Memoria, lavoro, futuro

Quest’anno il 30 Aprile è una data doppiamente importante: ricordiamo non solo l’anniversario della morte per mano mafiosa di Pio La Torre, dirigente del Pci e della Cgil, l’uomo che ebbe l’intuizione di combattere la mafia attaccando i patrimoni dei mafiosi e che si intestò la battaglia contro i missili della Nato in Sicilia, ma celebreremo anche la prima giornata della Memoria dei dirigenti sindacali, delle lavoratrici e dei lavoratori, uccisi dalla mafia.

di Andrea Gattuso, segretario generale NIdiL Cgil Palermo

La lotta contro la mafia da parte della Cgil inizia molto prima degli ’80-’90, la storia della Sicilia a partire dai primi anni del ‘900, e in particolare nel secondo dopo guerra, è macchiata dal sangue di tante compagne e compagni caduti sotto i colpi della criminalità mafiosa perché lottavano per la terra, per la libertà, per i diritti dei lavoratori.
In questi anni la Camera del Lavoro Metropolitana di Palermo e la Cgil Siciliana hanno portato avanti un metodico lavoro per ravvivare la memoria delle compagne e i compagni, sindacalisti e lavoratori che hanno perso la loro vita per aver lottato nella Sicilia degli agrari e dei mafiosi per costruire un futuro migliore basato sulla libertà e sul lavoro.
In particolare la Cgil palermitana ha dato vita al calendario della memoria per ricordare singolarmente tutte le vittime, incontrare le famiglie, riappropriarsi della propria storia.
Quest’anno è arrivato anche un grande riconoscimento da parte del Comune di Palermo che ha portato all’intitolazione di 19 strade del quartiere di Bonagia ai sindacalisti uccisi dalla mafia, le “Vie dei Diritti”. Nessuna di queste vittime (tranne Placido Rizzotto ucciso nel 1947, solo nel 2012 sono stati celebrati i funerali di Stato) ad oggi ha avuto giustizia: lo Stato non ha mai perseguito i colpevoli e i mandanti, nessuna condanna è stata mai inflitta. Solo la storia ha condannato i colpevoli.
L’istituzione di una giornata della memoria di tutti dirigenti sindacali, delle lavoratrici e dei lavoratori, uccisi dalla mafia è un evento importantissimo non solo per onorare la memoria dei nostri compagni caduti ma perché ci permette di trasmettere questa memoria a noi e a chi verrà dopo di noi rendendoci più consapevoli del ruolo che il Sindacato, la Cgil, ha svolto e continua a svolgere per la democrazia e la libertà del nostro paese.
In un presente in cui è sempre più difficile per i giovani rintracciare valori e motivazioni, in cui troppo spesso il ruolo del sindacato è poco conosciuto da chi si affaccia nel mondo del lavoro, ripartire dalla storia, dalla memoria può essere un antidoto all’indifferenza.
Spesso risulta complicato far capire ai più giovani cos’è il Sindacato, il rischio è quello di essere fraintesi, essere assimilati a una sorta di ufficio, non manifestare quel ruolo di soggetto di lotta, di rappresentanza e di cambiamento che è nella natura della Cgil.
Il lavoro sulla memoria svolto in questi anni in Sicilia è prezioso, la scommessa adesso è quella di diffondere la nostra storia al di fuori dei nostri gruppi dirigenti, far capire e trasmettere quello che è il nostro ruolo, quello che facciamo ogni giorno anche parlando di cos’è stato il movimento sindacale nella storia e qual è il prezzo che è stato pagato per arrivare a quello che siamo oggi.
Come NIdiL Palermo abbiamo raccolto questa sfida organizzando, insieme alla Camera del Lavoro e alla Categoria Nazionale il 71esimo anniversario della strage di Portella della Ginestra lo scorso 1 Maggio. Vedere centinaia di atipici partecipare per la prima volta alla nostra Festa dei lavoratori è stata un momento emozionante e che ci ha dato forza nel lavoro quotidiano. Unire il lavoro tradizionale e le nuove identità di lavoro, unire la memoria e il presente sono allo stesso tempo uno sfida ma anche un prezioso strumento per la nostra azione quotidiana.

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