Europa: o è sociale o non è

Salvatore Marra, dell’Area politiche europee e internazionale della Cgil nazionale, ci porta nel cuore della manifestazione di oggi a Bruxelles. Un’iniziativa per rimettere le persone e il buon-lavoro al centro delle politiche dell’Unione Europea

A quattro anni di distanza dall’ultima manifestazione, oggi i sindacati europei scendono nuovamente in piazza a Bruxelles, alla vigilia delle elezioni europee di fine maggio, che molti definiscono di portata storica, e del congresso della Confederazione europea dei sindacati. Lo scenario economico e politico dell’Unione, dopo i 4 anni di governo della Commissione Juncker, è profondamente mutato: i segnali di timida ripresa sono contrastati, i segni lasciati dalla crisi economica sono ancora profondi, con una povertà che continua a crescere e un mondo del lavoro lontano dai livelli pre-crisi; gli europei paiono essere sempre più distanti dal progetto dell’Unione e i partiti nazionalisti e populisti paiono raccogliere crescenti consensi quasi ovunque. La Brexit è ormai una realtà. Un decennio fa il dibattito era incentrato sull’opportunità di accesso di nuovi Paesi nell’Unione (la Turchia?), un ragionamento che ormai non viene neppure menzionato persino negli ambienti più europeisti. Ora il dibattito si accende sulla possibilità di lasciare o no l’UE.


Occorre quindi scendere in piazza, mobilitare il mondo del lavoro con un messaggio chiaro: la strada per continuare a garantire benessere, pace, democrazia e lavoro alle future generazioni è quella di un’Europa unita e sociale, che riparta dai valori della sua fondazione. “L’Europa o è sociale o non è”: è questo lo slogan utilizzato dai partiti europeisti di destra e di sinistra. Ma l’Europa, negli anni dell’austerità, è stata per molti versi nemica del sociale e lavoratori e pensionati sono stati i primi a pagare il prezzo. Accanto allo slogan di un’Europa più unita e più sociale, occorre promuovere un’agenda che riporti al centro i diritti (e il Pilastro dei diritti sociali – a patto che non rimanga una mera enunciazione di principi – può essere un primo passo in questa direzione), che promuova il lavoro di qualità come strumento principale di emancipazione, che si incardini su un progetto culturale europeo, che rilanci un’economia sostenibile che parli un linguaggio verde e ambientalista, che promuova la partecipazione, la democrazia e la trasparenza.


È un programma ambizioso che chiama in causa anche i sindacati e la loro capacità di dare efficace rappresentanza a un mondo del lavoro in costante evoluzione e che celebra proprio nel 2019, circostanza fortuita, il centenario dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e si interroga sul grande tema del “Futuro del lavoro”.
il 26 aprile la CGIL sarà in piazza con la Confederazione europea dei sindacati per chiedere un dialogo sociale europeo più forte (sono venti anni che non viene trasposto in direttiva un accordo europeo), maggiore trasparenza nei processi di governance, una vera spinta alla contrattazione collettiva in tutti i paesi dell’Unione per lottare contro il dumping e la povertà, una effettiva implementazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, una lotta sistematica alle diseguaglianze anche tramite il rilancio di politiche di crescita inclusive e improntate all’ambientalismo, servizi pubblici e welfare per tutti, nonché un percorso politico di riforma delle istituzioni europee che porti verso maggiore integrazione e risolva i problemi di divisione che caratterizzano l’unione di oggi di fronte a temi come l’immigrazione, la politica estera e la competizione al ribasso persino fra gli stessi paesi dell’Unione.


L’appello è quello di andare a votare alle elezioni di fine maggio, per un’Europa più giusta e solidale, che celebri il mondo del lavoro e lo faccia diventare di nuovo protagonista di questo progetto al quale il mondo, soprattutto quello più povero e meno sviluppato, continua a guardare con speranza.
Maggiori informazioni sulla manifestazione del 26 aprile qui.

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