Mamma Cgil

Milioni di post a celebrare le mamme del mondo. In questo articolo Viviana Correddu ci racconta le mamme “Belle Ciao”, quelle della maglietta rossa, delle trattative estenuanti, delle manifestazioni, dei presidi, degli scioperi. Quelle che vogliono un mondo migliore per i loro figli e non smettono mai di lottare. Buona festa a tutte!

Qualche mese fa, mia figlia di sette anni ha fatto un disegno, uno tra i tanti, in cui io ho una maglietta rossa della CGIL. Ma come siamo noi madri sindacaliste? Siamo quelle che durante le trattative, cercano il momento utile per avvisare a casa che non sanno quando tornano. Siamo quelle che devono preparare il terreno venti giorni prima di ogni partenza, indorando la pillola ai figli, perché sappiamo che staremo via tre o quattro giorni di seguito. Quelle che all’autogrill, comprano il regalino, che dicono “non mi chiamare, lo faccio io appena riesco”, quelle che “ciao amore, ora non posso, ci sentiamo dopo”. Quelle che il sabato e la domenica, teoricamente, sono tutte per loro, e invece succede qualche casino e si sta al telefono. Quelle che c’è la manifestazione, il presidio, lo sciopero, il convegno, l’assemblea alle 10 di sera. Siamo quelle che li mettiamo a colorare nell’ufficio di qualcun altro, che li sbolognano a qualche compagno o compagna disponibili a fargli fare il “Cgil tour” mentre tu non puoi dargli retta. Quelle che “a scuola ti viene a prendere papà, la nonna, l’amica di mamma”. Insomma, come accade alla maggior parte delle donne che lavorano.

Viviana in un disegno di Elena Luna

Siamo madri complicate da comprendere. Siamo madri di cui raccontano a scuola con orgoglio che “la mia mamma aiuta i lavoratori quando non vengono pagati” e poi a casa ti fanno domande tipo “ma perché succede? Ma non è giusto, vero?” E noi proviamo a spiegargli che questo mondo è una merda ma senza fargli perdere la speranza, proviamo a essere quell’esempio che li fa pensare e vuole dirgli: “Non girarti mai dall’altra parte quando vedi un’ingiustizia”. Siamo quelle che “mamma! Ti ho visto in televisione! Però quando torni?”. Quelle che a volte ci viene il cuore piccolo piccolo, ma non ci si può fermare e pensiamo che troveremo il modo di recuperare. Di parlare, di abbracciare, di baciare.

Siamo madri che al lavoro non possono mostrare debolezze o fragilità. Perché dal maschilismo non si sfugge nemmeno in Cgil. Sesso debole che deve dimostrare di più, che deve avere la stessa flessibilità di orari e la stessa impermeabilità degli uomini, altrimenti “non hai il fisico”, “non sei in grado di reggere”, “non hai i coglioni”. Che poi ‘sti “coglioni” ….. devono dare un fastidio!!! No grazie, non ci teniamo ad averli. Siamo madri che educano i propri figli al sacrificio che la coerenza e l’impegno impongono, alla cultura del lavoro e alla parità di diritti. Anche a quella parità tra uomo e donna per cui ci impegniamo quotidianamente nei posti di lavoro compreso il nostro. Perché abbiamo deciso che non ci stiamo a quella frase costruita solo per le donne con figli che spesso ci sentiamo dire da parenti e amici: “ricordati che sei anche una mamma”, come fosse qualcosa che ci deve limitare o tenere in disparte. Ce lo ricordiamo, tranquilli. Non ce lo dimentichiamo mai, anzi. È un costante input di resistenza.

Elena Luna per la Carta dei diritti universali del lavoro

Siamo mamme come tante altre, lavoratrici come tante altre, impegnate, irrequiete, sognatrici. Siamo mamme che tentano ogni giorno di spiegare ai propri figli una cosa in cui credono e per cui lavorano costantemente: quando non siamo con loro, quando a volte, inevitabilmente, li trascuriamo, quando gli manchiamo, è perché vogliamo lasciargli un mondo migliore di questo. E io sono convinta che lo capiscano. Nonostante tutto, come cantava Mina, un po’ ci amano e un po’ ci odiano. Poi ci odiano e poi ci amano. E quando a volte sento che mia figlia non si ricorda di quella finalità d’amore profondo ma meno tangibile, mi convinco che lo capirà.

Buona festa della mamma a tutte le mamme. A quelle che lavorano, a quelle che vorrebbero lavorare e non lo trovano, a quelle che si licenziano perché non sanno a chi lasciare i loro figli, a quelle che in fondo si sentono mamme di tutti i figli di questo mondo senza aver mai partorito. Insomma, auguri a tutte le mamme che lottano.

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