamo continuare a lavorare per costruire una cooperazione antifascista anche a livello europeo”.

Di convivenza, cooperazione ed accoglienza abbiamo continuato a discutere insieme proprio a quelle organizzazioni che i governi di destra tanto temono, perché della solidarietà e del salvare vite umane fanno la loro bandiera. Erano con noi Luca Casarini in collegamento da Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Humans e Sergio Cecchini, che ci ha portato la sua testimonianza del lavoro di Medici Senza Frontiere. Entrambi ci hanno raccontato il paradosso di venire colpevolizzati per operare soccorsi in mare, agendo nel rispetto delle convenzioni internazionali ma soprattutto secondo coscienza – “quella dell’umanità”; ci hanno raccontato le difficoltà dovute alle pressioni e agli ostacoli posti da governi e Ministri che esultano per la “cattura” di persone che rischiano tutto per raggiungere l’Europa nella speranza di una vita migliore e sono invece respinte da chi quella vita dovrebbe difenderla. Ma ci hanno raccontato anche un’altra cosa: la volontà e la determinazione di esserci ancora e ancora, perché su quelle vite “non si può speculare”.

La nostra serata si è conclusa con i saluti di rappresentanti di forze politiche democratiche e progressiste italiane e belghe, presenti e unite dalla volontà di combattere fascismi e nazionalismi e di continuare a lavorare per costruire un’Europa più giusta, sociale e solidale. Noi, da parte nostra, siamo un bel po’ soddisfatti – e, se dobbiamo dirvela tutta, siamo anche un bel po’ ottimisti. L’Europa che vogliamo la vediamo e la viviamo ormai ogni giorno, sempre più bella e sicura, in ognuno dei luoghi e delle piazze che con forza travolgente e contagiosa ripudiano l’odio, la violenza e la paura di alcuni e manifestano per la solidarietà, l’accoglienza e i diritti di tutti. Da oggi, la vediamo anche nella piazza del Parvis de Saint-Gilles, che ormai è un po’ anche la nostra piazza: da oggi, una delle tante piazze che, come ha sintetizzato magistralmente Carla Nespolo, “sono piene di antifascisti”.

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