Nun ce sta bene che no

A Torre Maura, quartiere Est della periferia romana, oggi scenderà in piazza quella Italia (e quel pezzo di cittadinanza romana) che ancora resiste e che non ha nessuna intenzione di piegarsi alla violenza fascista. Un articolo di Roberto Iovino, segretario Cgil Roma e Lazio

Manca il lavoro, i servizi ormai sono inesistenti, le case e le scuole cadono a pezzi e la colpa sarebbe dei Rom? Non c’è frase più efficace di quella utilizzata da Simone, il quindicenne di Torre Maura, che ha avuto il coraggio, a favore di camera, di mettere a nudo l’ipocrisia dei rappresentanti dell’estrema destra romana che ancora una volta cavalcano il dissenso per continuare a seminare odio e razzismo.

I fatti: come noto, anche come conseguenza di quanto previsto dal pacchetto sicurezza, l’amministrazione romana ha deciso di spostare una settantina di persona di etnia rom (di cui trenta bambini) da uno Sprar ad un’altra struttura a Torre Maura. Nessuno è stato avvertito: né i servizi del municipio né la folta rete di accoglienza che da anni lavora in città. Si sparge la voce nel quartiere e il malessere diventa protesta. Una protesta però che non deve ingannare, sicuramente ci sarà grande disagio per chi vive la periferia e le sue contraddizioni (non solo a Torre Maura sia chiaro), ma questa protesta è diventata sin da subito brodo di coltura per le peggiori fazioni neofasciste in città, che l’hanno strumentalizzata per superare ancora una volta il limite della decenza.

«Bruciateli vivi!» oppure «devono morire di fame!» alcuni dei cori costruiti ad arte, e poi saluti romani e comunicati che denunciano una pericolosa «sostituzione etnica». Tutte balle. Per fortuna Simone, il ragazzo del video che sta spopolando in queste ore su tutte le piattaforme social, ha messo a nudo l’ipocrisia dei neofascisti che a Torre Maura, così come a Tor Bella Monaca o a nuova Ostia, buttano benzina sul fuoco per fomentare la guerra tra poveri. È quello che non ha capito Virginia Raggi. Chiusa nel suo fortino al Campidoglio, all’apice della distanza tra la sua azione amministrativa e il consenso in città, ha deciso di spostare le settanta persone dopo il presidio. Insomma di darla vinta a Casapound e Forza Nuova. Un precedente pericoloso di cui dovrà rispondere pubblicamente.

Come è possibile legittimare le istanze di chi ha aggredito violentemente persone che stavano semplicemente facendo il proprio lavoro, portavano viveri ai rom ospiti della struttura? Quale amministratore serio e credibile si sarebbe mai piegato alla violenza delle fazioni di estrema destra? Questa vicenda non è altro che lo specchio dello stato di salute della città, dalla rabbia di milioni di abitanti che vivono le periferie al grande caos che regna sovrano al Campidoglio, in un’esperienza amministrativa che ha ormai esaurito il credito di fiducia ottenuto da migliaia di cittadini romani.

È anche questo il senso dell’iniziativa promossa dalla folta rete associativa (Cgil, Arci, Acli, libera e alcune associazioni del settimo municipio) prevista per questa mattina – Sabato 6 Aprile – a Torre Maura: reagire e non piegarsi alla violenza fascista, riportare il discorso pubblico sulle vere emergenze sociali che si vivono nelle periferie e ricostruire legami di solidarietà contro la guerra tra poveri. Al di là della spettacolarizzazione di quanto successo in questi giorni, sono obiettivi possibili e concreti. Le formazioni neofasciste, così come la Lega, crescono ma rappresentano ancora una netta minoranza delle persone che vivono contesti di emarginazione e disagio sociale. A Roma, così come in tante altre parti di Italia, lavorano in silenzio centinaia di realtà associative e comitati di quartiere. Queste realtà vanno sostenute e non lasciate sole. Insieme a queste realtà la Cgil vuole rilanciare un’azione rivendicativa mirata sui principali problemi sociali dei quartieri romani. Fuor di retorica e propaganda: ci sono tanti problemi da risolvere e solo attraverso un’azione vertenziale specifica e credibile si può invertire la tendenza che ha portato in questi anni alla desertificazione sociale delle nostre periferie. Dal problema della casa, ai trasporti, dall’accesso all’istruzione alle politiche sociali. L’elenco sarebbe lungo e drammatico, ma in questo elenco non trova riscontro il pericolo di una sostituzione etnica così come denunciato da Casapound.

Che i fascisti se ne facciano una ragione. Serve dare risposta ai problemi sociali, alla mancanza di lavoro e alla presenza di lavoro sempre più povero e dequalificato, e in questo contesto la loro rischia di confermarsi un’intollerabile e vergognosa propaganda fatta sulla pelle di chi quella periferia (e i suoi problemi) li vive quotidianamente. Peccato che ancora una volta, dalla Questura che ha autorizzato l’ennesima manifestazione di Casapound, al Comune che si è piegata al ricatto dei neofascisti, alcuni non se ne siano accorti. Oggi scenderà in piazza quella Italia (e quel pezzo di cittadinanza romana) che ancora resiste e che non ha nessuna intenzione di piegarsi alla violenza fascista. Così come ci ha insegnato Tina Costa, a pochi giorni dal 25 Aprile, per liberare di nuovo le nostre città da chi le vuole seminare odio e intolleranza.

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