Il modello di integrazione sta per fallire?

Quando da straniero le difficoltà di accesso al welfare sono tali da vedermi negati diritti che al vicino di casa nelle mie stesse condizioni ma italiano sono semplificati, quando i miei figli devono aspettare i 18 anni per ottenere la cittadinanza, quando io o mia moglie – che abitiamo qui da 20 anni – non riusciamo a diventare cittadini italiani con pienezza di diritti ma soprattutto capacità di contribuire al progresso sociale del Paese, quando anche un buono scuola o l’accesso alla mensa diventa un’impresa… che idea mi devo fare dell’Italia? Se lo è chiesto Claudio Piccinini, coordinatore area migrazioni e mobilità INCA CGIL

Oltre a ciò che accade nello spazio di mare tra la costa nordafricana e i patrii confini, assisto in questo Paese ad ulteriore accanimento nei confronti degli stranieri residenti, regolari, lavoratori e loro famiglie. Anziché proseguire nell’opera di integrazione che l’Italia ha continuato ad esercitare in questi decenni pur tra tutte le difficoltà del caso, le leggi balorde come la Bossi Fini, come il Decreto Sicurezza, stiamo osservando, nel nostro lavoro, giorno dopo giorno, un progressivo accanimento su chiunque porti cognomi diversi dai Rossi e Brambilla nazionali, calciatori ovviamente esclusi. Peggio ancora se il pigmento della pelle non coincide con il pallore degli autoctoni.
Non sto parlando di vita sociale, di autobus o altre zone del quotidiano a forte pressione xenofoba ma di… Pubblica Amministrazione. O meglio, di settori della P.A. che rispondono direttamente alle indicazioni governative e, naturalmente, dei provvedimenti di legge a (s)favore degli stranieri.
Il tema è l’accesso alle istanze, ai diritti, di qualsiasi tipo. Questo spazio si sta progressivamente restringendo, in particolar modo nei confronti di chi tende e richiede un ulteriore consolidamento della propria presenza nella nostra società civile. Si va dal Decreto (poi legge) Salvini che ha defalcato il permesso umanitario, dalla norma del decretone che richiede agli stranieri la certificazione di impossidenza patrimoniale prodotta all’estero e legalizzata (provateci a legalizzare un documento all’estero) dalle Ambasciate italiane, fino alle recenti disposizioni trasmesse (in videoconferenza) alle Prefetture sulle richieste di cittadinanza, fino alle zone A e zone B da preservare nelle città.
Chiedere la cittadinanza, non solo ottenerla, sta diventando una missione a limite del possibile. DEVI avere la certificazione B1 per la conoscenza della lingua italiana, DEVI avere i redditi costanti nei tre anni precedenti, i tuoi dati anagrafici DEVONO coincidere perfettamente su tutti i documenti (visto che nella P.A. sono tutti così precisi nel riportare cognomi storpiabili), non DEVI avere assenze sulla residenza anche minime, anche giustificabili, pena la non accettazione della istanza di cittadinanza. Non sono più consentite integrazioni documentali. Inoltre alle Prefetture è consentito valutare mediante criteri poco trasparenti il tuo grado di “integrazione” nella società civile.
Senza parlare della durata della pratica di cittadinanza portata da due a quattro anni, un tempo infinitamente piu’ lungo di qualsiasi altra procedura amministrativa in Italia.

Beh, che si vuole ottenere? Oggi picchia qui, picchia là, limita questi, limita questi altri, si diceva oggi, un domani sembra ovvio aspettarsi che qualcuno, tra gli stranieri regolarmente presenti in Italia, che lavorano, che versano i contributi al nostro welfare, che pagano le tasse, che mandano i figli a scuola… beh, se questi fossero italiani sicuramente avrebbero già la bocca più che storta e pronti a imbracciare bastoni e incendiare qualche cassonetto contro uno Stato incattivito nei loro confronti. Quello che intendo è che il processo di integrazione, così delicato, così difficile da ottenere in un panorama europeo che ha visto in un recente passato rivolte nelle banlieu parigine, gang scontri e delitti di gruppo altrove, sembrava che da noi procedesse in una relativa tranquillità grazie agli sforzi e ai tentativi spesso riusciti di innescare un percorso di scambio e rispetto reciproco che ha caratterizzato la via italiana all’integrazione.
Ma domani?
Quando le difficoltà di accesso al welfare sono tali da vedermi negati diritti che al vicino di casa nelle mie stesse condizioni ma italiano sono semplificati, quando i miei figli devono aspettare i 18 anni per ottenere la cittadinanza, quando io o mia moglie che abitiamo qui da 20 anni non riusciamo a diventare cittadini italiani con pienezza di diritti ma soprattutto capacità di contribuire al progresso sociale del Paese, quando anche un buono scuola o l’accesso alla mensa diventa un’impresa… che idea mi devo fare dell’Italia? Che ci sto a fare qui. E se ci DEVO stare perché ho un lavoro, una famiglia da mantenere, e comunque pago le tasse, l’affitto e contribuisco al progresso economico di questa nazione perché devo accettare questo accanimento nei miei confronti? Con che stato d’animo ne faccio ancora parte?
Ecco, quello a cui sto pensando è che il modello di integrazione all’italiana, quello morbido, quello nato dalle regolarizzazioni di massa aggirando norme ipocritamente più restrittive del necessario, stia per terminare, stia per scemare a causa delle peggiori idee (dominanti) sul nostro futuro di nazione.
Che cosa aspettarci domani? Dovremo SOLAMENTE temere un crollo del nostro sistema di welfare abbondamentemente previsto dai demografi e colpevolmente ignorato dai nostri governanti o, addirittura, qualcosa d’altro? Qualcosa che ha a che vedere con la rivolta già sperimentata in paesi dove il modello di integrazione ha fallito? Dove l’esperienza dei ghetti ha richiamato integralismi ed eccessi? È ciò che si sta cercando? Fa parte di un progetto o è solo inconsapevolezza? C’è un disegno preciso per elevare la conflittualità sociale tra comunità finora conviventi in modo pacifico? E se la risposta è sì, chi contrasta e contrasterà questo processo?

Per approfondire leggi
Progetto Form@ – Formazione Orientamento RicongiungiMento F@miliare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...