È stato il vento e fischia ancora

Oggi, 25 aprile, ricorre il 74mo anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Un’occasione per celebrare la Resistenza di ieri e quella di oggi. Un contributo di Pino Marino, Artista x Riace

Secondo Mimmo Lucano è stato il vento a condurre la prima imbarcazione sulle coste riacesi. La sua è una frase breve, sintetica ed efficace. In pochissime parole ci spiega che si tratta di un fatto ineluttabile: le migrazioni, lo spostamento delle genti sulla terra non dipendono da circostanze occasionali ma sono un moto inevitabile che sia esso condizionato da guerre o da altri eventi meno furibondi. In quell’espressione di Mimmo Lucano, che affida gli spostamenti a un soffio d’aria, è racchiuso anche un secondo concetto: che quel moto, oltre a essere inevitabile, non è arrestabile, proprio come il vento. I concetti, i propositi, la legislatura hanno un ordine e un contrordine, possono essere fermati con un blocco della giurisdizione o della burocrazia umana, il vento no.

Perché aderire allora al manifesto degli Artisti x Riace? Per le ragioni che ho appena elencato ma anche perché è inutile cadere, per convenienza, nell’industria dello spavento e della paura, una delle più feconde del mondo occidentale alla quale è seconda solo quella dell’impoverimento. Paura e impoverimento sono le due industrie più ricche e più praticate di questo momento storico. Per impoverimento non intendo solo quello economico quanto l’immiserimento del pensiero, della grammatica, della libertà, e dell’uno e delle altre; per contrastare questa tendenza e  non cadere nell’industria della paura occorre raccontare il più possibile che non c’è uno spavento da affrontare, ma c’è un caso da risolvere.

Riace rappresenta tutto questo perché è un esempio: è la controprova che avere una visione alternativa e risolutiva è possibile, che la soluzione non è chiudere un porto ma accogliere. Ed è dall’esempio che nasce, in scala, l’opportunità di capire che un modo per comprenderci e comprendersi senza spaventarci e spaventarsi è una possibilità non soltanto teorica ma applicabile. Se tutto ciò riesce come prodotto istintivo in una comunità come Riace, può certo riuscire anche a livello più ampio e nazionale purché ve ne sia l’intenzione. E allora noi diciamo che occorre l’accoglienza, così come occorre la capacità di non sentirsi invasi ma “transitati”. Transitare è una condizione inevitabile del genere umano: non nasciamo e non moriamo in pantofole dentro una casa ma per varie ragioni – che siano di lavoro, di studio o anche di fuga da una guerra – ci spostiamo e ci muoviamo. Tutti siamo transitati e tutti siamo in transito: dobbiamo, quindi, cercare le condizioni umane per comprenderci e scambiarci quello che abbiamo  da raccontare della nostra storia.

Oggi, 25 aprile, sarò sull’Appennino tosco-emiliano per un concerto speciale in occasione dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La Resistenza è inossidabile ed è dalla memoria che si parte per avere un’idea chiara del percorso fatto e di quello ancora da fare. Non possiamo non misurarci con quanto è accaduto se vogliamo avere le chiavi per risolvere il nostro presente. Occorre studiare e partecipare. Il mondo contemporaneo vive, invece, di un’informazione bigotta, rapidissima, senza sangue, virtuale che passa per i social che tutti frequentiamo e che è voracissima: consuma notizie approssimative in poche ore e poi cambia soggetto, divorandone un altro ugualmente senza sangue e senza muscolo. Al contrario per comprendere occorre tornare all’impatto fisico con le cose e con le persone, non perdere la memoria e, attraverso lo studio del proprio passato collettivo, arrivare a individuare soluzioni pratiche, fisiche, per l’oggi. Cechov diceva: “Fare, signori, bisogna fare.”  E allora, oggi, la vera differenza non è tanto nell’uso delle parole – fra l’altro decadute a un quasi nonsense in questo spot social che sta prorompendo – ma nell’azione: nel fare le cose giuste e non semplicemente nel dirle.

Questo è l’epicentro dell’attuale momento storico: ricordare il 25 aprile, studiare i passaggi fatti e occuparci di una nuova Resistenza, quella legata simbolicamente a Riace perché la città di Mimmo Lucano non è l’unico dei piccoli comuni italiani che ha creato nuovi modelli di accoglienza o che ha sperimentato nuove convivenze senza indossare schioppo ed elmetto. Appoggiamoci a questo simbolo che fortunatamente non è l’unico. Affermiamo la nuova Resistenza, impegnata a opporsi a questa devastante e straordinariamente ottusa modalità di non comprendere l’altro e di non occuparsi delle soluzioni ma di demolire semplicemente ciò che non si capisce. Ecco: la Resistenza contemporanea, secondo me, è questa.

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