Insieme, di più

Sono una ragazza di 27 anni, vivo a Bergamo e come molti giovani laureati sono disoccupata. Non scrivo questa email per raccontarvi la mia storia, bensì per dare voce a tutti i ragazzi che come me sono costretti a compiere una scelta: lavorare da stagista in condizioni di vero e proprio sfruttamento, oppure svolgere lavori per i quali non hanno studiato ma che permettono loro di vivere indipendentemente e non sulle spalle dei genitori fino ai 35 anni.
Sono davvero stanca di vedere amici e familiari giovani, intraprendenti e intelligenti partire per altri Paesi dove sanno che verranno valorizzati e dove i datori di lavoro investono su di loro, poiché freschi di studi e pieni di energie. Certo, una laurea non basta per imparare un mestiere, ma questo non vuol dire che per farlo dobbiamo perdere la dignità.
Mi appello quindi a voi per reclutare persone e organizzare uno sciopero o, se troppo complesso, una manifestazione, non essendo io membro di alcuna organizzazione o movimento. Ciò che bisognerebbe chiedere è un aggiornamento della legge sui tirocini, i quali dovrebbero essere limitati a certe fasce di età o ai soli studenti, oppure dovrebbe essere fisso il numero di tirocinanti assumibili in un anno da un’azienda. Senza queste regole i proprietari delle aziende utilizzano i tirocinanti come veri e propri schiavi, da cambiare ogni tre o sei mesi pagandoli meno della metà (quando è prevista la retribuzione) dei loro normali dipendenti. Avrei moltissime storie ed esempi da esporre in merito, ma non credo sia questa la sede in quanto penso di rivolgermi a persone che sono in grado di capirmi e che sono a conoscenza della situazione. Desidero fortemente cambiare le cose e per farlo serviamo noi che siamo rimasti. Senza un cambiamento, però, resteremo ancora per poco, lasciando il nostro posto ad altri schiavi.
Spero che le mie parole e di conseguenza quelle di tutti i giovani italiani vengano ascoltate.
Iris

Salve Iris,
la CGIL è fermamente convinta che i governi che si sono avvicendati negli ultimi anni non hanno realmente investito in politiche a favore dei giovani. Altrimenti non saremmo al paradosso, come dice il nostro segretario Maurizio Landini, che i giovani che hanno dovuto lasciare l’Italia sono molti di più dei migranti che entrano nel nostro Paese; ma il nostro governo presta più attenzione alla finta questione di chi cerca di arrivare da noi per sfuggire a condizioni disperate di guerra e povertà, piuttosto che al vero dramma dei nostri giovani che devono investire il loro futuro altrove. E sottolineo ‘devono’, perché ormai i giovani non sono più nelle condizioni di scegliere se rimanere o fare un’esperienza all’estero: se vogliono conquistare una loro autonomia, se vogliono trovare un lavoro dignitoso e di qualità sono costretti a emigrare. Sì, emigrare, perché di questo si tratta, di una nuova questione migratoria degli italiani che fuggono dal loro Paese. E della tua storia, come di quella di molti altri ragazzi con cui la CGIL entra in contatto, colpisce che sono spesso costretti a andarsene coloro che hanno studiato di più, chi ha tante competenze e esperienze: l’Italia ormai espelle le sue intelligenze migliori dopo aver investito su di loro tante risorse pubbliche.
Anche la CGIL deve fare di più: la nostra organizzazione sindacale deve riuscire a dare maggiore voce e rappresentanza a voi giovani, ai vostri bisogni, ai vostri sogni. Su questo ci stiamo impegnando e continueremo a farlo, per contrastare l’abuso dei tirocini e del lavoro precario, per aumentare il lavoro di qualità e coerente con i percorsi di studio, per dare maggiori opportunità di crescita, formazione e inclusione a tutti i giovani. Come dici, occorre un cambiamento radicale e la partecipazione di giovani come te alle attività del nostro sindacato è una ricchezza a cui non possiamo rinunciare, che dobbiamo coltivare. Per questo ti invito a mantenere i contatti con la CGIL, ti invito ad andare nella Camera del lavoro del tuo territorio o presso Nidil, la nostra categoria che si occupa dei giovani lavoratori precari, è costruire con loro un percorso di proposta e di lotta per dare voce alla vostra realtà giovanile.
Un caro saluto, Giuseppe Massafra

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