Zero-sei: chi ben comincia è a metà dell’opera

La Cgil, da sempre attenta alle dinamiche socio-culturali del nostro Paese, sta indirizzando parte delle proprie forze in un progetto che mira alla cura della società del futuro: lo zero-sei.
Coscienti che la cura dei contenuti dei primi 1000 giorni dei bambini (considerando in aggiunta anche la vita intrauterina) sia la base per uno sviluppo potenziale delle bambine e bambini, Cgil, Fp e Flc intendono occuparsi della realizzazione del percorso di Istruzione Pubblica sancita nella riforma della “Buona Scuola” nell’età compresa fra la nascita e i sei anni.
Ci presenta questo ambizioso progetto Paola Grieco, della Funzione Pubblica Cgil di Torino

Attività dell’asilo nido LUBA2 – Libera Università dei Bambini – Roma

L’Università di Torino ha condotto uno studio sulla relazione della ToM (Teoria della mente) e cura dell’infanzia, rilevando una strettissima correlazione sull’istruzione della madre e lo sviluppo delle competenze del nascituro. Quindi, più la madre è competente più il bambino ha la possibilità di comprendere le emozioni e i pensieri che guidano il comportamento altrui. Tale effetto sfuma se il bambino viene inserito in un nido di infanzia, luogo capace di creare un effetto protettivo sui bambini inseriti in contesti socialmente svantaggiati.

Spostandoci oltre Atlantico, il recentissimo studio mondiale Intergrowth-21st – sostenuto dalla fondazione statunitense Bill & Melinda Gates e dall’Università di Oxford – su 1307 bambini sani residenti in 5 Paesi del mondo (anche in Italia) ha dimostrato alcuni fattori rilevanti per la base della pianificazione internazionale delle politiche sanitarie e sociali: l’intelligenza e lo sviluppo neuro-evolutivo nei primi due anni di vita (apprendimento, linguaggio, abilità motorie e crescita corporea) non dipendono dal colore della pelle, ma sono molto simili tra soggetti di aree geografiche e culturali molto diverse a parità di soddisfacenti condizioni socio economiche ambientali e di salute. Quindi, l’80% delle differenze nello sviluppo è attribuibile all’ambiente che accoglie il bambino. La stessa Intergrowth-21st aveva già dimostrato come da donne sane, ben nutrite, in buone condizioni socio economiche e ambientali, nascano neonati con una crescita intrauterina e postnatale simile (fino ai due anni di età) indipendentemente da etnia e area geografica.
Diviene quindi rilevante pensare ad azioni di sostegno alle madri, in termini di cura fisica, occupazione e istruzione per garantire un sano sviluppo dei loro figli.

Proprio l’istruzione è ciò che si vuole sostenere attraverso un progetto chiamato “Osservatorio zero-sei“, per promuovere un’analisi capillare delle strutture educative attive nel nostro Paese, le forme di gestione economica, l’utilizzo dei fondi organici per incentivare nuove attivazioni e un corretto utilizzo dei Fondi Speciali derivanti dalla riforma “Buona Scuola”.
Il polo dell’infanzia e il coordinamento pedagogico sono i due cardini della riforma. Obiettivo: sviluppare la compresenza di più gradi di istruzione (nido e infanzia) in un unico plesso, attivare la figura del coordinatore pedagogico fonte di contenuti e garante di un’istruzione pubblica di qualità.

Quale strumento per realizzare questo impianto? Il sistema integrato zero-sei. L’istruzione pubblica inizia dai primi tre mesi di vita delle bambine e dei bambini e deve essere garantita attraverso sinergie tra forze pubbliche e private.
Cgil, Fp e Flc, vogliono indirizzare l’analisi della realtà dei territori nei tavoli di contrattazione: le realtà osservate fotograferanno le varie identità territoriali, indirizzando i nostri sforzi nei tavoli territoriali, coordinati da un’azione nazionale.

Il progetto è stato presentato per la prima volta lo scorso dicembre. Sappiamo come il rispetto delle identità territoriali implichi una diversa velocità di azione nelle diverse regioni, ma siamo pronti a cogliere questa nuova sfida.
Crediamo fermamente che i nostri interlocutori, Enti Locali, Regioni, Miur, debbano cogliere i contenuti pedagogici come fattori qualificanti, oltre a garantire le risorse economiche. Per le decisioni che sarà necessario prendere, la politica della “spending review” nei servizi educativi non potrà che danneggiare la nostra società odierna e del futuro.

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