O capitano, mio capitano

Alziamoci tutti in piedi. Sui nostri banchi. Educare alla libertà di pensiero è un dovere degli insegnanti. Essere educati al libero pensiero un diritto degli studenti. Una riflessione sulla vicenda della professoressa Rosa Maria Dell’Aria. Scrive Ciro Randazzo

Sono figlio di un’insegnante. Sono orgogliosamente figlio di un’insegnante. È stata lei a trasmettermi la passione, la voglia, il desiderio, la curiosità di conoscere. Me la ricordo mia madre che davanti al solito temuncolo “Descrivi l’Autunno”, mi prendeva la mano e mi diceva: “Dai usciamo, facciamo una passeggiata.” “E il tema?” “Lo scriviamo dopo. Come fai a scrivere se non hai osservato?”

E così in mille altre occasioni, lei – insieme alle tante figure di docenti che hanno seguito la mia carriera scolastica prima e universitaria poi – mi ha concesso il dono più bello: la meraviglia di conoscere. Di divorare un libro. Di sapere cosa è accaduto prima per capire cosa sta accadendo adesso e cosa potrebbe accadere dopo. Di curiosare tra le pieghe della realtà e quelle della fantasia. Di mettere in fila gli eventi, ma anche di studiare analogie, legami e paradossi. Che senso ha lo studio mnemonico se resta fine a se stesso e privato della preziosa capacità di individuare i nessi?

Mi faccio questa domanda oggi mentre osservo il volto di Rosa Maria Dell’Aria, docente di un istituto tecnico palermitano sospesa per 15 giorni dall’Ufficio scolastico provinciale a stipendio dimezzato. Il suo “reato” sarebbe l’omessa vigilanza. Non ha infatti impedito agli alunni di concepire un parallelismo tra le leggi razziali del 1938 e il decreto sicurezza del 2018.

Ha le guance rosse Rosa Maria. Gli occhi lucidi. Il suo è il volto del disappunto. Quello di chi all’improvviso si chiede: ma non era proprio questo il mio mestiere? Non avevo proprio il compito di educare al libero pensiero?

Educare a essere liberi non significa fare politica. Ma è un atto politico. È politico perché consente a chi viene educato di esprimersi, di relazionarsi agli altri, di agire in modo consapevole all’interno delle nostre società libere e democratiche.

Ve lo ricordate il film l’Attimo Fuggente? È stato a lungo uno dei miei preferiti. Sicuramente quando ero alle medie. L’indimenticabile Robin Williams nei panni del professor John Keating. Un insegnante di letteratura ribelle che, davanti alle regole austere della metrica poetica, invitava i suoi alunni a strappare le pagine del libro di testo. Un atto per alcuni versi raccapricciante, sicuramente sconvolgente ma in quel caso decisamente liberatorio. La poesia è libera. Il pensiero è libero. Noi siamo liberi.

Anche John Keating venne punito per aver insegnato ai suoi alunni a pensare liberamente. E i suoi studenti si resero protagonisti di un gesto che resta impresso nella memoria di tutti coloro che quel film hanno amato. Tutti in divisa (erano grandi ormai e negli Stati Uniti non avrebbero comunque indossato il grembiule), salirono in piedi sui banchi della classe. “O capitano, mio capitano…” dissero rivolgendosi al professore punito.

Era un verso della poesia che Walt Whitman aveva scritto dopo l’assassinio del presidente Abraham Lincoln, icona statunitense degli ideali di libertà e democrazia.

A noi i capitani piacciono così. Come John Keating. Come Rosa Maria Dell’Aria.

Alziamoci in piedi ragazzi! E carpe diem.

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