I nuovi partigiani siamo noi

Eccoci qui. Oggi ci siamo presentati ai lettori di Strisciarossa. Cosa abbiamo scritto? Beh, alla fine di una settimana che era iniziata proprio nera nera, ci è venuta in mente una sola cosa: che noi siamo quelli che canteranno sempre “Bella Ciao” pure se l’anagrafe ci dice che allora non c’eravamo. Adesso ci siamo e ci saremo anche domani. Grazie Strisciarossa!

Se dovessimo dirvi chi siamo alla fine di questa lunga settimana iniziata malissimo con un editore nero pronto ad allestire il suo stand al Salone del libro di Torino e ora indagato per apologia di fascismo, se dovessimo dirvelo adesso dopo aver assistito alle aggressioni di Modena, Forlì, Avellino e Casal Bruciato, se dovessimo scriverlo in coincidenza con l’86mo anniversario del più grande Bücherverbrennung, in cui i nazisti bruciarono oltre 20mila volumi considerati veicolo di “cultura degenerata” in un unico immenso rogo allestito nell’Opernplatz di Berlino – la piazza su cui affacciavano il teatro dell’Opera e l’Università -, ebbene non potremmo che presentarci così: noi siamo quelli che canteranno sempre “Bella ciao”.

La cantiamo oggi e la canteremo domani e dopo ancora, anche se le nostre carte di identità vi diranno che non solo non abbiamo conosciuto la Guerra, la Resistenza e il Dopoguerra, ma neppure il Sessantotto e l’Autunno Caldo. Alcuni di noi erano in fasce quando le Brigate Rosse assassinavano Aldo Moro o quando don Tano Seduto, noto alle cronache giudiziarie come il boss Gaetano Badalamenti, condannava a morte Peppino Impastato. Altri di noi avrebbero dovuto ancora aspettare un decennio o più prima di sbarcare sulla Terra. Una sorta di allunaggio, in effetti, perché viviamo in Italia, un Paese in cui i giovani fanno fatica a trovare cittadinanza. Proprio tutti i giovani, non solo quelli nati da genitori di origine straniera a cui quel diritto viene addirittura totalmente precluso. Ecco, nonostante questa fatica e queste preclusioni, noi esistiamo e resistiamo. E lo facciamo quotidianamente e con orgoglio.


L’esperienza del blog collettivo Il futuro è nasce proprio dal bisogno di raccontare le nostre resistenze giovanili e quotidiane. E nasce all’interno di quella accogliente e democratica casa del lavoro che è la Cgil, una spinta venuta dal basso e dal bisogno di riconoscersi e ritrovarsi e, allo stesso tempo, di conoscere e trovare. Abbiamo l’ambizione di essere uno spazio aperto, inclusivo, in cui mettere a confronto storie, esperienze e riflessioni.

C’è un ragazzo che siede al bar e scopre la bruttezza dell’indifferenza davanti alla povertà e alla fame degli esclusi. C’è una giovane aspirante giornalista che vorrebbe scrivere e finisce a lavorare in un call center, precaria comunque. C’è quel deserto industriale che fabbriche come Industria Italiana Autobus rischiano di lasciarsi alle spalle e lasciare sulle nostre spalle. C’è la ragazza che vive da sei anni in Belgio, torna in Italia per una vacanza e incontrandosi con i vecchi amici, anche loro obbligati a trovarsi un’occasione all’estero, si pone una domanda a cui nessuno sa rispondere: se tornassimo tutti, questo paese che non accoglie ci accoglierebbe? C’è la studentessa che scende in piazza perché un Pianeta B non esiste. C’è l’operaio che ci racconta – a noi che di anni ne abbiamo molti meno – che anche superati i cinquanta ci si può rimettere in gioco e trasformare un’idea folle in una possibilità di salvezza anche per chi verrà dopo, come sta accadendo alla Bekaert di Figline Valdarno.

Sono tutte storie di ordinaria resistenza.
Storie che convergono e si intrecciano con temi che, oltre a resistere, persistono: la formazione, il diritto allo studio, la tutela dell’ambiente, la qualità del lavoro e delle sue condizioni, il fisco, i salari, le pensioni. No, non stupitevi se scriviamo anche di previdenza perché noi ci interroghiamo sul futuro e pochi o nessuno, al di fuori del sindacato, si domandano che cosa saremo e che cosa faremo quando non saremo più giovani, quando un lavoretto, magari come quello dei rider, non solo ci avrà fatto condurre una vita a ritmi forzati ma non sarà bastato ad assicurarci neppure una pensione dignitosa. E poi ci sono argomenti che speravamo fossero vecchi, antichi, superati e invece sono diventati urgenti: il rispetto della libertà e dei diritti delle donne e del mondo LGBTQI. Siamo nat* liber*. Vogliamo restare liber*.

Ci piace chiudere questa presentazione con un invito. Che scriva chiunque voglia confrontarsi con noi sui nostri temi, su questo Paese che non è per giovani ma che vogliamo cambiare: semplici cittadini e cittadine, iscritti, simpatizzanti, funzionari o dirigenti… Che scriva chiunque si senta resistente come noi perché siamo quelli che i porti li vogliono aperti e abbiamo deciso di essere noi stessi un porto aperto. Sulle nostre pagine troverete anche Pino Marino, gli Artisti x Riace e Alessandro Di Gregorio, il regista di Frontiera, che ha vinto il David di Donatello raccontando due giovani, a Lampedusa, davanti alla più grande tragedia del mare.
Infine, una speranza e un impegno: il nostro vuole essere anche il blog dei Simone, delle Greta, dei Rami, di tutta quella generazione che ha alzato la testa e che ha il coraggio e la forza di dire: “Nun me sta bene che no”. Ecco, se adesso dovessimo dirvi chi siamo: siamo i nuovi partigiani.

Un pensiero riguardo “I nuovi partigiani siamo noi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...