La pensione è un diritto. E se fosse anche un dovere?

Il mercato del lavoro italiano è viziato, tra le altre cose, dal cosiddetto blocco del turn over. Uno dei capisaldi dell’austerità nel settore pubblico è stato innalzare l’età pensionabile e, allo stesso tempo, impedire il ricambio generazionale. Una sorta di tappo che ha impedito a chi voleva andarsene di farlo e a chi voleva entrare di avere accesso a posti di lavoro di qualità. Disponibili sul campo restavano solo le briciole: lavori e lavoretti, precari e discontinui, pur se assolutamente necessari per la tenuta dei nostri servizi.
Quelli che abbiamo attraversato sono stati anche gli anni degli esodati: espulsi dal mercato del lavoro nella loro maturità professionale, avrebbero dovuto “scivolare” verso una pensione apparentemente vicina, la legge Monti-Fornero, invece, li ha travolti e lo scivolo è divenuto una caduta, il tempo che li separava dalla pensione un limbo e solo una serie di salvaguardie, messe a punto grazie al costante impegno dei sindacati, ha scongiurato il peggio.
I nostri sono pure gli anni dei pensionati poveri, a volte così drammaticamente in difficoltà da finire nelle spire del lavoro nero per poter arrotondare assegni magrissimi. Secondo l’INPS almeno 5 milioni e mezzo si attesterebbero al limite o sotto la soglia di povertà che nel 2018 era di 800 euro al mese.
È attraverso questa lente che possiamo leggere storie di cronaca che riferiscono di anziani che sacrificano la vita nell’oscurità di cantieri insicuri, magari precipitando da impalcature sulle quali una maggiore equità sociale non li avrebbe costretti.

E il futuro come sarà?
Certo non sarà Quota 100 a risolvere i problemi di generazioni che faticano a entrare in un mercato del lavoro sempre più precario e frammentato. Le previsioni dello scorso anno della Ragioneria dello Stato restano disarmanti: nel 2040 con 40 anni di contributi l’assegno previdenziale sfiorerà il 65% dell’ultima retribuzione; con 30 anni di contributi il 48%.
È per questo che quando Cgil, Cisl e Uil chiedono il superamento della legge Fornero parlano a noi.
È per questo che nella loro piattaforma rivendicano una pensione di garanzia per i giovani.
Ma c’è anche altro perché noi giovani vogliamo affermare il nostro ruolo costruttivo, creativo e progettuale. Chiediamo di contare e non solo di essere contati.
Chiediamo che chi ha il diritto, la possibilità e i mezzi di andare in pensione ne senta anche il dovere in nome di quei tanti che vorrebbero ma non possono e in nostro nome perché siamo pronti a raccogliere il loro testimone per dare #futuroallavoro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...