6 aprile 2009 – 6 aprile 2019

Tempo di bilanci a 10 anni dal terremoto che ha sconvolto il territorio aquilano. Un contributo di Elvira De Sanctis, Fiom Cgil L’Aquila

“Dobbiamo far sì che le aziende riprendano le produzioni il più presto possibile per scongiurare il rischio di un pericoloso meccanismo di dislocazioni che potrebbe innescarsi”. Questo il patto tra la FIOM e i lavoratori all’indomani del terremoto, nonostante la loro condizione di sfollati a decine e decine di chilometri di distanza da L’Aquila per mettere in sicurezza le famiglie. Ora, a dieci anni di distanza da quelle giornate, è tempo di bilanci. Cosa è accaduto all’industria del territorio aquilano in questo decennio?

Subito dopo il terremoto del 6 aprile 2009, all’interno della legge sulla ricostruzione del cratere aquilano, fu previsto un capitolo di finanziamenti per le attività produttive. Sul piano finanziario il programma fu articolato su due diverse misure: la prima, una tantum di 100 milioni di euro l’altra strutturale di 220 milioni di euro, pari al 4% delle risorse destinate alla ricostruzione 320 milioni di euro per le attività produttive ricadenti nell’area cratere! Le aspettative all’inizio erano molto alte; sembravano esserci buoni presupposti non solo per consolidare e ampliare l’occupazione nell’ambito delle grandi realtà già presenti sul territorio, ma anche per attrarre nuovi soggetti imprenditoriali.

Ecco, purtroppo, come è andata.

Per quanto riguarda i primi 100 milioni, nell’ambito dell’industria (e comunque anche per gli altri settori non è andata meglio!) è accaduto che: attraverso Contratti di Sviluppo (dotazione 40 milioni di euro) sono stati prodotti complessivamente meno di 100 posti di lavoro stabili, tra nuove assunzioni e stabilizzazioni di lavoratori precari già inseriti all’interno delle imprese finanziate nonostante la dotazione di 15 milioni di euro, il bando del Ministero dello Sviluppo Economico per R&D di fatto non ha prodotto sviluppi occupazionali, anzi la città di L’Aquila ha visto la chiusura del centro di ricerca Intecs nel settore delle telecomunicazioni (170 ricercatori) a suon di licenziamenti a più riprese. Per la parte di risorse proveniente dall’attuazione strutturale del 4% (220 milioni di euro), resta addirittura difficile tracciare delle scelte strategiche. Si è andati infatti al CIPE per ogni singolo progetto, in contrapposizione alla previsione normativa che prevedeva la valutazione da parte del CIPE dell’intero Programma.

Dei 320 milioni di euro ne sono stati finora assegnati circa 200, mentre 120 milioni sono ancora da programmare. Il quadro è davvero inquietante se consideriamo che delle 17 imprese metalmeccaniche che tra mille difficoltà ripresero le produzioni a ridosso del 6 aprile 2009, ben 7 hanno chiuso lasciando a casa un numero complessivo di lavoratori prossimo a 500; appena 200 di loro in questi anni si sono ricollocati. 300 posti di lavoro persi nel solo settore metalmeccanico. Da rilevare la lungimiranza dell’allora segreteria della FIOM provinciale che, costantemente presente sul territorio sin dai primi minuti del post-sisma nonostante i disagi personali, grazie al supporto della FIOM nazionale riuscì a attivare un tavolo istituzionale per convincere Finmeccanica (oggi Leonardo) e Thales Alenia Space a investire a L’Aquila per realizzare due nuovi stabilimenti in sostituzione di quelli gravemente danneggiati dal terremoto, scongiurando in questo modo il trasferimento dei lavoratori in altre sedi e contribuendo così a combattere lo spopolamento del territorio. Senza quella determinazione, oggi il numero di posti di lavoro persi nel settore metalmeccanico sarebbe di gran lunga più alto.

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