È anche la nostra mano

Noi sempre dalla parte di chi soccorre e delle libertà democratiche. Se con il Decreto Sicurezza abbiamo assistito a una torsione pericolosamente autarchica di stampo razzista e securitario, il decreto sicurezza bis – che sarà  proposto in consiglio dei Ministri – può assumere tratti da “regime”. Un intervento di Giuseppe Massafra, segretario nazionale Cgil

Lo schema si ripete. Ancora una volta il governo si prepara a intervenire in materia di immigrazione e di ordine pubblico. Della prima si occuperanno i tre articoli iniziali del Decreto Sicurezza Bis, del secondo i successivi. La scelta è quella di intensificare la “guerra” ai migranti, anche attraverso nuovi provvedimenti persecutori nei confronti di coloro che prestano soccorso. Non solo, allo stesso tempo, si mira a contrastare ogni forma di dissenso politico, attraverso l’inasprimento di misure tese a limitare ogni situazione che possa diventare occasione di contestazione.

Il primo articolo del decreto introduce multe da 3500 a 5500 euro per ogni persona tratta in salvo e la sospensione della licenza di navigazione in caso di reiterazione del “reato” a quegli armatori che dovessero prestare soccorso a naufraghi “migranti”. In poche parole si nega un dovere stabilito dagli accordi internazionali e dal diritto del mare.  Un fatto gravissimo sul piano etico, morale oltre che giuridico perché criminalizza il salvataggio delle vite umane.

Il secondo articolo dispone la facoltà di “limitare o vietare il transito o la sosta di navi mercantili o unità da diporto o da pesca nel mare territoriale per motivi di sicurezza e di ordine pubblico”. Non è difficile immaginare quali possano essere i motivi di ordine pubblico o sicurezza a cui si allude se pensiamo alla vicenda della nave Diciotti, per la quale il ministro dell’Interno ha rischiato un procedimento giudiziario per “sequestro di persona”. Tuttavia questa disposizione contribuirebbe anche a ridisegnare gli equilibri interni al governo e servirebbe a sottrarre titolarità e competenze attualmente attribuite al Ministero delle Infrastrutture, con buona pace del titolare Toninelli.

Negli articoli successivi della bozza di decreto emerge tutta la volontà di inibire o depotenziare ogni forma di aggregazione e manifestazione, magari proprio per impedire o limitare il dissenso politico. Si rispolverano persino provvedimenti, ancora in vigore, risalenti al periodo fascista.

L’articolo 4, ad esempio, prevede il potenziamento delle operazioni di polizia sotto copertura, favorendo le infiltrazioni di agenti in borghese nelle occasioni di mobilitazione e assembramento.

L’articolo 5 interviene sul diritto di riunione. Pena fino a un anno di reclusione nei confronti di coloro che partecipano a incontri (anche in forma privata) “in cui vengono commessi reati di devastazione e saccheggio”. Il punto maggiormente critico è che proprio la definizione di “riunione pubblica” resta pericolosamente elastica così che i questori potranno per ragioni di ordine, moralità o sanità pubbliche stabilirne le modalità di svolgimento o impedirne la realizzazione.

Ogni articolo di questa bozza cela più di un’insidia per le nostre libertà democratiche.

Il testo non è stato ancora esaminato dal consiglio dei Ministri, dunque non ha assunto la formulazione di decreto legge. Sembrerebbe una delle tante manovre di una campagna elettorale perenne, oggi più forte, in vista dell’imminente appuntamento europeo ma questo non basta a sedare la nostra preoccupazione che è, e resta, altissima.

Come quella dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite: “Siamo profondamente preoccupati per queste direttive – si legge in una lettera di 12 pagine che l’Ohchr ha inviato al governo italiano – : non sono basate su alcuna sentenza della competente autorità giuridica” e appaiono come “l’ennesimo tentativo di criminalizzare le operazioni ‘search and rescue’ delle organizzazioni civili”, oltre a “intensificare il clima di ostilità e xenofobia nei confronti dei migranti”.

Noi non ci stiamo. La solidarietà è il nostro dna. I nostri porti saranno sempre aperti. Siamo e restiamo umani. La mano di chi soccorre è anche la nostra mano.

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