Education for future

Cambiare la scuola per cambiare il sistema. In piazza del Popolo a Roma un nuovo appuntamento per la generazione controcorrente. L’intervento di Giulia Biazzo, coordinatrice nazionale Unione degli Studenti

Siamo la generazione controcorrente, studentesse e studenti che hanno deciso di andare contro il sistema dei grandi e dei potenti per invertire la rotta, costruire un’altra direzione da quella che è già stata pensata per noi senza chiederci il permesso e senza sapere di cosa abbiamo bisogno, quali sono i nostri sogni e le nostre aspettative per la vita. Ci hanno chiamati fannulloni, perditempo, illusi e ancora più spesso ci hanno strumentalizzati solo per raccattare consensi dietro parole piene di speranza, come quella del “cambiamento”, mentre nessuno è mai riuscito a garantirci un futuro dignitoso. Nel mese di marzo ci siamo mobilitati per un nuovo modello di società, a partire dal ripensamento di ciò che studiamo a scuola e di come lo studiamo, arrivando alle piazze dello sciopero femminista, di Fridays for Future e della Marcia contro le Devastazioni Ambientali fino alla giornata contro le mafie di Libera. Perché siamo scesi in piazza e lo rifaremo? Perché stiamo bloccando le lezioni in classe? Perché vogliamo diritto al futuro!

I “grandi” contro cui stiamo lottando non lo sanno o non vogliono saperlo ma non c’è  più tempo per aspettare, vogliamo cambiare il sistema ora, vogliamo farlo subito a partire dai luoghi di maggiore sconfitta dei governi degli ultimi vent’anni: le nostre scuole. È proprio tra i banchi di scuola che abbiamo conosciuto l’incertezza per il futuro, l’ingiustizia, l’ansia di dover competere per essere migliori e l’imbarazzo di rimanere indietro se non siamo stati adatti, se non abbiamo superato le prove. Tra i libri di testo da cui ingurgitiamo nozioni e i voti in condotta per le punizioni, ci siamo fatti una dura corazza per resistere ma ora non basta più: rivendichiamo il diritto allo studio ma studiare serve se  cambia la società!

Abbiamo subito sulla nostra pelle 8 miliardi di tagli in istruzione che hanno ridotto a privilegio un diritto che avrebbe dovuto essere garantito per tutte e tutti; abbiamo visto le nostre scuole trasformarsi in aziende e le nostre assemblee diventare dei momenti vuoti in cui non si decide nulla mentre in classe poco importa fare lavoro di squadra, tanto solo chi se lo può permettere potrà andare avanti. Mentre ci mettevano uno contro l’altro, abbiamo subìto la deriva repressiva del Governo ed in questo autunno abbiamo fatto i conti con la cinofila nelle nostre scuole e la polizia in antisommossa quando organizzavamo un presidio o un momento di protesta o anche solo se stavamo facendo lezione in classe, perchè il clima di terrore tra i banchi ormai è una costante. La tensione proibitiva e antidemocratica la viviamo ora per ora a scuola quando non ci è permesso parlare di politica, scrivere su un giornalino, esprimere la nostra opinione, aprire delle aulette autogestite, organizzare giornate dell’arte, bloccare la routine ed iniziare a pensare insieme. Con il decreto sicurezza ed il progetto scuole sicure il governo ha deciso fin da subito di costruire una società chiusa, che preferisce catturare la rabbia, l’odio e l’insoddisfazione per direzionarli verso gli ultimi, invece di risolvere i problemi reali come l’istruzione, il lavoro, l’integrazione o le pensioni. Quello che succede fuori dalle mura dell’edificio scolastico trova le sue radici sempre dentro, tra i nostri banchi di scuola. O cambia l’educazione e così il modello di scuola o la società rimarrà ferma.

È per questo che proprio le nostre scuole sono sotto assedio, a partire dal braccio armato del Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e della Lega sta portando a termine la distruzione della scuola pubblica con un progetto di autonomia differenziata tra regioni, che segnerà la fine di un sistema nazionale d’istruzione e di diritto allo studio. Lo stesso governo che in campagna elettorale prometteva di abolire la Buona Scuola di Renzi, oggi la riconferma e la peggiora, lasciando alle singole regioni la decisione di investire o meno sulla nostra formazione, sui nostri programmi di studio, sui nostri diritti. La nuova Riforma dell’Esame di Stato è solo la ciliegina sulla torta di un disegno ben definito in cui assente è la reale partecipazione studentesca: sta succedendo con le nuove linee guida sull’Alternanza Scuola Lavoro che invece di mettere in crisi l’impostazione della Buona Scuola ne riducono solo le ore obbligatorie rendendo quello che doveva essere un metodo didattico, orientamento al lavoro in un bell’oceano in cui per galleggiare devi possedere delle soft skills e devi essere competitivo. Meglio impari, più vieni premiato, prima sarai inserito nel mondo del lavoro. E’ tutta una follia mal strutturata che ci è stata imposta dall’alto.

Vogliamo ricostruire a partire dai nostri banchi una nuova idea di futuro, libero dalle ingiustizie che viviamo tutti i giorni e contro chi continua a decidere per noi senza consultarci. Vogliamo dare un’idea rivoluzionaria di scuola, che prepara studentesse e studenti a cambiare la società, il modello di sviluppo e l’intero sistema, per costruire un Paese più giusto e democratico per tutti. E’ arrivata una nuova stagione di protagonismo studentesco: oggi, 19 Aprile, saremo in Piazza del Popolo con Greta Thunberg di Fridays for Future, in visita a Roma, verso il secondo sciopero globale del 24 Maggio. Studiamo per cambiare il sistema e se non possiamo decidere sulle nostre vite e sul nostro futuro, scioperiamo ad oltranza!

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