L’Europa di domani

Al Congresso della Confederazione europea dei sindacati, l’intervento di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil. Per un’Europa unita, sociale e democratica occorre rimettere al centro il lavoro, cambiare e riformare l’Unione: il punto è cosa facciamo assieme per i nostri figli e per quelli che verranno domani.

Per affermare un progetto di Europa unita, sociale e democratica credo che ci sia bisogno di dire con chiarezza che l’Europa va cambiata e riformata. Sono troppe le diseguaglianze. Noi che abbiamo creato lo Stato sociale, i diritti nel lavoro, corriamo il rischio di passare alla storia come quelli che hanno inventato il fiscal compact e l’austerità. (…)

Non c’è mai stata tanta gente che, come oggi, ha bisogno di lavorare per vivere ma il mondo del lavoro non è mai stato tanto diviso, frantumato e contrapposto. Così è in Italia, così è – secondo noi – anche in Europa e nel mondo. Sono troppe le diseguaglianze. Per affermare la democrazia, però, dobbiamo combatterle. Per questo serve una politica industriale europea, non le delocalizzazioni; serve un sistema fiscale vero, europeo, e non il dumping fiscale; servono i diritti del lavoro, il diritto alla formazione e non la deregolamentazione del mercato del lavoro. Serve un social compact, uno Stato sociale esteso a tutti, e non un fiscal compact. Occorre ridurre gli orari e non aumentarli. È necessario tagliare le unghie alla finanza e rilanciare il ruolo pubblico degli investimenti per avere un’idea di un nuovo modello di sviluppo, ambientalmente sostenibile. (…)

Ieri Juncker ci ricordava che suo padre era un operaio. Io credo che il problema non sia ricordarci di chi siamo figli, forse qui in tanti siamo figli di operai, il punto è cosa fa ognuno di noi oggi e cosa facciamo assieme per i nostri figli e per quelli che verranno domani. (…)

L’Europa è nata perché noi abbiamo sconfitto il fascismo e il nazismo e se oggi non vogliamo tornare a quella prospettiva, abbiamo bisogno di ricostruire la memoria ma abbiamo bisogno anche che la democrazia si fondi sulla partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori. E il lavoro deve essere qualificato perché –affermiamolo con chiarezza – un lavoro che non ha diritti, che non dà dignità a chi lo compie non è un lavoro, crea solo rabbia e frustrazione e apre soltanto lo spazio alle destre. (…)

Questa credo sia la battaglia da fare: non solo andare a votare domenica 26 maggio ma essere in grado da lunedì di mettere in campo in tutta Europa un’azione comune, contrattuale che metta al centro il lavoro, la lotta alla precarietà e l’aumento dei salari delle lavoratrici e dei lavoratori.

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