Silvia lo sai

Silvia Curcio, operaia di IIA, Industria Italiana Autobus di Flumeri, in provincia di Avellino, lavora nella fabbrica abbandonata da Fiat nel 2011 durante la fusione con Chrysler. Silvia e i suoi colleghi lottano da allora con determinazione per far ripartire il sito e mettere le loro competenze al servizio del Paese. La newco che doveva coniugare le competenze di BredaMenariniBus e exIrisbus è finita in mani turche ed è in Turchia che si producono gli autobus destinati alle nostre fabbriche e alle nostre città. In Irpinia, come nel resto del Sud, c’è bisogno di un cambio di passo per contrastare la desertificazione economica.

Deserto Irpino

di Silvia Curcio, Fiom Cgil Avellino

Da otto anni, la vertenza ex-Irisbus, oggi IIA, Industra Italiana Autobus, tiene col fiato sospeso i lavoratori e le lavoratrici dello stabilimento di Flumeri, chiuso dal Lingotto nel 2011 per delocalizzare all’estero la produzione di autobus. Oltre al danno, noi operai abbiamo subito una fragorosa beffa: Fiat, dopo averci abbandonato al nostro destino, ha continuato a vendere in Italia i mezzi prodotti in mezza Europa, aggiudicandosi quote di mercato e commesse pubbliche per il trasporto su gomma. Completa il paradosso tutto nostrano il fatto che IIA produca in Turchia i mezzi destinati al nostro mercato sotto un’etichetta made in Italy.
Da allora a Palazzo Chigi si sono alternati sei governi e sette sono stati i ministri dello sviluppo economico insediatisi nel dicastero di Via Molise. Nessuno è stato in grado di proporre soluzioni definitive.

In Italia non c’è la volontà di continuare a produrre autobus, disperdendo un patrimonio di competenze e professionalità da tramandare ai giovani, in un settore strategico per una nazione che intende crescere sotto il profilo della mobilità sostenibile. In Italia si stima che l’80% del parco mezzi sia vetusto, lo stato dei mezzi circolanti rappresenta un rischio quotidiano per i cittadini costretti a viaggiare  tutti i giorni, pagando per un servizio pubblico scadente.

La civiltà di una nazione passa anche attraverso la qualità del trasporto pubblico ma la subalternità della politica rispetto a Fiat non è irrilevante. Mentre i nostri operai sono in cassa integrazione, non si reindustrializzano i siti dismessi, non si creano nuovi posti di lavoro in un’area di crisi complessa.

Ogni anno sono centinaia i giovani costretti a lasciare l’Irpinia. Ma è storia di tutto l’Appennino. Partono in cerca di speranze o barattano la prossimità dei propri affetti con lavori precari e sottopagati. Intanto i governi continuano a riempirsi la bocca con il Sud, ma di fatto nessuno si impegna per una discontinuità con il passato.
Il Mezzogiorno continua a essere un bacino di voti da contendersi durante le campagne elettorali. Una popolazione sempre più anziana, conseguenza dei giovani che lasciano la propria terra, consegna l’intero Mezzogiorno alla desertificazione economica e sociale.

Leggi anche:
Gli autobus italiani? Ora si producono in Turchia. Ma il governo non lo sa
(FortebracioNews)

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