Desertificazione e fenomeno mafioso

di Luca Cioffi, Cgil Avellino

In vista della XXIV Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti di mafia del 21 marzo prossimo, ad Avellino si è svolto un momento di approfondimento dal titolo Desertificazione e fenomeno mafioso. L’iniziativa vedeva come ospiti Fabio Giuliani, referente di Libera Campania, Rosario Cantelmo, procuratore, Giulia D’Argenio, giornalista, e Giuseppe Massafra, della segreteria nazionale della Cgil.

La prossima settimana, il capoluogo irpino ospiterà la manifestazione regionale di Libera ed è necessario che per la città l’appuntamento rappresenti l’inizio di un nuovo percorso di legalità.
Nella provincia di Avellino, infatti, la camorra continua a essere un tabù. Si è ancora convinti di vivere in una sorta di isola felice, perché dal terremoto del 1980 la criminalità è stata in grado di agire nella cosiddetta “zona grigia”, con infiltrazioni nell’imprenditoria legale, nel commercio, negli appalti. Una realtà che pone una questione democratica e di opportunità, in un territorio dove l’emigrazione è da sempre una costante e molti comuni rischiano di sparire.

Durante l’incontro, Fabio Giuliani, di Libera Campania, ha condiviso le difficoltà nel dare vita a questa iniziativa su un territorio dove vanno costruiti anticorpi e infrastrutture sociali per diffondere il verbo della legalità. Giuliani ha sottolineato il ruolo fondamentale del sindacato ed ha auspicato la costituzione di un osservatorio permanente che ne approfondisca i temi.
Il procuratore Rosario Cantelmo ha ribadito l’importanza della memoria. Secondo il magistrato, raccontare le storie delle vittime equivale a sovvertire la prospettiva della violenza e del potere della camorra: significa, infatti, raccontare le storie dei vinti e non dei vincitori. Da questo punto di vista, ha elogiato il lavoro svolto da Libera nel coniugare memoria e impegno, opera necessaria soprattutto in territori con poca coscienza di quanto il fenomeno camorristico sia pervasivo. Oltre a raccontare le storie di molte vittime, il procuratore ha sottolineato due temi molto importanti: il primo è che il lavoro c’è ma è illegale, il secondo è l’aumento del consumo di droghe che deve mettere in allarme tutto il territorio, dato che l’aumento di domanda potrebbe portare all’interesse di clan più importanti.
La cronista di Orticalab, Giulia D’Argenio, ha evidenziato la stretta relazione tra corrotti e corruttori e come sul nostro territorio il fenomeno camorristico abbia subìto un processo di “normalizzazione”. Tra le questioni approfondite dalla giornalista: gli alloggi popolari, la compravendita di voti, le false cooperative, l’utilizzo dei fondi pubblici, le necessarie bonifiche all’Isochimica, il dissesto idrogeologico. D’Argenio ha concluso auspicando un maggiore impegno nelle scuole, sottolineando come non sia sufficiente scaricare la responsabilità di un cambiamento solo sui più giovani. Il vero lavoro va fatto sugli adulti capaci di individuare i rapporti tra causa ed effetto, connessioni e responsabilità sui fenomeni criminali.
Nel concludere i lavori, il segretario nazionale della Cgil, Giuseppe Massafra, ha parlato di legalità non solo come valore etico, ma come pratica quotidiana di controllo sociale del territorio. Massafra ha spiegato come nel corso di questa lunga crisi le diseguaglianze siano straordinariamente aumentate trasformando le organizzazioni mafiose da fenomeno sociale a economico. Per il dirigente della Cgil, diseguaglianze e povertà sono terreno fertile per gli insediamenti criminali. La politica del governo, inoltre, ha inquadrato il tema della sicurezza come criminalizzazione della povertà: un approccio che favorisce chi sfrutta le condizioni di marginalità per arricchirsi.
Anche le nuove norme annunciate per il decreto sblocca-cantieri proposto dall’esecutivo rappresenta un’agevolazione all’esternalizzazione selvaggia e alla catena di sub-appalti.
La Cgil – ha concluso il segretario di Corso d’Italia – è da sempre in prima linea su questi temi ed è convinta sia necessario costruire sui territori gli anticorpi necessari per contrastare i fenomeni sociali ed economici proprio dove la mafia si insedia e cresce.

Davvero preoccupante il rapporto tra crescita dei fenomeni criminali e desertificazione. L’abbandono del territorio non è un dato solo demografico, ma riguarda i tagli ai servizi e alle infrastrutture, la deindustrializzazione, la disoccupazione, ma soprattutto rappresenta una prateria per chi vuole sfruttarne le risorse. Come confermato dall’ultimo Rapporto ecomafie che colloca l’Irpinia come ottava provincia in Italia per reati nel ciclo dei rifiuti, come terza per infrazioni negli incendi boschivi, al primo posto nei reati nel ciclo del cemento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...