I lavoratori Bekaert sono io

“La vita è fatta di colpi di coda in cui ricordare di avere la testa”. Così Marcello Gostinelli, segni particolari operaio Fiom della Bekaert di Figline Valdarno, descrive la sua storia e quella dei suoi 318 compagni. L’ultimo colpo di coda e di testa, la settimana scorsa. Obiettivo: tentare il workers buyout e riprendersi la fabbrica da proprietari. Il racconto degli ultimi 11 mesi di una vertenza simbolo e una riflessione finale che ci coinvolge tutti.

3 Maggio 2019: altro tassello storico per noi operai cassintegrati Bekaert. In questa Italia qui, ancora una volta troviamo la forza per riaffermarci come soggetti attivi della nostra vertenza. Dopo un’assemblea dei lavoratori iscritti alla Fiom, abbiamo deciso di costituire un comitato promotore che ha incaricato la Lega delle Cooperative alla verifica tecnica, per l’acquisizione dello stabilimento Bekaert di Figline e Incisa Valdarno tramite una cooperativa degli operai. Per quanto mi riguarda, è un altro momento straordinario di questa triste vicenda perché dimostra, ancora una volta, la grande coerenza che abbiamo avuto. Per apprezzarlo quanto noi, è utile ripercorre la storia degli ultimi 11 mesi.

22 Giugno 2018
Erano le 8:30, quando il mio capo reparto mi venne incontro piangendo dopo aver avuto un colloquio con la Direzione; mi disse che l’azienda aveva aperto la procedura di chiusura del NOSTRO stabilimento. Tralascio le scene e gli stati d’animo che troppi Tg hanno raccontato. Dopo il panico decidiamo che l’unico obiettivo fondamentale è salvare lo stabilimento. La procedura di licenziamento aperta dalla Bekaert prevede 75 giorni tecnici prima dell’ufficialità inderogabile e della tragedia compiuta. Abbiamo quindi bisogno di acquisire tempo per produrre alternative e l’unico modo per farlo è quello di riattivare la cassa integrazione per cessazione attività cancellata dal Jobs Act nel 2016 sotto il governo Renzi. Da quei cancelli, dopo tre giorni di assemblea continuativa la Fiom Cgil spinge tutti, Fim e Uilm a un salto mortale. Torniamo al lavoro e costringiamo la dirigenza scappata con le guardie del corpo, a rientrare in fabbrica. Il contropiede disorienta i direttori Bekaert e accende la nostra lotta e la passione di un intero territorio.
Abbiamo trasformato la tristezza e la delusione in determinazione.
Abbiamo lasciato da parte la rabbia e iniziato a usare la testa
.

Dovevamo alzare l’attenzione e, insieme al Sindaco di Figline e Incisa Valdarno, Giulia Mugnai, abbiamo organizzato una manifestazione imponente, che ha coinvolto tutto il territorio, oltre 5000 persone vi hanno partecipato. Si è creato intorno a noi un interesse pazzesco, abbiamo iniziato ad avere una visibilità importante e, presto, la nostra vertenza ha avuto una rilevanza di carattere nazionale.
318 lavoratori sono diventati il simbolo della lotta di milioni di persone in Italia e non solo. Intanto il tempo scorreva veloce e, tra una trattativa e l’altra in sede ministeriale, non riuscivamo a trovare una soluzione di fronte alla cattiveria intransigente degli imprenditori belgi.

Metà luglio 2018
Durante un incontro al ministero, l’azienda fa una proposta al governo in ristretta: un allungamento della procedura dal 3 Settembre – scadenza dei 75 giorni – al 31 Dicembre se i sindacati avessero firmato da subito una non opposizione al licenziamento e concordato un risarcimento economico per chiudere la faccenda. Il governo, erroneamente, permette che questa parcellizzazione della vita di una comunità venga presentata ufficialmente. La scarsa lungimiranza del Ministero rivela una scelta potenzialmente fatale per la sorte nostra, dello stabilimento e per tutto il Valdarno. Se avessimo accettato, infatti, oggi saremmo tutti in disoccupazione, in Naspi, con un’età media di 50 anni; con la chiusura dello stabilimento ci sarebbero state poi grosse ripercussioni anche sul territorio. Fim e Uilm volevano capire quanto la mitigation (così si chiamava la proposta dell’azienda) avrebbe portato in soldi. Fu un momento drammatico. Discutemmo molto in un’assemblea accesa, negli interventi e nelle opposte posizioni. Soldi contro occupazione incerta e si sa che spesso i soldi possono far perdere la testa. In fabbrica c’era chi voleva chiudere la vertenza, dividendoci. La Fiom di Firenze è guidata da Daniele Calosi, un grande segretario che in quell’assemblea fu bravissimo a recuperare i lavoratori avanzando un’idea folle, ma a volte proprio la follia materializza i sogni: puntare alla riconquista della cigs (cassa integrazione straordinaria) e avere a disposizione un anno di tempo per discutere della reindustrializzazione dello stabilimento. Con la cigs e la Naspi potevamo arrivare a tre anni e, quindi, accompagnare le persone che avrebbero maturato i requisiti alla pensione. Potevamo cercare un accordo che incentivava con bonus economico chi sceglieva di accettare il licenziamento e, infine, cosa più importante, quelli rimasti legati alla reindustrializzazione potevano farlo in costanza di rapporto di lavoro e di diritti acquisiti, riducendo così l’impatto sociale negativo. L’assemblea si concluse con un documento unitario che seguiva le indicazioni della Fiom e accontentava anche chi voleva uscire. Un grande momento sindacale.

Agosto 2018
Periodo della chiusura per ferie e inizio di un nuovo pericolo. Temevamo che la dirigenza potesse approfittare della nostra assenza per portare via i macchinari e i prodotti che in completa autonomia, quasi in autogestione, continuavamo a realizzare. Nuovo confronto tra la Fiom e le altre sigle sindacali sull’eventualità di istituire un presidio davanti ai cancelli durante la chiusura estiva di 15 giorni. La Fiom favorevole, le altre sigle no. Il presidio venne accettato come indispensabile alla nostra lotta e qui, per me, iniziò uno dei periodi più belli della mia vita: un’estate straordinariamente vitale. Un presidio meraviglioso, dove tutte le sere avevamo ospiti importanti che venivano a trovarci: musicisti, politici, attori; tutte le sere era una festa grazie anche all’aiuto della popolazione che contribuiva con cibo e soldi utili per portare avanti la vertenza e il sogno di tutti. Alcuni di noi – l’esecutivo del comitato degli iscritti Fiom e altri, sempre della stessa organizzazione sindacale – venivano invitati in tutte le piazze e manifestazioni della Toscana a raccontare la nostra storia e le nostre ragioni. “I lavoratori Bekaert sono io”, lo slogan che ci rappresentava ovunque e ci precedeva nei tanti dibattiti televisivi anche nazionali. La nostra visibilità, grazie all’idea del presidio, stava dando i suoi frutti e anche la rockstar Sting ci accompagnò e amplificò l’eco della nostra vicenda venendo a suonare davanti ai cancelli.

Conquistata la ribalta mediatica, dopo una settimana dall’inizio del presidio accadde quella che possiamo ritenere una svolta fondamentale del nostro caso. In collegamento con la trasmissione televisiva Agorà dove era ospite il Ministro Di Maio, il funzionario Fiom Yuri Campofiloni sollecitava il Ministro a dare concretezza alle promesse di cambiamento politico e a ripristinare la cigs per casi come il nostro. Il Ministro prometteva di interessarsi e a distanza di pochi giorni raggiungeva la nostra fabbrica. Messo davanti all’evidenza della necessità di riattivare la cassa integrazione per cessazione di attività, assumeva l’impegno di farlo di fronte alla stampa nazionale. Mentre il presidio andava avanti, scorreva anche il tempo fino all’inesorabile scadenza del 3 settembre 2018: ancora non avevamo risposte concrete dal Ministero. Sembrava che ci fossero pratiche burocratiche che impedissero la stesura di un decreto legge per riattivare la cigs o che non ci fossero i tempi tecnici per farlo. Ancora una volta si accese la lampadina del nostro segretario Calosi, che ordinò al direttivo provinciale di sospendere il dibattito congressuale in atto nella Cgil per stare ai cancelli della fabbrica assieme ai lavoratori Bekaert e trovare una soluzione allo stallo.

Confronto tra il ministro Di Maio e il segretario generale della Fiom Cgil Firenze Daniele Calosi

Per la Fiom il Congresso era stare insieme alle persone in difficoltà che in quel momento eravamo noi che stavamo per perdere il posto di lavoro e la speranza di una prospettiva anche per le nostre famiglie. Questa scelta fu molto apprezzata da tutti i lavoratori, anche quelli iscritti alle altre sigle sindacali tanto che alcuni decisero di aderire alla Fiom. Da 73 in qualche ora diventammo 94. Pensare che ci fu qualcuno in Cgil che contestò questa scelta, mah… per me e non solo, fu un altro momento di grande sindacato. Finirono le ferie, il presidio, e stava per finire il tempo della procedura e la speranza. Il 29 agosto si tenne un incontro in Regione dove per l’ultima volta fu tentato di prendere tempo: chiedemmo di sospendere la procedura, ma l’unica cosa che ottenemmo fu la proroga di un mese. Invece di terminare il 3 settembre, si sarebbe conclusa il 1 ottobre, ma era sempre troppo poco, quindi tornammo in pressing sul governo: del Decreto ancora non avevamo notizie.
A fare la differenza, di nuovo, fu il segretario della Fiom Daniele Calosi, che insieme a Daniele Collini, anche lui della segreteria, si assunse la responsabilità di scrivere una bozza di decreto legge sulla cigs e consegnarla di persona al Ministro dello Sviluppo Economico Di Maio. Mi piace riportare quasi per esteso il colloquio perché imprime significato al fatto: “Trovate voi dove inserirlo. Questo è quello che dovete fare. Fate in fretta, fate come ha fatto il governo Renzi, che in una notte ha varato un decreto legge salva banche. Non si capisce come mai voi in tre mesi non riuscite a farne uno che salvi un’eccellenza italiana, la professionalità dei lavoratori Bekaert che hanno fatto crescere il business dello steel cord nel mondo.”

Da qui in poi, la storia di questa vertenza, la conoscono tutti: è stata reintrodotta la cigs per cessazione di attività, non solo per noi ma per 170mila lavoratori, che ne avevano bisogno in tutta Italia.
Il 2 ottobre 2018 è stato siglato al MiSE l’accordo sulla reindustrializzazione che prevede tra le altre cose una dote di 40mila euro a dipendente come sconto sull’acquisto dello stabilimento a chi subentra a Bekaert, una cifra che, moltiplicata per 318 lavoratori raggiunge, la somma di oltre 16 milioni di euro che alla fine è il costo dell’area dello stabilimento calcolata in 120mila metri quadri di cui 56mila coperti.
Il 21 dicembre del 2018, ultimo giorno di lavoro, viene siglato l’accordo sulla cassa integrazione: l’azienda non avendo più accessibilità di riscontro INPS poiché ha cessato l’attività, non può anticipare le retribuzioni dei cassaintegrati e viene raggiunto un accordo che prevede l’anticipo di una parte di nostri tfr e 3200 euro che dovranno essere restituiti a fine rapporto di lavoro il 31/12/2019. Dimostriamo così non solo che i lavoratori si pagano la cassa integrazione, versando tutti i mesi lo 0,30% dello stipendio in una voce apposita in busta paga, ma si pagano pure l’anticipo.

Un ultimo sforzo sindacale è stato fatto nel mese di Aprile 2019: a distanza di 4 mesi dall’accordo sulla cigs l’azienda non aveva ancora inviato all’INPS i moduli dei lavoratori in cassa. Di conseguenza, l’istituto di previdenza non aveva potuto erogare le somme. Dopo questo ulteriore atto di arroganza e negligenza, la Fiom decide di portare Bekaert in tribunale, appellandosi all’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori per atteggiamento antisindacale. 3 giorni più tardi, il 24 aprile, arriva la prima tranche della tanto agognata e sudata riconquista dell’ammortizzatore sociale ingiustamente cancellato dal Jobs Act dal governo Renzi.

Dopo questo dovizioso e cronologico racconto, voglio condividere una riflessione. C’è sempre un risvolto positivo, anche in quelle giornate lunghe e difficili per noi operai della Bekaert. Non mi sono mai sentito solo. Comunque andrà a finire, sento di poter dire che nonostante quello che ci è accaduto, sono riuscito a trovarci qualcosa di veramente straordinario. Viviamo in un mondo dove l’”io” la fa da padrone e l’egoismo annebbia la nostra visione che non riusciamo a spingere al di là del nostro orticello. Abbiamo perso il senso di appartenenza, di partecipazione, di solidarietà; valori che hanno fatto grande la nostra democrazia, mai così in pericolo. In quei giorni tristi ho visto tantissima gente comune preoccupata per noi. Nei giorni di presidio davanti alla fabbrica, c’è stata davvero una gara di solidarietà sbocciata in quella bellissima manifestazione del 29 giugno che, come ricordavo, ha visto la partecipazione di oltre 5000 persone che si sono strette attorno a noi. Davvero una dimostrazione di affetto grandissima nei nostri confronti. Abbiamo visto tantissimi ragazzi che prima non avevano mai partecipato a questo tipo di eventi, mettersi in gioco. Come Fiom abbiamo organizzato una squadra molto forte a sostegno dei nostri due delegati Rsu Filippo Pesci e Gianni Tarchi e ai nostri responsabili della struttura Fiom nelle persone di Yuri Campofiloni e Daniele Calosi segretario generale provinciale, che hanno dato dimostrazione di come si fa sindacato in un’epoca così difficile per il mondo del lavoro, dando l’anima per salvare i 318 lavoratori indipendentemente dall’appartenenza sindacale.
Chi in un modo, chi in un altro, abbiamo dato tutti un contributo importante alla nostra vertenza e questo è molto bello.
Le lunghe chiacchierate fra di noi, i dibattiti, la ricerca di un qualcosa da migliorare, oppure un qualcosa per migliorare noi stessi, è stato un arricchimento che in questi giorni riesco a percepire e che mi fa stare bene nonostante tutto. Non so come andrà a finire, ma sono sicuro che tutto questo mi mancherà terribilmente anche se riusciremo a far ripartire lo stabilimento, con investimenti importanti da qui a 100 anni ancora. Tutto questo mi mancherà. Mi mancheranno quei volti tristi ma belli, teneri. Mi mancherà quell’abbraccio forte, solidale, che ti dà quel senso di protezione che non sempre riesci a trovare. Mi mancherà la certezza di essermi circondato di persone perbene che mi vogliono bene. Tutto questo è bellissimo e comunque vada, spero di riuscire a non disperderlo. Stiamo cercando di farlo e il Workers Buyout, che vi ho raccontato all’inizio, è l’ennesima dimostrazione di quanto crediamo in noi e in un mondo del lavoro diverso.

Alla lotta ed al pensiero, compagni e compagne!

Marcello Gostinelli, segni particolari: operaio FIOM

Alla revisione dell’articolo ha contribuito Massimiliano Rossi che ci scrive: “Ringrazio Marcello per il cuore che riesce a trasmettere e per la passione che contagia e migliora chi come me lo ha potuto conoscere e apprezzare. Incontrarlo è una fortuna che arricchisce l’anima e la mente. Massimiliano Rossi, operaio FIOM Bekaert”

5 Comments

  1. Evochi emozioni e fierezza proprie delle lotte, grandi e piccole, vissute col cuore e con il cervello. Oggi ancora più preziose in un contesto profondamente cambiato. Bravi tutti. E’ la forza che vi sosterrà nella ripresa, quando il corso degli eventi riprenderà la sua ordinarietà: non più epica, ma risultato straordinario costruito, contro ogni previsione, con una lotta pensata e inclusiva.✊

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    1. Grazie Filomena , si , siamo orgogliosi di quello che stiamo facendo , speriamo che il nostro sforzo sia ripagato con una reindustrializzazione definitiva .
      Grazie un abbraccio

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