Qualcosa di sinistra

di Rita Labruna, iscritta Flc Cgil Avellino

C’è Tsipras, ma anche Macron!
Se l’Italia non funziona è anche colpa del NO al referendum costituzionale, si chiede una svolta contro i cambiamenti climatici, per nuove politiche ambientali, ma il primo atto del nuovo segretario del Partito Democratico è quello di presiedere il cantiere della Tav. Quel cambiare rotta è un po’ come il cambiare verso, che non modifica e non delinea un nuovo indirizzo rispetto al passato remoto e recente del partito.

Un PD che cambia solo pelle, forma, retorica, ma che resta saldo in quella dimensione di veltroniana memoria e non solo, incentrata sull’auto sufficienza di un campo genericamente largo. Il neo segretario, Nicola Zingaretti, sceglie politicamente di riconciliarsi con la fase del SI al referendum costituzionale, di etichettare la vittoria del NO e di consegnarla ad un campo di forze, definite populiste. Ma ricordo che quella campagna elettorale fu contrassegnata dal protagonismo delle forze della sinistra, della Cgil e dell’Anpi.
Già allora fu paventato il rischio che la condivisione del combinato disposto dl Boschi più Italicum , avrebbe spianato la strada alla Lega. Ricollocarsi sulle ragioni del SI a quel referendum, ci restituisce il senso del cambiamento che il PD vuole intraprendere. Un campo genericamente largo che ingloba anche l’area liberista , quella che ha contribuito alla deriva dell’europeismo, senza mettere in discussione le politiche di austerità e dei vincoli di bilancio, perché sono queste politiche di rigore che rischiano di consegnare l’Europa alle destre.

Combattere la destra significa utilizzare le categorie della sinistra, non esserne speculari nella narrazione. Il Partito Democratico post primarie 2019 si conferma un partito non di sinistra, quindi sarebbe utile e necessario far vivere la logica di nessun nemico a Sinistra. Dalla relazione di Zingaretti non emergono segnali di discontinuità rispetto a riforme come il Jobs act, Buona scuola o ripristino dell’Articolo18, ma continuità sostanziale. Il motto è cambio tutto, lo statuto, l’indirizzo della sede, ma la linea politica guarda al governo Renzi e a quello Gentiloni, nella tradizione del “cambiare tutto per non cambiare nulla”.

Mentre nella nuova fase, la Cgil, ora guidata da Maurizio Landini, insiste molto – così come indicato all’ultimo congresso – sul contrasto alla precarietà, alle disuguaglianze, sul sindacato di strada, sulla vicinanza al mondo del lavoro “nel mondo del lavoro”, costruire un movimento internazionale dei lavoratori e quindi estensione delle tutele ad altre tipologie contrattuali, a tutte e tutti coloro che sono reddito da lavoro vincolati, transizione ambientale delle produzioni e del lavoro.

Potrebbe quindi essere il Pd (politicamente), questo Pd, a prendere in carico la Carta dei Diritti Universali del Lavoro e/o le proposte avanzate dalla Cgil?
Se dovessimo farlo dal discorso del neoeletto segretario Zingaretti sorgono seri e fondati dubbi. Le speranze determinatesi dalla partecipazione alle primarie “aperte”, a una ripresa della partecipazione, sembra svuotata dall’iperrealismo neocentrista del campo largo, indistinto, disegnato dal neo segretario.
Questo oggettivamente non aiuta in una fase drammatica e convulsa, in cui oltre all’esaltazione dei diritti individuali serve la ripresa, concreta, della tutela collettiva e dei beni comuni fondamentali.
Tutto questo comporta una nuova e reale presa di coscienza, autonoma, di tutto il gruppo dirigente della CGIL e per fare questo serve una seria politica dei quadri e delegati che devono essere formati ed informati per dare futuro anche ai ragazzi del FridayForFuture.
Questo FUTURO dobbiamo riprendercelo noi, perché per quanto detto non si avvertono veri segnali di comprensione, da parte del PD e dal mondo politico in generale, rispetto a quanto accaduto nella società e in un mondo del Lavoro frantumato e sminuito nella componente umana e collettiva.

il dibattito è aperto

Un pensiero riguardo “Qualcosa di sinistra

  1. Landini a capo della cgil puo’ addirittura spostare l’asse politico, indicendo manifestazioni sui diritti dei lavoratori, calpestati dagli ultimi governi.
    A tutt’oggi ,non esiste una sinistra, capace di mettere in piazza milioni di cittadini.
    Il sindacato ( cgil in testa )
    Ha questa possibilita’, se i temi sono di facile comprensione, tipo abolizione del job act. ,articolo 18, la buona scuola, piu’ welfare , meno tagli alla sanita’ pubblica e meno soldi a quella privata.
    L’elenco potrebbe allungarsi di molto, ma storicamente e’ provato, che indire manifestazioni con un miscuglio di troppe rivendicazioni, non porta a risultati eclatanti.
    Buon lavoro Landini , ultimo baluardo per una societa’ meno liberista e piu’ socialista.

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