Dignità, giustizia, lavoro e memoria

“CGIL dovete morire. Siete la rovina della gente. Vergognatevi zecche rosse Crepate”. Questo il commento di un cyberbullo alla dura presa di posizione della Cgil di Forlì sull’utilizzo da parte di Matteo Salvini del Balcone di Piazza Saffi da cui arringava la folla Benito Mussolini nel ventennio fascista.

Un attacco vergognoso dove il linguaggio dell’odio è il nuovo manganello mediatico. Una minaccia, oltre che un chiaro segnale di incitazione all’odio e alla violenza. Ma tutto ciò non è casuale, l’incitazione allo scontro sociale che il capo politico della Lega, nonché Ministro degli Interni, ha promosso contro i cittadini che pacificamente manifestavano la contrarietà alle politiche oscurantiste di quella forza politica, ha scatenato la “galassia web dell’ultradestra”, gli “squadristi della tastiera” e  sdoganato i peggiori comportamenti.

Matteo Salvini la notte del 3 maggio non doveva usare il terrazzo del Municipio di Forlì. Si è trattato di uno sfregio alla città e alla Piazza che custodisce il sacrario ai caduti per la libertà a memoria dei 465 giovani partigiani morti per restituire la Democrazia e la libertà alla nostra città e al nostro paese. Un colpo alla memoria  dei partigiani della Banda Corbari impiccati dai Fascisti ai  lampioni di Piazza Saffi il 18 agosto del 1944. Come sono inaccettabili alcuni articoli che sull’arrivo del leader della Lega  hanno omesso di riportare i fischi della folla al ministro e alle sue politiche di odio.


I Partigiani Iris Versari, Corbari, Casadei e Spazzoli
appesi ai lampioni di Piazza Saffi dopo essere stati assassinati.


Giovani cittadine e cittadini che hanno manifestato pacificamente e hanno insieme lasciato la piazza cantando “Bella ciao”.  Sono stati infatti i ragazzi, gli  universitari uniti alla Forlì che resiste, che hanno dato corpo alle proteste della piazza, mentre il ministro in un abuso di potere usciva sul terrazzo schernendo la folla dei contestatori e usando parole di odio definendo i ragazzi “zecche dei centri sociali”. Parole che ripete nei tanti comizi elettorali con una chiara impronta “popolar bullista” utile a trovare il nemico esterno (i migranti, i comunisti, le zecche rosse…) e distogliere l’attenzione dai problemi del paese.
Per questo la Cgil di Forlì si batterà sempre per la democrazia nei luoghi di lavoro e nelle città e sarà sempre in prima linea verso chi vuole riportarci agli anni più bui della nostra storia.

Maria Giorgini, segretario della Camera del lavoro di Forlì

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