Vive les contaminations!

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di un iscritto: una riflessione buttata giù dopo aver ascoltato in tv le parole dello storico dell’arte Vittorio Sgarbi. L’arte è arte, non la rappresentazione della purezza stilistica. Un intervento al di là dell’integrità e delle contaminazioni.

Ieri, mentre guardavo attonito le fiamme, ho ascoltato uno storico dell’arte esprimersi in modo arido, al limite del cinismo, riguardo l’incendio di Notre Dame. Se ho capito bene “chissenefrega” di una chiesona rimaneggiata più volte e “rifatta” quasi due secoli fa da quel furfantello di Viollet le Duc che amava il gotico così tanto che quando aveva modo di mettere mano su qualcosa di quel periodo ci lavorava con un po’ troppa fantasia.

Non intendo difendere il restauro “stilistico” di cui Viollet è stato uno dei maggiori esponenti, né disquisire sul restauro “conservativo” o quello “scientifico” né, tantomeno, sulla contrapposizione tra Romanticismo e Neoclassicismo.

Voglio solo proporre di riflettere su quello che mi sono chiesto appena ho visto le lingue di fuoco avvolgere la guglia, la flèche. Perché io ho provato, come tanti, la stessa sensazione di smarrimento che provai quell’11 settembre 2001 ormai lontano?

Quando perdiamo improvvisamente certi simboli è come perdere le chiavi di casa. Ci si sente sperduti e poco importa che siano o no opere d’arte pure, incontaminate, verginali. I simboli sono contaminati, ibridi, un po’ fasulli ma ci servono, ci danno sicurezza, ci appaiono eterni e non lo sono. Che importa se la cattedrale di Notre Dame è gotica o neogotica?

Senza entrare nell’ambito religioso, importano di più gli eventi storici avvenuti là dentro, le rappresentazioni pittoriche, le opere musicali, la canzone di Edith Piaf, il gobbo di Notre Dame inventato da Victor Hugo, il film di Walt Disney, Abelardo ed Eloisa, gli evocativi gargoyle, le scene di film girate su quel tetto che non c’è più, le stampe vendute dai “bouquinistes” sul Lungosenna, direi persino le cartoline e le foto dei turisti con dietro la facciata o l’abside.

Non ci si deve rassegnare ad una ricostruzione scontata. Io mi auguro che Notre Dame venga ricostruita solida, sincera nel mostrare le parti nuove e con un buon impianto di allarme/antincendio anche se non autenticamente gotico.

Sarà ancora di più contaminata. Viva le contaminazioni.

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