Ha ragione Landini

Carlo Soricelli è un ex operaio bolognese. Dopo la strage della Thyssenkrupp del 6 dicembre 2007 decide di mettersi in gioco in prima persona e provare a fare qualcosa. Dal primo gennaio del 2008 dà vita all’Osservatorio indipendente morti sul lavoro e inizia a registrare l’infinita lista di incidenti del nostro Paese. Oggi i casi hanno superato quota 15mila.
Il quadro offertoci da Soricelli è molto più grave rispetto a quello proposto nei report dell’Inail ed è sottoesposto sui media. Secondo i dati dell’Osservatorio indipendente, a crescere sono soprattutto i decessi di chi è impiegato senza tutele.
L’appello che pubblichiamo di seguito è un commento alle parole di Maurizio Landini pronunciate il Primo maggio a Bologna: “La sicurezza di questo Paese non è fare le leggi per armarci e difenderci, vogliamo la sicurezza di non morire sul lavoro.

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I morti sul lavoro sono molti di più rispetto a quelli presi in considerazione dalle statistiche dell’Istituto Nazionale Assicurativo Infortuni sul Lavoro, con l’aggravante che molte delle vittime inserite nei suoi report, a un vaglio successivo, non vengono riconosciute né risarcite.

Scrive Soricelli: “L’Inail chieda scusa ai lavoratori italiani. Da 11 anni monitoro i morti sul lavoro. Da 11 anni denuncio come le istituzioni prendano in considerazione per analizzare il fenomeno soltanto i dati dell’istituto, che in realtà si riferisce soltanto alla platea dei propri assicurati. Non è che se un lavoratore perde la vita sul lavoro e non è assicurato all’Inail non muore. Muore lo stesso!”

“Nella raccolta dati dell’Osservatorio, risulta che nel 2018, rispetto a dieci anni prima, i decessi sui luoghi di lavoro sono aumentati del 16%. Non i cali fin qui descritti dall’Inail.
Intere categorie non sono assicurate: se muore un poliziotto, un carabiniere, un agricoltore schiacciato dal trattore (già 34 quest’anno, 146 nel 2018, oltre 1500 in questi anni di monitoraggio) non rientra in nessuna statistica.
L’Inail chiarisca una volta per tutte se questi lavoratori rientrano nei dati diffusi. Così come le partite iva, per non parlare di chi opera in nero.”

Anche tutti gli ultimi governi dovrebbero scusarsi. Per avere assunto una realtà falsata da dati non esaustivi come alibi per non essere stati in grado di mettere in campo misure di contrasto.
È tempo di pretendere chiarezza. Dal 2008 al 2018 i morti sono stati quasi 4 al giorno.

Carlo Soricelli
da www.cadutisullavoro.blogspot.com

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