Sulla nostra pelle (quale che sia il colore)

La propaganda xenofoba del governo, la visione emergenziale, l’approccio violento e disumano, i tentativi di contenimento dei flussi e la distruzione del clima di pace e coesione sociale creano nuovi problemi a un Paese che non riesce a rilanciare la propria economia. Gli effetti del decreto Sicurezza, accompagnato dallo slogan “prima gli italiani” si è letteralmente rivoltato contro i cittadini, lasciando per strada molti richiedenti asilo e cancellando migliaia di posti di lavoro. Era questo il “cambiamento” auspicato dagli elettori?
Da Modena, l’intervento di Giulia Pratesi, ex Rsa per Cgil Nidil

Il sistema di accoglienza della provincia di Modena, come quello di molte altre realtà italiane, continua ad attraversare una fase drammatica, sia per i beneficiari che per i lavoratori, entrambi di giovane età.
Già lo scorso anno, quando ancora non erano ancora state emanate le nuove Linee Guida Ministeriali sulla definizione dei capitolati d’appalto per la gestione dell’accoglienza, era stato necessario intervenire per salvaguardare i posti di lavoro. È dello scorso dicembre, la sottoscrizione fra Cgil e la cooperativa sociale Caleidos di un accordo riguardante le stabilizzazioni dei dipendenti per il 2018 ed eventuali assunzioni per l’anno in corso. La necessità a cui rispondere interessava la forza lavoro in somministrazione, che il decreto Dignità ha ridotto in maniera considerevole. Molti di questi lavoratori, presenti particolarmente nel progetto CAS, bando annuale gestito dalla Prefettura, privo di clausole sociali e soggetto a continue proroghe, avrebbero visto terminare il rapporto entro la fine dell’anno, se Cgil, APL e Caleidos non avessero lavorato di concerto. I cambiamenti introdotti dalla legge 96/2018 – che ha convertito il decreto dignità – non avrebbero infatti reso possibile un’ulteriore proroga dei contratti; a ciò si aggiungeva l’incertezza legata alla possibilità di un bando prefettizio con medesimi intenti e condizioni economiche del precedente.
La stesura di questo accordo è stata preceduta da mesi di intenso lavoro condotto dalle RSA e dalla Cgil Modena, che incontrando a più riprese i lavoratori e il Direttivo della cooperativa, si sono confrontati sulla necessità di assicurare una stabilità a operatori con un’ormai maturata esperienza nel settore.
Dal 2014 la cooperativa gestisce la maggioranza dei CAS e SPRAR e l’impianto di accoglienza portato avanti in tutta la Provincia ha sempre visto l’obiettivo di un’integrazione fra i servizi e la creazione di reti sul territorio, sia per i beneficiari che per i lavoratori, che si trovano così a operare in una struttura multiforme, cercando di rispondere alla complessità portata dall’utenza. Assistenza legale, psicologica, mediazione culturarale, orientamento al lavoro, coordinamento delle attività di volontariato sono alcuni dei servizi che la cooperativa ha offerto nell’indeterminatezza di questi bandi. Tutto questo sarebbe stato stravolto senza l’accordo del dicembre scorso e lo sarà se le linee guida in materia di accoglienza “straordinaria” non verrano riviste.

Le linee Guida Ministeriali sulla definizione dei capitolati d’appalto per la gestione dell’accoglienza, con la riduzione del contributo previsto all’aggiudicatario, rendono impossibile la copertura dei costi contrattuali, e di sicurezza sul lavoro, delle decine di operatori che finora hanno svolto con grande serietà e competenze specifiche le attività di inserimento e integrazione per i migranti previste dal modello di accoglienza diffusa. Nella nostra Provincia attualmente sono oltre 150 gli operatori dipendenti di diverse realtà come le cooperative Caleidos, Ceis, L’Angolo, Il Mantello, Papa Giovanni XXIII, Leone Rosso e Porta Aperta, e di agenzie di somministrazione .
Solo su Caleidos, dove si contano attualmente circa un centinaio di somministrati, più del 30% sono con contratto a termine, in scadenza al prossimo 30 giugno.
Si tratta in prevalenza di giovani impiegati con diverse professionalità (educative, legali, di insegnamento, psicologiche, sanitarie…) che lavorano su questi servizi e che in questi anni hanno costruito un modello di accoglienza che non solo fornisce ai quasi 1.600 migranti, vitto e alloggio, ma soprattutto formazione, assistenza socio-sanitaria e psicologica, percorsi di inserimento lavorativo (molti di questi migranti sono impegnati in regolare attività lavorativa), scolastico e di volontariato.Tra i migranti è presente inoltre un alto numero di soggetti portatori di vulnerabilità (neonati, minori e donne vittima di violenza, persone disabili o con disagio psichico o malattie croniche, vittime di tortura e violenza intenzionale, vittime di tratta, di discriminazione politica e di genere) per i quali non verrebbe garantita e finanziata alcuna forma di assistenza socio-sanitaria, se non a carico del sistema sanitario nazionale e degli enti locali, già fortemente in difficoltà e disattendendo in tal senso le Linee Guida sulla tutela di questi soggetti.

La maggioranza degli operatori dell’accoglienza è composta da lavoratori giovani mediamente fra i 25 e i 40 anni, laureati, che hanno trovato la loro prima esperienza occupazionale continuativa nel settore dell’immigrazione. A questo si aggiunge la giovane età dei beneficiari dei progetti, la maggioranza al di sotto dei 40 anni. Giovani, entrambi. Alla ricerca di un lavoro, entrambi. Con il loro futuro messo ancora una volta in discussione.

* la foto sulla testata è stata scattata da Dario Discanno


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...