Mineo chiusa ci costa Cara

Il Cara di Mineo chiude, senza garanzie occupazionali per i lavoratori. Le imprese appaltatrici dei servizi preannunciano già l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo, mentre esponenti della maggioranza nazionale di governo formulano ipotesi di riconversione del sito che fanno a pugni con la realtà.
E per i migranti va anche peggio. Un piccolo resoconto della giornata

Mineo chiusa ci costa Cara. 900 le persone che perderanno il lavoro oltre alla questione dei migranti. Un problema, serio. Oggi il segretario generale della Cgil Landini insieme ai segretari generali delle categorie che rappresentano i lavoratori del Cara, Maria Grazia Gabrielli della Filcams Cgil e Serena Sorrentino della Funzione Pubblica Fp-Cgil Nazionale hanno prima visitato il centro e poi incontrato il personale. “Abbiamo intenzione di aprire una vertenza nazionale che indichi due obiettivi chiari: costruire un altro sistema di integrazione e di accoglienza nel nostro Paese, e nello stesso tempo essere capaci di utilizzare le competenze e le professionalità che si sono create in questi anni in luoghi come appunto il Cara di Mineo”, ha detto Landini che ha ricordato come “Chi ci racconta che tutto si risolve chiudendo i porti lo fa solo a fini personali”.

Le politiche del governo in tema di accoglienza stanno producendo due effetti disastrosi:
1) migliaia di migranti finiscono in mezzo ad una strada senza più nessuno che si occupi della loro condizione. Prime vittime della criminalità organizzata che li utilizzerà come manodopera a basso costo riducendoli in schiavitù o per delinquere o ancora sfruttati nel giro della prostituzione. Altro che sicurezza!
2) migliaia di lavoratori dei centri di prima e seconda accoglienza perdono il loro posto di lavoro, spesso senza la tutela degli ammortizzatori sociali e senza una prospettiva di rioccupazione. Altro che “prima gli italiani”!
In un colpo solo tutta la propaganda dell’esecutivo rivela una delle più grandi prese in giro del nostro tempo.

La CGIL continua a battersi per un modello di accoglienza diffusa, contro la scelta di istituire grandi centri di detenzione che alimentano il malaffare e ostacolano i necessari processi di integrazione.

La battaglia dei migranti e quella dei lavoratori sono due facce della stessa medaglia.

Il resoconto dettagliato della giornata su rassegna.it
👉 https://bit.ly/2uAk8OV
Il podcast da RadioArticolo1
👉 https://bit.ly/2FMxgH9
La gallery fotografica a cura di Simona Caleo
👉 https://bit.ly/2JP612C

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