Lavori usuranti: cotte di lavoro

Lavori usuranti. Un argomentone.
Dopo la grande e partecipata manifestazione del 9 febbraio si stanno aprendo delle porte di dialogo con il governo, tra cui quella sulle pensioni, e allora approfitto di questo spazio perché spesso si parla e si parla, anche e soprattutto nelle sedi opportune, ma sembra, a volte, che i messaggi restino intrappolati nelle quattro mura dei nostri appassionati attivi, direttivi o congressi con la sensazione di non riuscire a incidere abbastanza, di non lasciare traccia se non in quel preciso momento, in quei sette/otto minuti di intervento, come se la visione sensata e condivisibile che hai, insieme ad altri compagni e compagne, non riuscisse a procedere concretamente su una strada che preveda il punto di arrivo. Sembra di prendere la rincorsa per poi ritrovarsi sempre allo stesso semaforo. Che non scatta mai. E allora, come spesso faccio, mi affido alla scrittura. Sa incidere e durare più del verbo.

Se entriamo nel merito di ogni contesto lavorativo, soprattutto considerando le attuali condizioni disagiate in cui si opera, ogni lavoro può essere considerato usurante per la mente e/o il corpo con l’andare degli anni, anche considerando la mole di contributi e i limiti di età a cui ormai siamo assoggettati per immaginare una pensione quantomeno dignitosa. Soprattutto per i giovani.

Ma ci sono lavori più usuranti di altri, e questo è indubbio. Parliamo dell’oggi allora; non voglio spingermi troppo in là perché sarebbe pretenzioso viste le politiche miopi in materia, costruite sull’immediato e non sul futuro, che vediamo sfoggiare più per acquisire consenso social che per dare risposte concrete e lungimiranti ai lavoratori di ogni età.
Che i lavori usuranti non siano contemplati nella nuova era della “quota 100” è chiaro a tutti (forse). Lascio quindi questo dato di fatto a quanti idolatrano una misura che, appunto, sa guardare solo all’immediato come vuole il nostro tempo. Diciamo anche che, va bene, per carità! Sto vedendo miei iscritti che lavorano nella Ristorazione (un paio a dire il vero) apprendere con liberazione di poter andare in pensione dal primo aprile 2019 (la data è emblematica) e sono davvero contenta per loro.

Ma per quanto riguarda i lavori usuranti nessun progresso. La quota 100 non prevede distinzioni e allora resta sempre lei. La legge Fornero per tutti. Che non è stata affatto cambiata e resta lì. Se quindi è ancora su quella che dobbiamo misurarci e fare proposte di superamento/miglioramento, sui lavori usuranti sono qui a dire che le lavoratrici e i lavoratori della Ristorazione Collettiva dovrebbero comparire insieme ai tanti lavoratori che usufruiscono di questo giusto riconoscimento. Lo dico, con cognizione di causa, perché ogni giorno mi ritrovo a osservare e a cercare di tutelare, lavoratori e soprattutto lavoratrici della Ristorazione, queste ultime estremamente penalizzate anche all’interno della nuova quota 100.

Lavoratori e lavoratrici che ai 50/60 anni ci arrivano con il fisico devastato.
Sempre più frequentemente mi capitano casi di inidoneità all’attività lavorativa, dichiarate a seguito di visite aziendali, che lasciano anche noi nell’amarezza di non sapere come poter aiutare queste persone. Troppo malate per lavorare e troppo poco invalide per l’Inps, che rigetta loro le domande per la pensione anticipata. Un limbo che sfocia nel drammatico e oggettivo epilogo della quasi totale assenza di reddito. Spesso quell’unico reddito che molte delle nostre addette mensa o cuoche/i hanno. Così, troppo spesso, queste lavoratrici e questi lavoratori non dichiarano le loro patologie per paura di essere licenziati. E peggiorano. Lombo sciatalgia, artrite reumatoide, periartrite, ernie, patologie ossee, schiene a pezzi. Le donne soprattutto. Lavare pentoloni e teglie per 6/8 ore in un centro cottura o preparare migliaia di pasti dalle 2 del mattino per farli arrivare nelle scuole nei tempi giusti non vi sembra un lavoro usurante?

Ecco. Per me e la mia collega (compagna), che ci occupiamo di queste persone, che vediamo ogni giorno le loro mani deformate e ci ritroviamo inermi davanti a situazioni disperate di inidoneità, lanciare una denuncia e una battaglia per ottenere l’inserimento di questo settore tra i lavori gravosi sarebbe davvero importante poter dimostrare loro quanto ce la stiamo mettendo tutta, come Cgil, per tutelarle. E per rendere loro un po’ di giustizia.

Viviana Correddu, Filcams Genova

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