Un’ora per educare alla cittadinanza: serve davvero?

Palazzo Montecitorio vota per reintrodurre l’educazione civica nelle scuole. Il provvedimento passa ora al Senato. Una riflessione di Massimiliano De Conca, Flc Cgil

La Camera ha approvato ieri il testo unificato delle proposte di legge: Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica (C. 6827349169881166118214251464146514801485149915361555157616961709-A). Il provvedimento passa all’esame dell’altro ramo del Parlamento. In attesa di ben capire come si svilupperà questo insegnamento, proviamo qualche prima analisi.

Di cosa si tratta?

Dell’introduzione di un’ora nelle scuole Primaria, secondaria di I e II grado di materia «Costituzione e cittadinanza europea». La nuova materia, trasversale, sarà affidata agli insegnanti di Scuola Primaria di posto comune (dovutamente formati) e a quelli di diritto (classe A-46) che, in virtù della Buona Scuola (L. 107/2015), sono stati per lo più assunti su posti per attività di potenziamento (sono 4.850). In quell’ora in più, ricavata allo stato attuale e in attesa di modifiche ordinamentali, dal monte ore attualmente in vigore in ciascun ordine di scuola, bisognerà spiegare come diventare cittadini consapevoli. In sé l’iniziativa è corretta e merita sostegno, ma come si ammette nel disegno stesso c’è un problema ordinamentale. Come si fa a dire che si tratta di una disciplina trasversale se poi la si affida a un insegnamento specifico con valutazione periodica e finale? Un’attività trasversale attraversa, appunto, tutte le discipline (come per esempio è l’uso della lingua italiana), non è rinchiusa in un programma, in insegnamenti specifici.

Ne avevamo bisogno?

Indubbiamente c’è un disperato bisogno di accrescere le conoscenze dei cittadini su questioni che riguardano la Costituzione e la cittadinanza, anche in una prospettiva europea. La scelta però di affidarla a insegnanti “tecnici”, come possono essere i ‘giuristi’, rischia di far perdere la prospettiva storica o di banalizzare in taluni contesti non ancora ben scolasticamente strutturati (penso ad una prima media) l’aspetto giuridico.Proprio di una riforma ordinamentale oggi abbiamo bisogno: perché l’insegnamento della storia o dell’italiano deve essere riformulato in modo da non ripetere 2-3 volte in una carriera scolastica gli stessi argomenti (l’analisi logica, l’Impero Romano, le proprietà delle 4 operazioni …) a discapito di approfondimenti e sviluppi dell’insegnamento – come ricerca/azione – oggi troppo imbrigliati.

Su questo occorre premere sull’acceleratore, aprire una discussione con gli insegnanti su contenuti e metodi di insegnamento, verificare davvero i bisogni degli alunni e avviare soprattutto una ‘rivoluzione culturale’ che vada oltre la Scuola: si può insegnare la consapevolezza dell’uso dei social (si prevedono giustamente interventi contro il cyberbullismo) fra le mura scolastiche mentre il resto della società presenta agli alunni degli esempi e dei vissuti precedenti? (a partire dagli interventi politically uncorrect dei rappresentanti delle istituzioni).

Le riforme non si fanno a pezzi, perché la Scuola è parte di un tessuto sociale e quindi non è sganciata dal resto della realtà nel quale opera e che dovrebbe a sua volta modificare.

potete seguire Massimiliano De Conca sul suo blog personale www.massimilianodeconca.blog

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