Appesi a un filo

Nei call center Teleperformance i lavoratori somministrati protestano. Secondo l’antico motto “divide et impera”, il gruppo vorrebbe imporre sacrifici ad alcuni addetti impiegati su delle commesse e non ad altri. Al contrario, il sindacato chiede il rispetto di un principio semplice: stesso lavoro, stessi diritti. Nel giorno della mobilitazione nazionale che vede impegnati i siti di Roma e di Taranto, pubblichiamo la testimonianza di un’operatrice.

“Perché ritieni di essere adatta a questo lavoro?”
“Beh, io mi occupo di comunicazione…”

E’ cominciata così, con un colloquio che sembrava come tanti, la mia esperienza al call center. Un po’ spaventata, un po’ divertita, cercavo un secondo lavoro, part time, per garantirmi qualche guadagno in più.

Trentuno anni, una figlia di un anno e tre mesi, innamorata di una professione che sognavo da sempre e che poi, nella realtà, aveva fatto di me solo una giornalista precarissima, che aveva perso il lavoro dopo sette anni di stressante vita di redazione, ad appena un mese dal matrimonio e che, dopo un anno di disoccupazione, da quattro anni era impegnata a dir poco full time, ancora una volta, in un altro quotidiano locale. Con un precario contratto di collobarazione “a progetto”, parola che faceva e fa a botte proprio con l’assoluta mancanza di progettualità che un tale contratto offre.
In gravidanza avevo toccato anche le quindici ore lavorative, fino a tre giorni prima del parto. La mia “maternità”, non retribuita, era durata quindici giorni.
Sara, mia figlia, ne aveva appunto quindici, di giorni, quando ero tornata a lavorare. A volte, quando potevo, la portavo al giornale con me, e mentre scrivevo cercavo di allattarla o farla addormentare.
Intanto, gli stipendi arrivavano puntualmente in ritardo.
Così, nel timore di perdere ancora una volta anche quel lavoro precario, avevo inviato il mio curriculum ad un nuovo call center di cui in città si parlava moltissimo.

Per caso. Perchè lo sappiamo, lo è stato per tutti, un lavoro per caso. Un lavoro che doveva essere temporaneo. Ai miei l’idea non piacque. Perché, anche se non lo diciamo, ci si doveva quasi vergognare a lavorare in un call center. Mio padre, che mi vedeva così pronta a gettare all’aria anni di sacrifici per essere una giornalista, non mi ha parlato per settimane. Nove mesi dopo, la svolta: un contratto a tempo indeterminato, un sogno che diventava realtà.
Sono trascorsi tredici anni, tra quelle postazioni, quelle cuffie, i rumori di fondo, le urla del cliente al telefono a volte, spesso, arrabbiatissimo, l’outbound, l’inbound, le vendite, il responsabile che grida la “coda”. I tempi da rispettare, l’alienazione.

“Buongiorno, sono Claudia, Francesco, Teresa, Deborah”.
Nomi ai quali spesso la gente fatica a dare un volto. Siamo qui, tra i picchi ed i cali di chiamate, i committenti che vanno e vengono, e abbiamo imparato a ricominciare, di volta in volta. Un nuovo prodotto, una nuova campagna, nuovi colleghi di team, nuovi supervisori, orari e turni sempre più flessibili.
E la crisi, sempre lì, in agguato. Quante ne abbiamo passate, in questi anni. La solidarietà, le ferie “forzate”, la cassa integrazione, il multiperiodale.
Lo stipendio che si assottigliava, gli scioperi, e ancora la paura di perdere quel lavoro cercato, trovato per caso.

Sapete cos’è il call center oggi per tutti noi, giovani e meno giovani che in qualche modo, per caso, vi siamo approdati? Una piccola certezza, piccolissima, in un Paese in cui le vecchie generazioni hanno preso tutto ciò che si poteva prendere, anche di più, e a noi hanno lasciato le briciole.
Il “posto fisso” non esiste più, tantomeno la “pensione”. Quando sentiamo parlare di “quota 100” e dell’opportunità o meno di aderirvi, a noi viene ormai quasi da sorridere.
Ci sarebbe da piangere, e quante volte è accaduto, ma noi siamo abituati a sfidare le tempeste, e ci proviamo, ad andare avanti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...