Ritti sull’ultima collina

Buon 25 Aprile a tutt*! Ai democratici e ai resistenti, ai partigiani di ieri e a quelli di oggi! E ancora di più alle donne e agli uomini di domani: ai ragazzi e alle ragazze, alle bambine e ai bambini.

Buon 25 Aprile alla nostra Repubblica fondata sul lavoro che quel giorno di 74 anni fa riscoprì la libertà dal nazifascismo. Vent’anni di orrore e di odio, di morti ammazzati, di prigionieri politici, di rastrellamenti, di esili, di sterminio delle libertà e delle vite umane.

Buon 25 Aprile anche a chi oggi ha deciso di non festeggiare, a chi preferisce un’inaugurazione, a chi ha dimenticato! E a voi che, pessimi e neri, bruciate statue, lordate con le vostre svastiche e i vostri fasci le pareti delle nostre città, infangate i nostri nomi e le nostre memorie, vestite gli stadi di striscioni orribili di cui vi è oscuro il significato inneggiante a un passato che ignorate diciamo: buon 25 Aprile e che l’ignoranza vi sia lieve!

Vi sia chiaro che noi oggi celebriamo la nostra festa, il nostro compleanno di persone libere. E seppure non lo sapete o non lo capite – o fate finta di non sapere e di non capire -, ritti sull’ultima collina, continueremo a ricordarvelo perché di noi ne rimarrà sempre uno… Ecco l’importante.

I partigiani calarono i loro semplici passi detonanti come spari. Senz’occhio per le bandiere che apparivano alle prime case, sordi agli evviva delle genti prime liberate, il maroso si arrestò soltanto al limite dell’asfalto della circonvallazione. (…) Quella era la prima città libera dell’Alta Italia, cioè dell’unica Italia. C’era già nell’aria, esaltante ed oppressivo il rombo delle campane, il boom degli evviva della popolazione, imposte si schiudevano come spari, gente si sporgeva dai davanzali quasi volesse tuffarsi per un più totale e immediato abbraccio. I marmocchi già sgusciavano tra le gambe dei partigiani avanzanti, vincendo col sicuro amore dei fratelli minori il panico per le armi, per le varie divise ed i volti stralunati. Johnny, esausto di felicità e di resipiscenza, stava avviandosi verso il centro. Pierre lo rincorse: una squadra agli argini occorreva, a controllare l’esodo dei fascisti. (da Il Partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, 1968)

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